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Che cosa sono gli hashtag?

che cosa sono gli hashtag?

Noto, con un certo stupore, che sempre più utenti arrivano al mio blog digitando la stringa di ricerca “Che cos’è un hashtag?” e di conseguenza trovo giusto cercare di rispondere a questa domanda.

 

• L’HASHTAG

Chiariamo subito: hashtag si scrive con due H.
Una all’inizio del termine e una prima di tag. Ed è un’unica parola.
Non esistono ashtag, asctag, hash tag o altre versioni clamorose di questo termine che leggo tra le chiavi di ricerca usate.

Senza dover fare salti pindarici la sua origine è piuttosto terra-terra in quanto deriva dall’inglese HASH (cancelletto) e TAG (etichetta).

Non a caso gli hashtag sono quelle parole strane, precedute da #, che vedete comparire soprattutto su twitter ed instagram. A volte anche su facebook ma questo solitamente avviene o perchè lo scrittore ha collegato gli account dei suoi differenti social network, o perché qualcuno senza conoscerne realmente il motivo e l’utilizzo, pur di essere mainstream inizia a mettere cancelletti (#) a casaccio.

 

• LA STORIA

Secondo nuove ricerche pare che la scrittura degli ittiti non fosse cuneiforme bensì hashtagforme e che anche il simbolo della svastica non sia di derivazione indiana bensì una rielaborazione dell’hashtag.
Sto chiaramente scrivendo boiate: diciamo che la popolarità di queste etichette è cresciuta in modo esponenziale grazie alla diffusione di Twitter.

Citando wikipedia:
Il primo che li utilizzò su un profilo molto seguito di Twitter fu Nate Ritter quando nell’ottobre del 2007 ha incluso “#sandiegofire” nei suoi messaggi frequenti aventi per oggetto gli incendi che colpirono la contea di San Diego.

che cosa sono gli hashtag?

• A COSA SERVONO GLI HASHTAG

Facciamo finta di essere in un mega centro commerciale, di quelli che grandi e piccini del nuovo millennio amano frequentare il sabato pomeriggio nonostante fuori ci sia il sole.
Mettiamo caso che questo supermercato sia pieno di cose da comprare però sia riempito in modo totalmente casuale. Non ci siano neanche le scansie bensì una mega stanza dove trovate i tortellini appoggiati su una camicia di flanella appesa sul manubrio di una bicicletta incastrata tra una piramide di panini arabi e un branco di orate pescate la mattina stessa.
Questo mega casino di luogo privo di logica è twitter, e voi siete gli utenti.
In twitter passano miriadi di informazioni, di status, di link: ma come facciamo a sapere se ci possono interessare o meno?
Ecco che vengono in nostro aiuto gli hashtag.
Le vecchiette, stufe di cercare le pastiglie valda in mezzo alla carne macinata decidono di attribuire a “pastiglie valda” il reparto #caramelle ed io, stufo di mangiarmi hamburger che sanno di zucchero e menta, inizio a prendere la carne macinata e a metterla nella zona #macelleria.
Ecco che tutto inizia ad avere un senso, comincia a regnare un minimo di ordine e le persone cominciano a capire dove trovare le cose o le informazioni di cui hanno necessità.

Grazie al loro corretto utilizzo diventa molto semplice per un utente trovare un messaggio o aggregarsi a una conversazione che tratta un argomento di suo interesse.
• USO E ABUSO

Abbiamo la possibilità di utilizzare più hashtag nella medesima frase. Se io ad esempio volessi realizzare un tweet in merito a questo post potrei scrivere qualcosa come:
E’ online su Pensieri & Caffelatte un nuovo post che parla di #hashtag
Ma potrei anche decidere di attribuire l’etichetta #pensieriecaffelatte a tutti i post che trattano di questo blog, e quindi scrvere questo tweet con due tag contemporaneamente.

Quando l’uso di hashtag diventa un abuso?
Quando la situazione diventa qualcosa di simile:
E’ #online su #Pensieri & #Caffelatte un #nuovo #post che #parla di #hashtag

Sto chiaramente esasperando per esemplificare: ma vi assicuro che non sono molto lontano dalla realtà.
Questo perchè succede? Succede perchè ci sono tag più utilizzati e tag meno utilizzati e chiaramente i quelli più utilizzati avranno una visibilità ipoteticamente maggiore.
Il tutto ha scatenato i soliti furbi che hanno iniziato a taggare frasi che non centrano nulla con tag del momento. Appunto per acquisire visibilità.
Il fatto porta chiaramente a un chiamiamolo “rumore di fondo” clamoroso e non si riesce più a trovare l’informazione grazie ai dementi che cercano la visibilità ad ogni costo.

Facciamo un esempio pratico.
Ho appena digitato il termine “streetart“, a me particolarmente caro, su instagram ed ecco la schermata che appare.

hashtag instagra,

• due panchine inutili in mezzo all’erba;
• un profumo da donna
• un graffito figurativo
• due imbecilli di sesso femminile
• un disegno astratto
• un finto foglio che parla di un contest fotografico
• una poser;
• chanel;
• famosa mano a mò di artiglio per mostrare una discutibile opera artistica su unghie.

Di nove risultati come streetart potremmo far rientrare probabilmente la terza immagine della prima riga e forse la seconda della seconda.

Dov’è finito il contenuto?
Dov’è finito il significato?

Ci stiamo riempiendo di hashtag vuoti in nome della maggior visibilità.
Ma se tutti hanno visibilità, è come se non ce l’avesse nessuno.
Se il messaggio allegato non è pertinente, questo diventa insignificante e anzi dannoso in quanto crea caos e difficoltà nella ricerca dei messaggi corretti. Se io cerco “streetart” e trovo una panchina, quanto interesse posso avere io verso questa?

E’ come se nel supermercato di prima mettessimo la promoter della macchinetta del caffè vicino al reparto del pane, perchè passa più gente e il prodotto ha più visibilità.
Oh cazzo, ma lo fanno anche li davvero.
Siamo spacciati.

follower instagram libro

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32 Comments

  • Reply
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  • Reply
    Arcade postumo
    7 Aprile 2014 at 00:59

    Credo che oggi sia tutto nuovo ciò che non lo è,paroloni del cazzo e inglesismi ridicoli che fanno immaginare le nuove generazioni più sviluppate e non sanno piantare un chiodo oppure compilare un semplice bollettino.Nel 1998 chattavo con mIrc su più canali,tra i quali uno inventato che si chiamava #darkopoli oppure il classico #italia.Lo smartphone esisteva già nel 2000 e la chat nel 1988 con videotel (x me le milf,gilf o cougars sono ancora le tardone…).

    • Reply
      stailuan
      8 Aprile 2014 at 07:28

      Ciao Arcade Postumo 🙂
      Mi trovo molto d’accordo con te. Su mIrc c’ero pure io all’epoca, credo però che la differenza stia nel fatto che le persone su internet avevano più consapevolezza del mezzo, o almeno cercavano di capire come funzionassero le cose. Adesso essendo online quasi tutti è più un fare tutto a cazzo, in qualche modo funzionerà. Almeno tra le mie esperienze personali ho visto così.
      Per non parlare della Selfie mania poi, diosanto sono autoscatti, e si sono sempre fatti: non vedo la novità che cercano di proclamare 😀

  • Reply
    Arcade postumo
    14 Aprile 2014 at 00:14

    La “Selfie mania” mi mancava…adesso capisco sempre di più le delusioni comatose.Ricordo quella volta nel 1980 quando io bimbetto raccolsi una foto fatta con Polaroid che era stata gettata per terra da una ragazzina (ops,già solo oggi si fanno vedere in rete…che tempi!),anche se mia mamma mi diceva sempre: “non raccogliere la roba x strada”…quel giorno però ebbe il 10% di ragione…Sono l’arcade nato dopo l’arcade.Domani vado a scrivere il mio nome inserendo prima # così accontento il bimbominkia.
    “Adesso essendo online quasi tutti è più un fare tutto a cazzo”…condivido sicuramente. Dubito su “in qualche modo funzionerà” cioè funzionera si,ma tutto a cazzo,su questo non ci sono dubbi.
    Sicuramente queste “nuove generazioni” sono paragonabili a una merda per strada,dove ci so passate sopra diverse auto,ma la colpa non credo sia soltanto loro,sicuramente anche la carrà ha corrotto tutto.

  • Reply
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    21 Maggio 2014 at 07:33

    […] netto nelle scelte e le cose o sono bianche o sono sutro, lo sappiamo tutti benissimo. Non a caso esiste anche un hashtag dedicato a chi vede il mondo in questo modo: #thinksutro. Guardare per […]

  • Reply
    TONI MILANO
    25 Luglio 2014 at 17:47

    Davvero stupendo, esauriente… esilarante! Complimenti e “AD MAIORA”, Andrea!

    • Reply
      TONI MILANO
      25 Luglio 2014 at 17:54

      Semplicemente stupendo ed esilarante! Complimenti, Andrea.

      • Reply
        stailuan
        17 Agosto 2014 at 09:50

        Troppo gentile, ad ogni modo ti ringrazio per il feedback (gli utenti che “perdono” tempo per lasciare commenti sono sempre più rari) e sono felice che il mio post ti sia stato utile.

  • Reply
    Lara
    15 Dicembre 2014 at 20:12

    Non si capisce nulla di quello che hai scritto …insomma il simbolo # a cosa serve???

    • Reply
      stailuan
      16 Dicembre 2014 at 13:11

      Se non ho saputo spiegartelo la prima volta con un post intero, non sarò in grado di spiegartelo nemmeno con un commento.
      Un abbraccio.

      • Reply
        Lara
        7 Gennaio 2015 at 21:40

        Non si comprende l’esempio del supermercato.Cioè nei vari reparti a che serve mettere #? non si capisce.

  • Reply
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  • Reply
    roberto
    13 Ottobre 2015 at 15:56

    secondo il mio parere è tutto molto chiaro , il problema è che non ho capito un cazzo!!

    • Reply
      stailuan
      14 Ottobre 2015 at 10:52

      ottimo!

  • Reply
    2015bestnine | Pensieri & Caffelatte
    29 Dicembre 2015 at 07:48

    […] dire il vero-), o su qualsiasi altra piattaforma, questa immagine non dimenticandoti di utilizzare l’hashtag #2015bestnine. Così anche la tua immagine finirà nel grande calderone del celolunghismo […]

  • Reply
    #FVGaroundMe | Pensieri & Caffelatte
    14 Gennaio 2016 at 14:54

    […] Queste etichette meravigliose che vengono appiccicate a fatti, cose, animali, prendono il nome di hashtag e si riconoscono perché sono delle parole che vengono precedute dal simbolo […]

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  • Reply
    Condividere un’immagine su Instagram – Pensieri & Caffelatte
    12 Maggio 2019 at 19:11

    […] di cuori. Il top sarebbe inserire un testo non troppo lungo che al suo interno contenga anche gli hashatg, evitando cosí i blocchi selvaggi di tag a fine […]

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