10 motivi per cui amo il SUP

Dallo scorso anno ho iniziato ad uscire in mare con il SUP, che per capirci è una enorme tavola da surf (circa 3 metri e mezzo di lunghezza) da spingere con una pagaia.
Lo Stand Up Paddle Boarding è uno sport già conosciuto e affermato da tempo all’estero, qui (che siamo sempre indietro “come le balle del can” utilizzando citazioni colte) sta esplodendo negli ultimi anni, con focus negli ultimi mesi (anche se bisogna dare onore e gloria agli eroici precursori). E sta esplodendo a bomba proprio.
Visto che l’altra sera a tavola, uno sconosciuto mi ha detto che “il sup è una stronzata nonché una inutile moda che non serve a niente“, vi spiego perché a me questa stronzata piaccia molto tanto da modificare i programmi delle mie giornate.

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sup_trieste

Perchécome nel ciclismo che da sempre io amopuoi darti delle mete da raggiungere e superare.
Mete di distanza, mete di velocità, o semplicemente dei puntini all’orizzonte da raggiungere. Ci vorrà fatica per portarle a compimento, ma la soddisfazione poi sarà, anche per questo, ancora più grande.

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Perché in mezzo al mare sei da solo, lontano dai rumori, lontano dai fastidi, lontano dall’umanità fastidiosa e caotica.
E io amo stare da solo.

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Perché, anche se in queste zone il mare propone o acqua piatta o onde piccolissime, essere trasportati in piedi su una tavola dalla forza del mare è qualcosa di indescrivibile.
Sentire sotto di voi una forza enorme, vedere la punta della tavola alzarsi, e partire verso la riva come se si andasse sull’olio, è qualcosa che tutti dovreste prima o poi provare.

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Perché mentre in bicicletta o pedali o non vai avanti, qui se sei stanco puoi anche decidere di farti cullare dalla corrente. Tenendo sempre presente che vada dalla parte giusta.

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Perché così ho riaperto un rapporto con il mare che era oramai quasi defunto per colpa della noia dallo stare in spiaggia a non fare niente e dalla mia poca sopportazione del caldo. Ora mi diverto, mi rilasso e – perché no – mi abbronzo pure. Che per uno che lavora sempre davanti al computer non è cosa trascurabile.

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Perché le uscite assieme agli amici sono divertenti e rilassanti, assomigliano ai giri in bici che facevo da piccolo, prima di intraprendere il ciclismo agonistico e diventare fatica pura.
Per non parlare dei molti nuovi amici che sto incontrando pagaiata dopo pagaiata.
E non ci sono attorno a te le macchine pronte a stirarti.

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Perché quando in molti credono sia una stronzata, è il segnale che probabilmente tu stia facendo la cosa giusta.

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Perché le foto e i filmati fatti con la go-pro e pubblicati su youtube e instagram hanno un engagement della madonna.

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Perché in mare sei da solo, senza nessuno che ti rompa le balle.
Ah l’ho già detto? Si, lo so, ma ci tenevo a ribadirlo.

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Perché anche io credevo fosse una cretinata la prima volta che me ne hanno parlato ma – come spesso usiamo fare – ragionavo con ignoranza e preconcetti. E ora mi trovo qui a farvi da evangelizzatore di una tavola e una pagaia.

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Andrea "Style1" Antoni è un grafico freelance ed un graffiti writer, ambassador di GoPro e Roberto Ricci Designs. Scrive post a tempo perso e perde tempo scrivendo post, ma vive di grafica. Nel febbraio del 2015 è uscito il suo primo libro "Trova la tua identità su Instagram e condividi foto uniche", pubblicato da Dario Flaccovio Editore. Nel 2017 è diventato per tutti "il grafico che gira il mondo fotografando le mazzette pantone" grazie all'improvvisa viralizzazione del suo progetto Instagram #STAILtone. More info

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Commenti dal faccialibro


3 Responses

  1. 19 Gennaio 2015

    […] che raccoglie gli album dedicati ai graffiti e uno che contiene quello dedicato alla mia vita sul sup, ad esempio. È una funzionalità molto semplice, ma che ritengo utile per avere un certo […]

  2. 9 Giugno 2015

    […] sapevano e avevo anche dichiarato, il fine personale era quello di andare a fare un giro con il sup nel lago di Barcis, noto per il colore incredibile delle sue acque. Nonostante la mia veneranda […]

  3. 12 Febbraio 2016

    […] Uscire in mare con il sup è una splendida esperienza: immergersi nel silenzio assordante dell’essere da soli in messo al golfo, o essere accompagnati dal rumore delle onde, il suono del vento, i versi degli uccelli. Tutto molto bello e molto poetico, alla ventesima uscita che però ti sei fatto da solo nello stesso fazzoletto di mare inizi ad essere anche un filino stufo, meno introspettivo e inizi a pensare di portare con te della musica, che se ti da anche un poco di ritmo non fa schifo. La mia scelta è caduta sull’utilizzo di un lettore mp3, possibilmente uno di quelli in cui cuffie e dispositivo sono un tutt’uno per evitare cavetti che rompano le balle durante la pagaiata. Chesia subacqueo per ovvi motivi, e senza dare importanza alla capacità in quanto alla fin fine più di due o tre ore di fila non deve funzionare e quindi non serve che mi porti appresso mezza discografia del globo. Ecco che quindi, un paio di anni fa, ho aperto quella che si è rivelata essere la porta dell’inferno, che in questo caso conduce ad Amazzone, noto anche come Amazon. […]

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