Coloriamo il sottopassaggio

Domenica 19 aprile ho avuto il piacere di partecipare ad un piccolo grande progetto dal nome semplice, quanto comprensibile, “Coloriamo il sottopassaggio” in quel di San Giorgio di Nogaro (UD).
Non il solito “break the groove into the wild” o “jam over the bass brò bomboklat over the top”, nomi bellissimi che vogliono dire tutto ma soprattutto niente ai quali ormai siamo talmente abituati che non ci facciamo più caso. E poi ti trovi li a dire: ma che cosa si fa a “break the groove into the wild“? Eh, si dipinge un sottopassaggio. Ecco, allora forse facciamo prima a chiamarla “Coloriamo il sottopassaggio“, che sarà forse meno altisonante, ma rende sicuramente meglio l’idea.

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Di graffiti ormai ne ho dipinti molti, in vari angoli d’Italia e non solo, ma non sono qui per sottolineare il mio iter artistico (se così possiamo definirlo), ma scrivere della potenza di quello che è avvenuto in una tranquilla cittadina della bassa friulana. Un gruppo di ragazzi, quelli famosi per non aver mai voglia di far nulla a detta dei vari media, si è riunito spontaneamente e ha prima ripulito dalle immondizie, poi imbiancato e quindi dipinto un sottopassaggio pedonale/ciclabile.
Perchè lo hanno fatto invece che drogarsi come tutti, non è comprensibile ai più.
Anche io alla loro età (si ormai devo formulare frasi del genere perché sto irrimediabilmente invecchiando) ho portato avanti con alcuni amici progetti simili, ma noi eravamo writers. Con questo cosa voglio dire? Non che fossimo diversi, ma per un writer è logico cercare pareti da dipingere, perché quella è la sua passione, è quello che naturalmente è portato a fare. È come dire che un pizzaiolo (per fare un esempio) ha fatto la pizza: bravo, ma anche ovvio.
In questo frangente invece parliamo di un gruppo di ragazzi che invece non praticano l’aerosolart, quindi il fenomeno è quantomeno singolare. E lo è ancor di più se pensiamo che più volte alcuni corsi di graffiti che avrei dovuto tenere, non sono partiti a causa del mancato raggiungimento del numero minimo di iscritti.
Davanti all’invito a partecipare ad un evento del genere, potevo quindi restare indifferente perché non era previsto un compenso o un rimborso?
Onestamente lo trovo difficile.
Non ho mai pensato di rifiutare: dipingo perché mi piace e per essere me stesso, non per i soldi.
Ci sono contesti in cui essere pagati è praticamente doveroso, altri (come questo) in cui sarebbe stato fuori luogo.

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Siamo stati veramente fortunati ad avere con noi il writer Andrea Antoni Style1, anche perché è venuto gratuitamente portandosi pure i materiali. Lavorare a fianco di uno come lui che è un professionista, e pratica da 18 anni, realizzando murales come quello fuori dallo stadio di Torviscosa che supera i 10 metri di lunghezza o quello di Cividale, è stato bello e lo ringraziamo per essere stato dei nostri“.

Così leggo nell’articolo comparso sul Messaggero Veneto di ieri, e invece ringrazio questi ragazzi, ai quali se vorranno darò ancora supporto, perché non è banale che degli adolescenti (maschi e femmine tra l’altro) si trovino in una splendida domenica pomeriggio di sole, e si rinchiudano in un sottopassaggio a dipingere. È un poco scegliere il buio per riportare la luce.
Ma non sono qui per fare metafore a cazzo.
Quello che è stato piacevole è notare che ci sia stato uno studio dietro a quanto hanno dipinto sulle pareti. C’era una progettualità e infatti anche i risultati finali sono stati molto buoni a prescindere dal fatto che fossero probabilmente i loro primi graffiti. Perché improvvisazione spesso vuol dire approssimazione, e domenica non ne ho vista. Molti artisti millantano di dipingere in freestyle, ma bleffano. Perché quando dipingi più o meno la stessa cosa per anni non stai sicuramente improvvisando, ma stai perpetrando uno schema che ormai hai in testa ben delineato, e quindi non improvvisi. Non hai un progetto stampato su carta, ma non stai creando sul momento: poi c’è anche chi improvvisa veramente, ma fa parte di una minoranza assoluta. Ad ogni modo sto divagando.

Non è stata una di quelle fallimentari “giornate dell’arte”, cui ho preso parte in passato, in cui persone svogliate spruzzavano colore a caso su dei pannelli e portavano a casa decine di euro in materiali. Ho visto passione e ho respirato voglia di fare (e avrei respirato pure molto gas se non avessi avuto la maschera).
E soprattutto hanno fatto.
Perché quando arrivi con uno stencil pronto vuol dire che hai pensato a cosa volevi fare e hai speso del tempo, e anche tanto, per realizzare la mascheratura.

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Magari nessuno di loro diventerà un artista, magari nessuno di loro diverrà un graffiti-writer: non ha importanza, non è questo il fine. Hanno dimostrato di avere carattere, voglia di fare, di esprimersi e di farsi sentire. E di saper fare tutto questo.
In un Paese in cui i giovani vengono catalogati con due macroetichette: quelli che emigrano per fare e quelli che restano perché non hanno voglia di far nulla, scopriamo una terza opzione composta da quelli che vogliono realizzare dei piccoli progetti per migliorare il posto in cui vivono. Credo sia un bel segnale. Poi chiaro, sono solo graffiti, però non sono solo graffiti.

Bravi ragazzi, onorato di aver condiviso la parete con voi.

stailuan

Andrea "Style1" Antoni è un grafico freelance ed un graffiti writer, ambassador di GoPro e Roberto Ricci Designs. Scrive post a tempo perso e perde tempo scrivendo post, ma vive di grafica. Nel febbraio del 2015 è uscito il suo primo libro "Trova la tua identità su Instagram e condividi foto uniche", pubblicato da Dario Flaccovio Editore. Nel 2017 è diventato per tutti "il grafico che gira il mondo fotografando le mazzette pantone" grazie all'improvvisa viralizzazione del suo progetto Instagram #STAILtone. More info

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Commenti dal faccialibro


1 Response

  1. 11 agosto 2015

    […] Un progetto partito dal basso, senza alcuno scopo di lucro e quindi molto importante proprio nella sua essenza: ne parlo più approfonditamente qui. […]

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