5 cose che non capisco del Cinema

Non posso ritenermi un grande esperto di cinematografia, diciamo che sono uno a cui piace andare al cinema (anche da solo) e sono in grado di vedere qualsiasi tipo di proiezione: dal cinepanettone (se me lo evitate meglio), a tutta la saga di Alien, passando per i capolavori (molti da me incompresi) di Fellini e finendo per americanate come Captain America.

Ci sono però alcune cose che mai ho capito e probabilmente mai capirò del magico mondo delle sale cinematografiche.

Volete posti centrali?

Questa domanda assilla la mia esistenza dalla prima volta che me l’hanno posta e poi hanno continuato a perpetrarla negli anni. Si arriva ad una qualsiasi biglietteria del mondo e una ragazza gentilissima vi chiederà “volete dei posti centrali?“.
No: amo guardare i film in prima fila, tutto a destra o tutto a sinistra, perchè amo la deformazione. Guarda, mi sono pure portato gli occhiali finti, quelli che si usano a carnevale, fatti con dei fondi di plastica ondulata per vedere le immagini nel modo più assurdo possibile. Il mio tentativo è quello di contare i pixel dei personaggi in modo tale da calcolarne l’area mentre sono in movimento.
Potrei capire se avessi 17 anni e tenessi per mano una morosetta, al che la sapiente bigliettaia dopo una rapida scansione capirebbe che fossi li solo per limonare e quindi vorrebbe capire se volessi posti centrali (no) o posti sparati agli angoli della sala. Ma tenendo ormai una cristianissima età di 33 anni, la domanda mi lascia perplesso.

Il costo dei pop corn

Portare cibo al cinema è vietato, anzi vietatissimo. Ma non per un immenso senso etico dei gestori che sanno che mangiando in sala si smarmellano i sentimenti dei vicini tra rumori e odori più o meno nauseabondi, ma perchè sarete obbligati a comprarlo in loco. Visto che 8 euro per una proiezione (10 se 3D) non sono ancora abbastanza per rendervi poveri, dovrete comprare i pop corn a cifre irragionevoli per i redditi di tutti i cittadini di stati del mondo che non si chiamino Norvegia. I cestini di mais esploso che potete acquistare sono innegabilmente grandi, ma avete idea della quantità di pop corn che potreste ottenere cucinando la medesima cifra di mais acquistato in supermercato? Io onestamente no, ma credo che una vasca da bagno non basterebbe a contenerlo.

Andare al cinema a natale

A Natale e Santo Stefano c’è la tradizione dell’obbligatorietà del cinema. Nessuno va mai al cinema tranne che in questo periodo: un poco come con la Messa. In quei giorni sembra che non prendere parte a questa migrazione di massa assolutamente irrazionale possa scatenare le ire funeste degli dei. Orde di barbari si dirigono satolli del pranzo natalizio alla proiezione delle 17, senza sapere cosa ci sia in programma, e finendo a pagare per vedere film assolutamente beceri in una situazione di disagio assoluto tra parcheggi esauriti, posti in prima fila lateralissimi, attorniati da mangiatori di nachos e urlatori seriali.
Credo che al posto di esperienze simili, la rivalutazione della tombola non sarebbe male.

Non rispettare i posti numerati

Questa è una splendida abitudine tutta italiana che si esplica in modo principale in treno, ma trova grandi adepti pure nelle sale. Ormai nella maggior parte dei cinema all’acquisto del biglietto viene assegnato un preciso numero di sedia e di fila, ciononostante molti hanno usanza di sedersi su un posto casuale con la filosofia de “quando arriverà il possessore di questo posto, IN CASO mi sposterò“. Il problema è che questo da il via ad un incredibile “butterfly effect“di persone sedute a casaccio che occupano posti non loro che culminerà a circa un minuto dall’inizio della proiezione con il pignolo (o giusto) di turno che esigerà il suo posto dando il via a un effetto domino che porterà mezza sala ad alzarsi per spostarsi.

Paragonare il film al libro dal quale viene tratto

Infine non sopporto questa usanza che trovo assurda ed inutile.
Sono due forme d’arte differenti che seguono percorsi comunicativi diversi e mezzi distanti.
“Eh ma ho letto il libro ed era più bello”. No, probabilmente avevi volato con la fantasia in modo differente rispetto a come sono state proposte le vicende nel film.
Io me lo pensavo differente“. Tu lo pensavi differente, e non sei il regista. E poi magari io lo pensavo in un modo ancora diverso dal tuo, e chi avrebbe avuto ragione? Il disastro.
Nel libro era più così, mentre nel film era più colì“.
Ma si va bene, brava/o come vuoi, hai letto un libro in tutto l’anno ed era proprio quello che poi hanno preso come base per questo film. Ottimo ora che tutti sappiamo che sei praticamente un’intellettuale molla il colpo.

stailuan

Andrea "Style1" Antoni è un grafico freelance ed un graffiti writer, ambassador di GoPro e Roberto Ricci Designs. Scrive post a tempo perso e perde tempo scrivendo post, ma vive di grafica. Nel febbraio del 2015 è uscito il suo primo libro "Trova la tua identità su Instagram e condividi foto uniche", pubblicato da Dario Flaccovio Editore. Nel 2017 è diventato per tutti "il grafico che gira il mondo fotografando le mazzette pantone" grazie all'improvvisa viralizzazione del suo progetto Instagram #STAILtone. More info

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Commenti dal faccialibro


2 Responses

  1. fffra ha detto:

    la cassiera ti chiede se vuoi i posti centrali perché il 99% dei clienti si fa uscire che tipo di posti vuole solo DOPO che la povera malcapitata ha stampato i biglietti. Allora per prevenire, chiede prima. Non immagini la gente che vuole i posti laterali, un po’ piu giu, un po’ piu su, poltrone vip, assi da cesso e cose varie. Non dare queste cose per scontate, perché la tua opinione e i tuoi gusti non sono gli unici possibili.

    Grazie perché rispetti i posti.
    Il cinema a natale è come la battaglia del fosso di helm, solo che in genere i clienti sono tipo 9000 e tutti orchi barbari (novemila davvero non solo per dire…) e gli impiegati sono circa 10.
    Un po’ peggio che le termopili insomma.
    Un consiglio spassionato, se ti piace il cinema, non andarci mai a lavorare. Continueresti ad amarlo, ma vorresti uccidere la gente. Tutta.

    • stailuan ha detto:

      Grazie fffra, credo comunque che il discorso “se ami X non farlo per lavoro” valga un poco per tutti i campi.
      Io ad esempio amo la grafica, di lavoro faccio il grafico e spesso ucciderei molte persone mie clienti. E’ abitudine dei grafici dire agli altri “non fate i grafici”, quindi credo ci siano pro e contro come in tutte le cose.
      Certo avere a che fare con il pubblico dallo sportello è sicuramente peggiore 😀 Perchè avendo tanta massa di persone, hai grandi possibilità di trovarti in mezzo a situazioni pessime.
      Ad ogni modo grazie per il tuo commento e buone feste 🙂

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