Giochi di computer applicati alla vita reale.

Sono appena tornato da un viaggio-lampo in Svezia, ma invece che parlarvi della penisola scandinava vi scriverò di un paio episodi di real-lifeche si sarebbero potuti evitare con un utilizzo dei video games da parte dei protagonisti.

Episodio 01 – Il Tetris, le valigie.Il Tetris, famosissimo giochino anni ottanta (di cui non possiamo dimenticare la musichina) in cui bisognava incastrare dei pezzi di varie forme che cadevano dall’alto senza lasciare spazi. Gioco semplice, banale, meccanico, con cui tutti noi abbiamo perso ore e ore di vita. Non tutti però.

La signora indiana che ha fatto il volo di ritorno dalla Svezia assieme a me, ad esempio, non deve avere alba di cosa sia il Tetris o, se ci ha giocato, doveva essere una pippa clamorosa.

Allego uno schizzo esemplificativo della criticità messa in atto.
L’aereo era full di indians, non so perchè, ad ogni modo ve ne parlerò in un altro post. Resta il fatto che dovevano inserire i bagagli nel porta valige che si trova sopra alla testa dei passeggeri.
La figura in alto rappresenta, banalmente, come dovrebbero essere collocati i bagagli. Elementare? Ovvio? Scontato?
Evidentemente no.
Solo Visnù sa il motivo per cui il bagaglio giallo doveva stare di traverso e di conseguenza il bagaglio di destra, che fortunatamente per loro non era rigido, è stato premuto all’interno dello scomparto più e più volte fino a ridurlo in un ammasso informe.
Siccome gli indiani in aereo non restano fermi un secondo, quel bagaglio è stato estratto almeno 4 volte dallo scomparto e ogni volta è stato rimesso all’interno plasmandolo a immagine e somiglianza dello spazio rimanente.
Diciamo che una buona nozione di tetris a queste persone non avrebbe fatto male.
Episodio 02 – Pacman e la corsia preferenziale.
Non avendo pagato io il viaggio, mi son trovato in mano un biglietto prioritario di Ryanair, ovvero un biglietto da ricco in un viaggio di poveri.Il biglietto prioritario consente di fare la fila per primi all’imbarco ed entrare per primi sull’aereo dove, non essendo i posti numerati, si può scegliere il posto che si vuole posizionando il bagaglio vicino, non in un posto a caso rimanente una volta che entra tutta la masnada della plebe. Problema del bagaglio non secondario, applicato alle criticità appena spiegate della collocazione all’interno degli appositi scomparti.

Allego altro schizzo.
Come potete vedere, sulla sinistra c’è un colpo d’occhio dell’ingresso al Gate4, destinazione Venezia Marco Polo, con un cartello che indica due corsie: a sinistra i biglietti prioritari, a destra tutti gli altri. Da notare che nella zona per i biglietti prioritari c’erano pure le poltroncine, in quella dedicata alla plebe no.Tutto molto semplice? Sembra di si, con un solo enigma.

La corsia preferenziale sfocia nel nulla, cioè su una porta aperta (fascia verde nel disegno), la corsia per tutti gli altri sbatte diritta sul bancone del controllo. Questo innesca in tutti, tranne che in me, un meccanismo assurdo di paura della libertà: di conseguenza tutte le persone sedute in fila preferenziale cominciano a passare di corsia e a mischiarsi ai plebei che, molto carini, li lasciano andare avanti in quanto provvisti di magico biglietto.

Il risultato è che nel momento in cui inizia l’imbarco passo solo io come preferenziale e tutti gli altri si sono misticamente attaccati.
Non che io mi senta particolarmente furbo, ma evidentemente lo ero più degli altri 150 viaggiatori. O forse ho giocato più spesso a pacman gioco che, per scappare dai fantasmi, ti obbliga a cercare una via d’uscita in modo rapido.
Episodio 03 – SuperMario e i parcheggi dell’aeroporto di Venezia.
Partiamo dal presupposto che il prezzo del parcheggio dell’aeroporto Marco Polo di Venezia, è una ladrata scandalosa. Parcheggio scoperto e a occhio e croce non custodito, macchina in sosta dalle 08 di mattina del sabato alle 21:00 della domenica, totale 22,00 euro. Non male.
Il pagamento è rock & roll. O hai una carta di credito e paghi direttamente sulla colonnina della sbarra all’uscita, oppure paghi in alcune casse automatiche perse e disperse per l’aeroporto ed il parcheggio. Le casse automatiche sono segnalate con una slavina di cartelli, ciononostante non ne ho vista nessuna, ma appena sceso dall’aereo ne ho trovata una nel terminal, decidendo quindi di pagare li senza dover vagare a caso per trovarne una seconda.
Smollo i 22 euro, che voglio dire, son 22 euro e mi arriva l’avviso: hai 15 minuti per uscire dal parcheggio. Porcatroia: Misery non deve morire. Ma io ero ancora in aeroporto.
Scatta così il SuperMario che c’è in me e inizio a correre saltando le vecchie con il mio trolley che fa un casino boia che pare più che una valigia con le ruote, una frana in un ghiaione della Val Canale. Rischio di essere investito sulle striscie, seguo la via per il P5 che trovo chiusa perchè stanno facendo lavori, svolto, passo sotto a una catena, arriva il temporale, si spengono tutte le luci, “dove cazzo è la macchina ora?”, lo dico anche a una tipa che non ho mai visto ridendo, lei mi risponde disperata che son già 5 minuti che non la trova (quindi forse non esce), io che invece ho un sacco di flava la trovo subito. Sgommo verso l’uscita, esco, arriva un nubrifragio della madonna che mi accompagnerà almeno per 110 dei successivi 130 km.
Il resto è storia nota.
Enjoy.

stailuan

Andrea "Style1" Antoni è un grafico freelance ed un graffiti writer, ambassador di GoPro e Roberto Ricci Designs. Scrive post a tempo perso e perde tempo scrivendo post, ma vive di grafica. Nel febbraio del 2015 è uscito il suo primo libro "Trova la tua identità su Instagram e condividi foto uniche", pubblicato da Dario Flaccovio Editore. Nel 2017 è diventato per tutti "il grafico che gira il mondo fotografando le mazzette pantone" grazie all'improvvisa viralizzazione del suo progetto Instagram #STAILtone. More info

You may also like...

Commenti dal faccialibro


1 Response

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *