Viaggi

Biennale Arte di Venezia 2019: le foto

Se sei arrivato a questo mio post è perché stai cercando immagini relative alla Biennale d’arte 2019 di Venezia, quindi potrai trovare una raccolta di fotografie relative alla Mostra Biennale di Venezia. Potresti trovare fastidioso che io ti ripeta che qui troverai foto della BiennaleArte però, se ci pensi, però va di gran moda scrivere post illeggibili di questo tipo in cui si rigirano le stesse parole mille volte solo perché fa SEO e perché vi fa perdere tempo, aumentando la lettura del post e quindi facendolo ipotizzare interessante a Google. Tutto molto bello, anche no.
Ad ogni modo, avendo avuto la fortuna di visitare la Biennale Arte di Venezia 2019May you live in Interesting Times” in Anteprima, ho deciso di condividere con voi alcuni degli scatti che ho realizzato, allegando un minimo di descrizione, il dove trovarli e un link che rimandi a un sito che spieghi meglio l’opera (solitamente quello ufficiale della Biennale).

Discordo Ergo Sum
Renate Bertlmann
Padiglione Austriaco (presso i Giardini)

“Discordo Ergo Sum” (Discordo quindi sono) è il titolo dato dall’artista austriaca Renate Bertlmann alla sua installazione, composta da un ipotetico campo di rose-coltelli, che rende sensorialmente esperibile la contraddittorietà dell’esistenza.

A spanne questa sarà una delle installazioni più fotografate della Biennale. Tieni però presente che non è facilissima da fotografare perché lo si può fare solo da oltre dei parapetti e, in vari momenti della giornata (tipo quando sono passato io), la luce non è sempre delle migliori.

Più info, sul sito ufficiale della Biennale


Tavares Strachan
Bahamas, Arsenale.


March of the Valedictorians
Jesse Darling
Regno Unito, Arsenale

Vecchie sedie sostenute da esili steli, che le rendono traballanti e apparentemente fragili, formano un installazione intensa e allo stesso tempo non monumentale dalla quale emerge il senso del reciproco sostenersi.
(fonte: inhexibit)

A titolo informativo, io l’avevo intitolata “non si butta via mai niente“, dedicandola ipoteticamente a mio padre e mia madre, persone note per la loro indole da “pantegane” nel custodire cose vecchie che non verranno riutilizzate mai.
Te lo dico così, tanto per la cronaca e visto che sei nel mio blog.


Trojan
Yin Xiuzhen
Arsenale

“L’artista cinese Yin Xiuzhen crea grandi installazioni usando il tessuto che ricava da indumenti smessi con i quali, in un certo senso, rende vivi gli individui a cui sono appartenuti e le cui voci sono spente in un’epoca di omogeneizzazione e globalizzazione.”
(fonte: inhexibit)

Questa non vi dico nemmeno cosa mi fosse sembrata, perché me ne vergogno. Ad ogni modo lo avevo scritto su facebook, nel caso ti abbia incuriosito, e sono stato giustamente “blastato” istantaneamente 🙂


Scusatemi, ma questa proprio non sono in grado di risalire a che opera fosse.
Per tutti quelli che hanno visto la foto, comunque, sono dei Krampus.


Biologizing the Machine
Anicka Yi
Arsenale

No, chiaramente non puoi nemmeno lontanamente ipotizzare di salire sulla pedana per andare in mezzo a questi mega bozzoli per farti la foto. Ci avevo pensato subito anche io, ovviamente, ma ci sono cartelli che palesano il fatto che sia vietato 🙂

“Baccelli traslucidi appesi a cavi. Sono esseri biomorfi simili a crisalidi che evocano, in modo disturbante sia i temi della malattia che della decomposizione della materia.”

(fonte: inhexibit)


Island Weather
Mark Justiniani
Filippine, Arsenale.

Per me questa era l’installazione top che ho visto, tenendo conto che non le ho viste tutte. Anche perché molto giocosa. Ci sono queste pedane alte 50 cm che, grazie a un meraviglioso gioco di specchi, ti fanno sembrare di camminare (scalzo) su un vetro posto sopra a un baratro infinito. Tu sai che è finto, ma hai paura lo stesso. Per me spacca tantissimo.

Il viaggio proposto dal progetto artistico avviene su isole che vanno alla deriva su specchi d’acqua, proprio come la capacità dell’arte di fare da salvagente allo spirito, di tenerci a galla.

Più info, sul sito della Biennale.


Altered Views
Voluspa Jarpa
Cile, Arsenale.

Propone forme di decolonizzazione culturale con una revisione della storia europea, recuperando concetti basati su una prospettiva eurocentrica. Concetti che fanno luce sulla violenza a cui si riduce il mondo se si accetta un modello espansionista, evoluzionistico ed egemonico.

Più info, sul sito della Biennale.


Barca Nostra
Christoph Buchel
Arsenale.

Christoph Büchel ha portato il relitto del barcone, affondato il 18 aprile 2015 nel Canale di Sicilia in acque internazionali: è stato il naufragio più mortale del Mediterraneo degli ultimi decenni, con solo 28 sopravvissuti e tra le 700 e le 1100 persone disperse“.

Ignoro se la collocazione finale sia questa o se, quando sono andato in visita io, dovesse essere ancora posizionata. Quando era li, sembrava un poco messa a caso, tenendo presente comunque i miei limiti di comprensione.

Più info, sul sito di Elle Decor.


Veins Aligned
Otobong Nkanga
Arsenale.

Menzione d’onore speciale.
È una epica linea spezzata di 25,9 m (che sono abbastanza) in marmo Fior di Melo, vetro di Murano e pittura.

in fondo:
Faniswa, Sea Point, Cape Town, 2016
Zanele Muholi
Sud Africa, Arsenale


Scusatemi, anche di questa mi sono soffermato semplicemente allo scatto mentre rincorrevo il gruppo da cui ero rimasto scattato. Non sono riuscito a reperire online chi sia l’artista, attualmente posso solo dirvi che è collocata nell’Arsenale, poco prima dell’opera che vi presento successivamente.


Eskalation
Alexandra Bircken
Arsenale

Alexandra Bircken ha appeso quaranta figure in latex nero tra scale e soffitto dell’Arsenale, proponendo una visione distopica della fine dell’umanità.


Né altra né questa: La sfida al Labirinto
progetto curato da Milovan Farronato
Padiglione Italia, Arsenale.

struttura del labirinto per mettere in scena un percorso espositivo senza inizio né fine e aperto a interpretazioni parallele, in cui le opere esposte e l’allestimento dialogano e si sovrappongono a formare un intrigo di linee, forme, tendenze che rispecchiano l’impossibilità di ridurre la conoscenza a un insieme di traiettorie prevedibili“.

A livello personale mi ha comunicato veramente poco, ma voi direte “e chi se ne frega del tuo parere nullo?”. Esatto.
Detto questo, però, a livello di foto per Instagram – invece – essendo il padiglione composto da una serie di corridoi bianchi di varie lunghezze, con pareti di diverse dimensioni e molti specchi, diventa una location molto Instagrammabile. Al netto che non ci sia molto pubblico, ovviamente. Data la quasi totalità di bianco, consigliati vestiti colorati 🙂

Più info sul sito ufficiale della Biennale di Venezia.


Mama Moth Sofa
Anthea Hamilton
Gran Bretagna, Arsenale

Con il suo Mama Moth Sofa, Anthea Hamilton opera una ridefinizione strutturale di un oggetto di design come il divano; scegliendo di usare la forma della farfalla, lo carica di un’insospettata leggerezza, quella del design utopistico inglese degli anni Sessanta, e cerca di lasciare un messaggio di estrema positività
(fonte artlife)

Io ci vedevo bene un Jamiroquai che veniva fuori da dietro la sagoma nera, vestito di bianco, che iniziasse a ballare. Poi ok, mi rendo conto che probabilmente ho delle colonne portanti della mia cultura personale, inadatte a reggere il tempio dell’arte della Biennale.


The Shrinking Universe
Eva Rothschild
Irlanda, Arsena.

The Shrinking Universe è una mostra scultorea ambiziosa, nella quale Eva Rothschild si addentra in un territorio tanto autorevole quanto pressante, che riflette la crisi politica attuale… “.
Continua a leggere, sul sito della Biennale.

Di questa installazione, ho fotografato solo questo dettaglio perché secondo me funzionava benissimo così. Da solo.
Poi non so.


I have forgotten the night.
Joël Andrianomearisoa

Primo padiglione del Madagascar alla Biennale di Venezia
un universo onirico da attraversare, una notte di carte strappate d’amore e morte nelle notti di Antananarivo, Madrid, del Bosforo, di Parigi e Cotonou…Omaggio alla grandiosità dell’oltre nero e al suo aggirarsi desolato che si piega, si spiega, mostra i contorni”.
Pensa te, a me sembrava una lavasecco per i miei amici dark.

Più info sul sito ufficiale della Biennale di Venezia.


Visto che ho fatto “poco”materiale, ti metto anche un piccolo intermezzo video con alcuni spezzoni tratti dalle stories che ho postato su Instagram.


Here we go again… SYSTEM 317
Marko Peljhan
Slovenia, Arsenale.

“si tratta di una proiezione di pre-visione e di un’analisi forense, una dicotomia spesso presente nella ricerca sistemica dell’artista. Quest’opera combina la visione, le potenzialità e anche l’impossibilità della via di fuga autonoma per antonomasia.”
Più info sul sito ufficiale della Biennale di Venezia.


After Illusion
Zahrah Al Ghamdi
Arabia Saudita, Arsenale.

Viene proposto un dialogo creativo tra l’artista e il materiale naturale che associa alla sua casa. È un tentativo di riconoscere, ricollegare e rivisitare una sensazione familiare alterata dal tempo e dall’interpretazione. Un’esplorazione del mondo immaginario creato dall’artista per trovare conforto nel suo viaggio verso l’autorealizzazione.
Più info sul sito ufficiale della Biennale di Venezia.


 

Saules Suns
Daiga Grantina
Lettonia, Arsenale

Le fonti di ispirazione per questa nuova installazione sono luce e simultaneità. Saules Suns è un paesaggio multicentrico che si sviluppa intorno a diversi soli, diverse fonti di luce che attraversa materiali collettori e forme. Come se la scena di alcune albe cosmologiche, si apre come spazio e momento per la generazione di possibilità. Il nostro senso di queste possibilità sono rafforzate da la moltitudine di percorsi potenziali e prospettive attraverso l’installazione.
Fonte: Comunicato Stampa Padiglione Lettonia della Biennale Arte di Venezia.


Anche questa non riesco a ricordare dove l’abbia scattata, potrebbe essere il Padiglione Ghana, ma non ci giurerei.
Per me il titolo dello scatto, non dell’opera, resterà “la cinese al bancomat”. Al netto che mi pare che la signora fosse effettivamente cinese, dubito fortemente invece che quello fosse un bancomat.


Can’t Help Myself
Degli artisti cinesi Sun Yuan e Peng Yu
Padiglione Centrale della Biennale di Venezia, Giardini.

Questa è una delle installazioni più inquietanti ma, allo stesso tempo, più forti ed interessanti. Non sarà probabilmente la più fotografata perché il plexi è costantemente sporco di liquido e quindi realizzare scatti dignitosi non è per nulla facile.

“…un braccio robotico che culmina in una pala si muove senza sosta all’interno di una gabbia trasparente: tenta di mantenere un liquido denso e rosso – che ricorda il sangue e sporca le pareti creando un set da film horror – all’interno di una precisa area, ma è una missione impossibile perché quel fluido scivola via, continuamente, non si lascia prendere, torna a espandersi un attimo dopo e costringe la pala a ricominciare, all’infinito.
(continua la lettura su IlBoLive)


Da questo link, infine, puoi scaricare il PDF con la mappa di tutti i padiglioni della Biennale Arte 2019 di Venezia.

Spero di essere stato di aiuto. Mancano moltissime opere, sia chiaro: la parte dell’Arsenale è ben rappresentata in questo reportage, ma non nella sua totalità, quella dei Giardini invece è quasi assente. Dovrò tornare. Ipotizza una visita anche tu: hai tempo fino a novembre.
Enjoy!

You Might Also Like

No Comments

    Leave a Reply