Emisfero. Domenica 02 maggio 2010.

Sono appena tornato dall’Emisfero, il centro commerciale che sta distruggendo Monfalcone.
Ma come? Sei andato a fare la spesa di domenica mattina? Beh si, che problema c’è, d’altro canto ieri, primo maggio, era rimasto chiuso, e di conseguenza il giorno dopo (festivo) doveva aprire, altrimenti come avrebbe fatto la gente? Che poi in realtà nessuno si stupisce più del fatto che un’attività commerciale sia aperta la domenica, e a Natale, Capodanno, Pasqua, vi giuro che ho visto un grosso punto vendita di scarpe che pubblicizzava l’apertura a PASQUETTA. A pasquetta? Si, ve lo giuro.
La domanda che il mondo si pone è :”Ma chi cazzo compra scarpe a pasquetta?“. Non lo so, sarebbe da chiederlo alle povere commesse e cassiere costrette ad andare a lavorare quel giorno.

In via di massima, posso affermare con una certa tranquillità, di odiare i centri commerciali e in particolar modo la loro gestione, il loro impatto sul commercio e soprattutto sullo stile di vita delle persone.

Ad ogni modo stamattina sono andato all’Emisfero: scelta sbagliatissima.
Dovevo prendere solamente il lievito per farmi la pizza.
Vagavo con un cubetto di lievito tra gli scaffali, attorniato da donne e uomini che spingevano, o venivano trascinati, fa carrelli pieni come container. Mistico.
Sembrava di essere in un termitaio o un formicaio. Cioè, io non ci sono mai stato in un formicaio, ma a occhio e croce dev’essere un’esperienza simile, solo che le formiche penso siano mediamente meno antipatiche dell’essere umano.

Chiaramente alle casse c’era un agglomerato umano aggrovigliato modello salmoni che devono risalire il fiume per accoppiarsi. Dopo aver cambiato 3 file di cassa, perchè a fianco sembrava sempre andare più rapidamente, e aver chiaramente perseguito nella legge che “quando cambi fila alla cassa, quella in cui eri prima finisce per andar più veloce in quella in cui ti sei messo“sono riuscito a pagare.

Da questa mia tragica visita ho potuto stilare il teorema de “Viviamo nell’epoca delle milf” portato dal fatto che le donne oramai per andare in supermercato si tirano come per andare all’Opera, e mediamente una quarantenne è molto più gnocca di una ventenne. Magari sono ricostruite da cima a fondo, però l’impatto visivo è quello.
Il secondo appunto è che mentre uscivo mi pareva di uscire da messa. Il centro commerciale come luogo di culto del terzo millennio nel quale la domenica, confluiscono i fedeli del dio denaro, tutti incravattati, impomatati, felici e contenti a lasciare il loro obolo nel cestino delle offerte (cassa) dove un angelica raccoglitrice (commessa) con un sorriso stampato per contratto di dirà “grazie” (al cazzo) alienata dal fatto che di quei milioni di euro che scorrono sotto i suoi occhi, a fine mese 900 euro saranno suoi. L’equivalente di 4 o 5 spese della massaia giusta.

Uscito da quel luogo di perdizione il mondo era sempre lo stesso.
Era domenica e stava per piovere, come ogni settimana, l’unico giorno festivo piove, quelli lavorativi c’è il sole. Ma dato il fatto che comunque andiamo a chiuderci in un cazzo di centro commerciale, non possiamo nemmeno lamentarci, anzi, direi che ci sta solo che bene.

ENJOY.

stailuan

Andrea “Style1” Antoni è un grafico freelance ed un graffiti writer, ambassador di GoPro e Roberto Ricci Designs.
Scrive post a tempo perso e perde tempo scrivendo post, ma vive di grafica. Nel febbraio del 2015 è uscito il suo primo libro “Trova la tua identità su Instagram e condividi foto uniche“, pubblicato da Dario Flaccovio Editore.
Nel 2017 è diventato per tutti “il grafico che gira il mondo fotografando le mazzette pantone” grazie all’improvvisa viralizzazione del suo progetto Instagram #STAILtone.
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