30 anni di Internet (in Italia)

Il 30 aprile 2016 Internet compie 30 anni in Italia: il mio internet, invece, inizia attorno al 1997-98. Prima di questa data io e i miei amici praticamente ne ignoravamo l’esistenza.

Il primo approccio

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Le prime volte che navigai su internet lo feci inconsapevolmente, assieme al mio amico Luca. Andammo infatti un paio di volte in una mega sala computer che era stata ricavata sotto l’oramai defunta Discoteca Hippodrome di Monfalcone e ci connettemmo. Ma tipo senza sapere che eravamo su internet. Non è facile da spiegarlo, eravamo semplicemente ignoranti.
Di base giocavamo a DOOM in rete locale massacrandoci con gli altri utenti della sala e ogni tanto finivamo in m-IRC a fingerci donne e dicendo minchiate pornissime a (veri) nerd psicopatici.
Un approccio olistico quindi.

Primi Passi

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Il primo ad avere internet in casa fu il mio amico Pier.
Ci trovavamo tutti in gruppo da lui il sabato sera (e poi mi domando come mai non avessimo la morosa) e navigavamo in questo incredibile nuovo mondo. Erano i tempi dei siti realizzati in Front Page (quelli con i frame), dei cursori del mouse seguiti da caterve di inutili e pirotecnici cazzilli e dei bottoni da cliccare che si illuminavano e facevano animazioni astruse.

Si navigava a 56K, più spesso a 33K, e le foto comparivano pezzetto per pezzetto.
L’attesa era fastidiosa, ma non era percepita come l’attuale rottura di maroni, bensì un tempo dedicato alla curiosità della scoperta.

Le foto non pesavano una fava, avevano una quantità orribile (o venivano scattate con fotocamere dalla risoluzione risibile oppure scannerizzate con mezzi tutt’altro che professionali) ma per caricarsi ci voleva un sacco di tempo.
I video praticamente non esistevano.
Youtube non era ancora stata fondata.

Gli MP3 arrivarono in un secondo momento, pesavano 3 mega e mezzo l’uno, ci volevano 30 minuti per scaricare un brano, e furono una rivoluzione della madonna. Chi aveva una connessione più veloce fece una barca di soldi vendendoli agli altri.

Inizialmente si ascoltavano i MIDI, delle musichette della minchia che riproducevano (spesso anche bene) qualsiasi tipo di brano.

Si andava a cercare le cose non facilmente reperibili e quindi principalmente due: i porno, ma soprattutto ROTTEN. Si passavano le serate a vedere foto di gente maciullata in questo sito che, all’epoca, fece un successo clamoroso. Dei porno invece ricordo una presunta (falsissima) fellatio di Gillian Anderson (ai secoli Dana Scully di X-Files).

Il mio primo internet

Il mio primo internet andava a 36K e pagavo l’abbonamento per connettermi, più la incredibile bolletta successiva. Si, esattamente, erano due prezzi scorporati: si pagava un tot per potersi connettere più gli scatti del telefono. Le bollette finali erano dei devasti assurdi.

Il primo abbonamento faceva in modo che potessi connettermi dalle 18:00 alle 6 di mattina. Prima e dopo era semplicemente era impossibile farlo. Il mio secondo abbonamento permetteva la connessione tutto il giorno, costava molto meno del primo, ma mi vincolava per 3 o 4 anni. Dopo un anno iniziarono a comparire gli abbonamenti gratuiti e io, senza disdirlo, non lo feci più. Ricevetti per anni buste sempre più rosse che mi intimavano a pagare e mi minacciavano di morte.
Poi un giorno smisero di essermi recapitate.

Chat

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Si chattava su siti in cui per vedere le risposte degli altri utenti dovevi fare refresh alla pagina (la mia preferita era quella sul sito degli Articolo 31) o su mIRC, un luogo bellissimo dove si poteva dialogare o nello stream della stanza, o in privato con le persone. Tra le cose che si potevano fare, inoltre, c’era la possibilità di abbattere la connessione delle altre persone se si era provvisti di alcuni programmi realizzati ad hoc. Esistevano anche le difese per questi attacchi. Insomma era già disagio.

Siti Internet

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Da subito realizzai il mio sito-portfolio (con estensione .TK) allocato su geocities. Prima lo realizzai in Front Page, poi in DreamWeaver. Attualmente è fatto in WordPress (“buuuuuh, non si usa wordpress!” Non rompete le balle su, lasciate la libertà di espressione alle persone).

Social Network

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Inizialmente non si sapeva nemmeno si chiamassero così.
Superfighetto è una cosa talmente trash che mi servirebbe un post ad hoc per parlarne, ma poi anche il (da poco) defunto Fotolog, il da anni in coma MySpace, la community locale Bisiacaria.com (una sorta di FaceBook di zona) e cose del genere iniziarono ad essere sempre più presenti nelle nostre vite e a farci perdere tempo e contatti fisici con gli amici.
C6 e ICQ erano i predecessori di Skype, il secondo era provvisto di una RANDOM CHAT utile a parlare con persone a caso. A volte stava li a raggrannellare per minuti senza trovare nessuno, tanto per capire la quantità di persone connesse. Conobbi una (allora) ragazzina russa, che tutt’ora continuo a portare tra gli amici da social a social, che intanto è diventata elicotterista dell’esercito della sua nazione. O qualcosa del genere.
Respect.

E poi venne Twitter

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Venne il momento in cui mi iscrissi (per caso) a Twitter, e me ne innamorai.
Lì conobbi quelli che poi divennero amici di lunghissima data quali Rudy, Skande, Insopportabile, Jovanz, Davidelico e un sacco di altri che ora non si offenderanno a non leggersi: ma non è che vi ho scordati, sono stufo di digitare sulla tastiera.

Si esponevano idee, si condividevano materiali e si realizzavano progetti per il piacere di farlo, non al fine di diventare Tweet Star, cazzo di Influencer, o ricevere minchiate gratis dai brand. Quelle furono parte dei risultati delle nostre azioni, ma il fine non era la fama fine a se stessa, il fine era la condivisione. Non che ora sia tutto una merda, però abbastanza dai.

FaceBook

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Quando la mia-non-ancora-morosa mi chiese di iscrivermi a FaceBook le risposi che non ero interessato perché tanto usavo già MySpace e quindi sticazzi.

Dato che lei era già all’epoca molto più intelligente di me (non che siano richieste particolari abilità), mi chiese di poter comunque aprire la pagina per Be Happy Project. Insomma per assurdo il mio progetto dei fiorellini sorridenti è presente da prima di me su questa piattaforma. E in un paio di anni arrivò a 28mila followers senza fare praticamente nulla, ora si è stabilizzata attorno ai 25mila con un engagement trascurabile perché non pago gli ADV a FaceBook.

Facebook era un luogo magnifico dove la gente scriveva in inglese e in terza persona, c’erano pochissimi iscritti, ancora meno italiani, e gli utenti utilizzavano ancora nickname del cazzo per celare le proprie identità. Ci si scambiavano “uova” virtuali che dopo alcuni giorni si schiudevano e facevano nascere dei regali improbabili. Ci si scambiavano a nastro i POKE, cosa che tutt’ora continuo a fare, ma con i soli Rudy e Marco.

Instagram

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Di Instagram me ne parlò @zagher, e inizialmente non me ne fregò una fava, anche perché non avevo uno smartphone. Poi comprai l’iPad ma la situazione non migliorò molto in quanto dovevo fare le foto con la digitale, scaricarle nel computer e poi riversarle nel tablet prima di poterle pubblicare. Oppure dovevo scattarle con una qualità terribile.

Nell’aprile del 2013 andai al mio primo Instameet, si teneva a Udine in occasione di Far East Film Festival e conobbi dal vivo @Giariv che mi tirò un pippone di ore su quanto fosse bella questa piattaforma social. Erano presenti anche Orazio Spoto e Morena Menegatti provenienti da Milano, ma di loro non ho ricordo perché Giariv mi parlò tutto il giorno, loro invece si ricordano benissimo di me come “quello cui Giariv parlò tutto il giorno”.
Spettacolo.

Ad ogni modo il pippone di Gianpiero funzionò perché mesi dopo entrai in Instagramers Friuli Venezia Giulia. Ah, al primo Instameet partecipai senza smartphone perché non ne avevo ancora uno. Tempi eroici e impensabili al giorno d’oggi, ma non si parla di molti anni addietro ormai.

Il resto è storia nota: pochi mesi dopo finii nei suggeriti di Instagram, poi divenni Regional Manager di Instagramers FVG, quindi scrissi un libro su Instagram, finii per la seconda volta nei suggeriti e infine – a dicembre 2015- diedi le dimissioni da Instagramers Italia per un sacco di motivi che non starò qui ad elencare.
Che spettacolare parabola la mia.

Lo stato attuale

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A me piace buttare tutto in cazzate, la verità è che se ho potuto diventare quello che sono, e non intendo una celebrità ma un freelance che sopravvive in Friuli Venezia Giulia lavorando come grafico e graffiti-writer è solamente grazie a Internet.

Certo, grazie alle mie capacità come professionista e a un eventuale talento, ma questi non sarebbero stati sufficienti e sarei dovuto sicuramente emigrare. La mia presenza su tutte le piattaforme social per presentare i miei lavori, esporre le mie idee, scrivere una marea di minchiate, ha fatto si che negli anni (nel bene e nel male) venissi conosciuto in tutta Italia e non solo.

È uno sbattimento assurdo eh, non sto a dirvi che è un attimo, però grazie a internet ho conosciuto una marea di amici (e di persone schifosamente orribili, certo) mi sono fatto conoscere e ho dipinto graffiti in tutta Italia ed Europa, sono finito a fare graffiti in America firmando autografi ai writer locali, ho potuto scrivere un libro e -non ultima cosa- da 6 anni sopravvivo con una partita iva.

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Non è in realtà molto ma, per una persona con evidenti limiti e che vive ai confini dell’impero, non è neanche poco. Secondo me tutti voi quindi potete fare meglio: basta crederci, fare, non piangersi troppo addosso, e perdere un poco di meno tempo a guardare i porno.
Il resto vien da se.

Buon compleanno internet!

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Andrea "Style1" Antoni è un grafico freelance ed un graffiti writer, ambassador di GoPro e Roberto Ricci Designs. Scrive post a tempo perso e perde tempo scrivendo post, ma vive di grafica. Nel febbraio del 2015 è uscito il suo primo libro "Trova la tua identità su Instagram e condividi foto uniche", pubblicato da Dario Flaccovio Editore. Nel 2017 è diventato per tutti "il grafico che gira il mondo fotografando le mazzette pantone" grazie all'improvvisa viralizzazione del suo progetto Instagram #STAILtone. More info

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Commenti dal faccialibro


1 Response

  1. 29 Aprile 2016

    […] scia dell’articolo dell’ottimo Andrea Antoni sui 30 anni di Internet anche io voglio un po’ divertirmi con una serie di tuffi nel passato, ripercorrendo i miei […]

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