Il collezionista di instagram

Una categoria di instagramer da temere è senza dubbio quella dei collezionisti seriali.

Il collezionista seriale è sia maschio che femmina, in una categoria quindi molto paritaria; la sua particolarità è che passa le giornate a popolare la propria gallery di foto tutte uguali, sulle quali appare però un bollino sempre diverso. Che colleziona gelosissimamente.

Facciamo un passo indietro.
Questo splendido social network, che prende il nome di Instagram, è popolato da una slavinata di community (gestite da personaggi che amano perdere tempo e non guadagnare nulla) che spesso propongono dei temi giornalieri, settimanali, mensili, che poi gli utenti possono seguire o meno per pubblicare le loro immagini.
Un modo come un altro per dare dei “paletti” entro i quali l’utente giochi con la fantasia e sia stimolato nella ricerca di realizzare foto nuove. Una cosa abbastanza bella alla fin fine; poi che le foto su Instagram siano ormai tutte uguali è un altro discorso.
Ad un certo punto l’admin di turno fa il suo bel giretto tra le immagini etichettate con l’hashtag dedicato, sceglie la migliore, ci fracca sopra il bollino (o logo) del suo klan e la ripubblica sulla pagina ufficiale decretandola come foto TOP.

Facciamo ancora un passo indietro.
Undici volte su dieci i loghi delle community fanno cagare: applicandoli in modo mega invasivo sull’immagine riusciranno a far cagare anche questa, rendendola terrificante ed inguardabile.
Amen.

jump-belgium

Ora facciamo un bel salto in avanti, che dobbiamo recuperare i due passi fatti all’indietro.
(Quando avevo la tua età, comunque, saltavo i fossi per lungo. Mica come adesso che state tutto il giorno sui telefonini a non fare niente.)
Il nostro collezionista seriale lavora in questo modo.
Scatta una foto, la pompa di filtri, contrasti e colori a bombazza e poi la pubblica taggandola con etichette incredibili come #loving_earth_only_for_summer_ig_community.
Seguono nello stream 860 immagini pubblicate con hashtag cannati per colpa della difficoltà del nome scelto.
La tagga per palate di community (tutte uguali, ma tutte diverse) e inizia a vincere Pic of the Day, Best of the Month, Epic of the Millennium (o altri nomi assurdi del genere che non vogliono dire un cazzo ma fanno un figo della madonna) a nastro.

Sai, ho vinto un contest: l’epic of the year di #loving_earth_only_for_summer_ig_community che ha ben 726 follower” dice il collezionista seriale.
“Figo! E che cosa hai vinto?” Chiede (giustamente) l’amico ignaro.
Beh, GNENTE. Mi hanno repostato l’immagine sui loro canali“. Risponde stizzito l’ostentatore seriale.
AH!” Esclama l’amico.
CHE CULO” pensa l’amico, ma non lo dice.
BRAVO!” Chiosa l’amico, per concludere alla rapida l’inutile conversazione.

Da questo momento è IL disastro.
Ogni foto, marchiata a fuoco da loghi pirotecnici delle più incredibili community verrà a sua volta repostata dal nostro ostentatore seriale. Quindi a una foto sgranata di suo già in partenza, repostata in seguito (solitamente perdendo qualità) da una community – che oltre a pixellarla ci fraccherà sopra pure un logo orribile – arriveremo ad un nuovo repost da parte del nostro amico collezionista.
Si parla che, in alcuni casi, si sia arrivati ad una perfezione tale che l’immagine ormai fosse talmente sgranata da essere diventata un unico pixel nero, che poi ha vinto a sua volta il pic of the day di una delle milioni di community dedicate al “minimal“.

La galleria dell’ostentatore seriale è una rottura di maroni infinita.
Ad una prima foto “normale”, di un soggetto X, segue infatti SEMPRE la medesima per almeno una decina di inserimenti, peggiorata nella qualità, con decine di loghi diversi e commenti di amici che scrivono “Congratulazioni!“, “Nice pic!“, “F4F?“.

esempio-instagram

È una malattia che parte dal bisogno di soddisfare il proprio ego e attecchisce in vecchie usanze come il completare l’album di figurine (che anni fa riscoprimmo con le decine di inutili badge di foursquare) e ora si esplica nel mostrare al mondo tutte le medaglie di cartone vinte.
Per un community manager avere tra i propri follower un paio di questi personaggi è spettacolo puro perché spingono e pubblicizzano come se non ci fosse un domani in modo totalmente gratuito e spontaneo.
Il resto è noia.

follower instagram libro

 

stailuan

Andrea "Style1" Antoni è un grafico freelance ed un graffiti writer, ambassador di GoPro e Roberto Ricci Designs. Scrive post a tempo perso e perde tempo scrivendo post, ma vive di grafica. Nel febbraio del 2015 è uscito il suo primo libro "Trova la tua identità su Instagram e condividi foto uniche", pubblicato da Dario Flaccovio Editore. Nel 2017 è diventato per tutti "il grafico che gira il mondo fotografando le mazzette pantone" grazie all'improvvisa viralizzazione del suo progetto Instagram #STAILtone. More info

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