Vita da Freelance

5 anni

Oggi, 31 gennaio 2013, è una giornata simbolicamente importante per me: sono passati 5 anni dal mio ultimo giorno di lavoro presso l’ufficio grafica e marketing della Calligaris. Nel mio piccolo, dal punto di vista concettuale, è stato un evento paragonabile alla caduta del Muro di Berlino, vedendolo come la fine di un periodo buio, l’inizio di nuove opportunità.

Per chi non sa nulla di questa vicenda, un breve riassunto è doveroso.
Nel giugno del 2006 mi laureai in Scienze e Tecnologie Multimediali all’Università di Udine, presso la sede distaccata di Pordenone. Persi l’intera estate dietro le false promesse di una piccola azienda locale che prima mi aveva prospettato una collaborazione, poi uno stage non retribuito (comunque molto ben accetta essendo la mia prima occupazione post laurea), dandomi infine il benservito.
Nonostante i mesi persi non mi diedi per vinto: vidi un annuncio di questa grande azienda del mobile che cercava uno stagista per l’ufficio grafica e marketing e inviai la mia candidatura con un pensiero unico “se non mi prendono le piccole aziende, figuriamoci una realtà grande e internazionale come questa“.
E infatti nel mese di ottobre iniziai la mia collaborazione proprio con loro.
A seguito di uno stage non retribuito di 6 mesi venni assunto con contratto a progetto per 6 mesi, rinnovato poi di ulteriori 6.
All’epoca di grafica non ne sapevo praticamente nulla (non che ora sia un genio, ma nascondo meglio le carenze) e quindi consideravo oro colato l’opportunità di poter lavorare li: ciononostante iniziavo ad intuire che quell’azienda non avrebbe rappresentato il mio futuro. La mia aspirazione era dichiarata: fare grafica (non pubblicità, attenzione), entrare in un’agenzia dalla porta di servizio, fare pian piano carriera e diventare art director. Consolidata la mia posizione ed acquisiti skillz e knowledge un giorno sarei diventato un freelance.

Assolutamente consapevole delle mie carenze, iniziai a frequentare un corso di grafica serale.
Per un anno la mia giornata tipo fu: sveglia alle 6:30, colazione e partenza per l’ufficio (25 km), dalle 08:00 alle 17:30 ero al lavoro. Quindi uscivo e mi recavo al corso di grafica che si teneva a Udine (altri 25 km) dalle 18:30 alle 21:30. Alle 22:00 facevo 50 km e tornavo a casa, andavo a dormire e il giorno dopo ripartiva in loop.
Le motivazioni per diventare un grafico erano quindi piuttosto enormi, ciononostante il Direttore Marketing decise che io ero la persona più adatta per realizzare i LISTINI.
I listini?
I listini.
Nell’ottica aziendale e aziendalista del “tutti devono saper fare tutto” non faceva una piega.
Nell’ottica stailuanista de “non me ne frega un cazzo di voi e dei vostri listini” e del “voglio fare il grafico” la cosa invece non funzionava e così, dopo un rapido e memorabile colloquio si decise per la separazione più o meno consensuale delle nostre strade.

Due mesi dopo ero a Los Angeles a dipingere in quel di Venice Beach che, vorrei dire, non è proprio la stessa cosa che essere chiusi in un ufficio privo di finestre.

Nonostante le soddisfazioni portate dai graffiti e le decine di cv inviati, di lavoro neanche l’ombra.
A ottobre entrai in un’Agenzia di Comunicazione in work experience come sostituzione maternità.
Sapevo usare bene i programmi di grafica ma avevo poca formazione reale e pratica: in questi mesi un Art Director che io considero uno dei miei maestri assoluti e a cui devo tantissimo, volente e/o nolente, mi formò in modo deciso.
Finito il periodo di work experience l’agenzia nonostante mi definì il “miglior stagista mai avuto” non mi trattenne, anche perchè la madre che sostituivo era intanto rientrata ed effettivamente non c’era lavoro per entrambi. Che io sia stato il miglior stagista o meno ha poca importanza: ero nuovamente a pcasaedi. Oltretutto non dimenticherò mai che qualcuno mi disse “non ho capito se tu voglia fare questo lavoro o meno“.

Dopo alcuni brevissimi periodi di prova in alcuni studi locali dovetti passare anche a fare lavori che con la grafica non avevano nulla a che vedere per riuscire ad avere un minimo di entrate.

Mi resi conto che essere assunti era praticamente impossibile e entrai nell’ottica che forse avrei dovuto accelerare il discorso del diventare freelance per avere maggiori possibilità. In molti mi dicevano che essere freelance non ti dà sicurezze per il futuro: sono d’accordo, il problema è che il migliore dei contratti di lavoro attuali è di 6 mesi e la cosa non ti dà maggiori fondamenta. Almeno faccio quello che voglio.
La decisione fu presa nel gennaio del 2010 dopo aver partecipato a un corso chiamato “dall’idea all’impresa“.

A luglio aprii partita iva con davanti un ignoto assoluto e sopra la testa un punto di domanda enorme.
I lavori arrivarono praticamente subito e iniziai a pensare a quanto grande era stata la mia scelta.
Ciononostante non è tutto oro quel che luccica e a periodi di lavoro opprimente possono seguire mesi di stasi totale durante i quali l’Australia diventa assolutamente vicina come ipotesi di vita ma poi ritornano le fatture e l’Australia torna ad essere lontanissima.

Questo è molto ma molto rapidamente, il riassunto di questi miei 5 anni.
Se il 31 gennaio 2008 non avessi salutato i miei colleghi, molto probabilmente anche questo blog non esisterebbe: avrei sicuramente più soldi, ma sarei molto più triste.

You Might Also Like

3 Comments

  • Reply
    argaar
    1 Febbraio 2013 at 12:22

    e allora auguroni di almeno altri 5 anni (ma anche di più)! e fanculo i listini…

    • Reply
      stailuan
      1 Febbraio 2013 at 13:38

      ahahah ti ringrazio 🙂
      in realtà nel male i listini sono stati un bene. Sai com’è. Magari mi proponevano di restare come grafico e una volta che hai un lavoro sicuro che magari non ti piace al 100% ma non è neanche male diventa sempre più difficile cercare altro. Così invece sono stato diciamo “stimolato” a darmi da fare 😛

  • Reply
    Panzer
    8 Febbraio 2013 at 17:10

    io verrò “stimolato” a darmi da fare mio malgrado 🙂 chissà che non si chiuda una porta e si apra un portone….
    come hai detto tu, errare è umano , perseverare vaffanculo….
    ho imparato assai dagli errori fatti!

Leave a Reply