Vita da Freelance

Fluo Connection – Una storia in parte triste

Accade tutto in un attimo, o meglio in un sacco di anni. Che non è proprio la stessa cosa, ma il tempo vola e sarebbe anche ora che io la finissi di scrivere cose a caso.
Insomma, dopo vario tempo che utilizzi i social network ti ritrovi ad essere uno dei cosiddetti influencer (di serie B, o anche C, nel mio caso). Il termine influencer è a mio avviso abbastanza triste e definirsi tale è ancora peggio: quindi la smetto. Ma serviva come introduzione.

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Resta il fatto che arriva un giorno della tua vita in cui iniziano ad arrivarti tweet ed email da parte di social-cosi che lavorano per agenzie da nomi incredibili (che tu abitando nell’estremo nord est non hai mai sentito) e ti chiedono se vuoi partecipare alle campagne virali per alcuni dei loro innumerevoli clienti.
Ma io cosa ci guadagno?
Eh ti mandiamo lo scolapasta griffato, realizzato in sole 42mila copie.
Ah, staminchia che bello. Ma io in realtà farei il grafico freelance, se volete realizzo anche graffiti su commissione, non è che potete proporre al vostro cliente i miei servizi o passarmi fuori qualche lavoro?
Certo, grazie per averci esposto le tue competenze: ma ora lo vuoi lo scolapasta?
Beh no, non seguo questo brand su alcun social, non compro mai nulla di suo e -in via di massima- di fare pubblicità a terzi (e gratis) non mi interessa una banana.
Vabè dai, io te lo mando lo stesso.
Eh ok, come vuoi.

Insomma inizia ad arrivarti a casa un sacco di pattume e tu lanci verso l’etere cristi e madonne pensando che ci sono agenzie strapagate per ipotizzare campagne virali per poi partorire aborti colossali.
Che poi partorire un aborto credo spieghi alla grande la situazione.

Vi faccio un breve schema di come funziona il rapporto agenzia-influencer (almeno con me):

  • Arriva una e-mail in cui ti chiedono se vuoi partecipare alla campagna virale;
  • Rispondi di no;
  • Ti viene risposto che ti mandano il gadget ugualemente;
  • Non capisci perché ma accetti;
  • Arriva il corriere che porta un oggetto astruso.
    Il costo del corriere è solitamente più alto di quello del contenuto del pacco;
  • Apri il pacco, tiri fuori il gadget, ti cadono le balle, raccogli le balle, cristoni;
  • Pensi a come pubblicare la foto facendo contenta l’agenzia e non rovinando la tua reputazione.
    Fai una rapida cernita dei tuoi social per cercare quello che ti interessa meno. Finisci per riattivare il profilo MySpace e pubblicare la foto li;
  • La campagna ottiene esiti fallimentari ma verranno snocciolati al cliente dati spettacolari di engagement.

Insomma è la solita grande bolla.

Ma tutto questo per dire cosa: perché il titolo è “fluo connection“? Perché è una storia triste?
Perché la scorsa settimana mi arriva una di queste e-mail in cui mi viene chiesto se volessi ricevere l’edizione limitata Camparisoda Fluo Connection.
Di base la mia risposta sarebbe stata ancora una volta NO. Però facendo il grafico e dipingendo graffiti i coloretti belli mi attraggono un sacco, tipo la luce della lampadina con le zanzare, e quindi dai: va bene, mandami il pacco.
Aspetto un paio di giorni e finalmente arriva.
O meglio lo intuisco perché vedo un ombra scura di un furgone che arriva, esce un ninja, smolla qualcosa e scappa: era il corriere.
Vado verso il pacco, lo sollevi e il rumore che fa è simile a quello che potreste ottenere mettendo in un frullatore una gondola di vetro di murano e poi shakerandola a bomba come non ci fosse un domani.
È una tragedia, ma pensavo peggio.

Una delle sei bottigliette all’urlo “liberté! Egalité! Saint Honoré!” è uscita dalla sua sede e, grazie alle modalità di trasporto particolarmente riguardose nei confronti dei pacchi marchiati a carattere 160 FRAGILE, ha cominciato a fare come una pallina del flipper contro le altre finché si è distrutta. È anche piuttosto strano che le altre siano rimaste integre.
Il liquido è fuoriuscito bombando alla grande tutto il materiale usato per l’imballo.

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Insomma: per una volta che il dono mi sembrava interessante, destino ha voluto che la mia collezione venisse in parte distrutta.
Se però siete in zona Milano per due mesi (a partire dal 19 settembre) potete trovare la “Limited Edition Camparisoda Fluo Connection” presso il Temporary Store in Stazione Centrale e sul sito www.BarCampari.it
Oppure seguite il tag #CamparisodaFluo (twitter, instagram), o ancora non fate nulla e seguite me su instagram. 🙂

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2 Comments

  • Reply
    Francesca
    2 Ottobre 2014 at 10:05

    Ridotto del 85% le Agenzie interessate a blogger engagement tra 3, 2, 1…

    • Reply
      stailuan
      2 Ottobre 2014 at 10:34

      sarebbe bello 😀

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