Graffiti-Writing: tra lettering e storia

Non sono uno che ama mettere paletti, catalogare le cose in modo preciso e insuperabile o dire che una cosa “è così e basta”, però quando una cosa “è così è basta” è così e basta: non possiamo farci niente.
Il “così è basta” in questione di oggi è LO STUDIO DELLA LETTERA nella disciplina dei graffiti-writing.

Se tu sei un graffiti-writer, scrivi lettere.
Se vuoi disegnare funghi sei un disegnatore di funghi, magari bravissimo, ma non sei un graffiti-writer.
Se fai lettere a forma di fungo, torni a essere un graffiti-writer.
Fine.

O almeno, a me la insegnarono così e così la porto avanti: alla base di questa disciplina c’è la lettera e lo studio delle sue forme.
Sembra facile, ma non lo è.
Scrivere lettere non è obbligatorio, ma se vuoi essere un writer si. Altrimenti fai aerosolart, streetart, acquerello, o quello che vuoi, ma in teoria non sarebbe definibile writing. E non c’è nulla di estremo in quello che sto dicendo: è come se tu volessi giocare a calcio colpendo la palla con le le mani vestito da pallavolista. Sarai bravissimo nella pallavolo, ma non è calcio. Qui uguale.
Credo che il pensiero sia piuttosto logico e lineare in fin dei conti.
Per me è indifferente, serve solo a farti capire quale sia la base di questa disciplina: non sono estremista in questo. Calcola che per anni ho dipinto assieme a Sly che, mentre io dipingevo le mie belle letterine, andava a sfrondare gli alberi dei dintorni per realizzare pattern utilizzando rami e foglie.

La cosa che mi sento dire più spesso quando dipingo su parete è

Questi disegni che fate così per bene, mi piacciono: sono le scritte in giro per la città che non sopporto.
cit. chiunque

Le scritte in giro per la città, al netto dei sempre cari “viva la figa” e delle scritte politiche, sono le TAG.
Detta alla veloce per tag si intende la firma di ogni artista ed è quella che, quando io e l’amico Original Asker poniamo sotto a un nostro pezzo per concludere la murata, rovina tutto perché la facciamo malissimo. Ma questa è un’altra storia.
Torniamo alle tag sparse per la città.
Capisco il problema, comprendo che possano non piacere, il fatto è che negare le tag significa negare il nucleo fondamentale di questa disciplina.
È come dire “quel pino argentato che hai in giardino è una figata, è che mi fanno cagare le sue radici“. Un pino senza radici non funziona, non vive, un albero è composto dalla parte vistosa sopra la terra e da una parte mega underground che sono le radici. Le due parti hanno bisogno dell’altra per andare avanti: qui uguale.
Oppure devi prenderti un albero finto, e qui hanno fatto uguale facendo emergere finti writers elevandoli manco fossero Michelangelo2.0 della strada.

Cenni storici a manate di ignoranza

Facciamo un passo indietro.
Back in the days.
Un giorno iniziarono a scrivere i propri nomi su tutte le pareti delle città. Lo facevano con i marker, con punte per incidere, con pennelli e si anche con gli spray.
Cazzo ma era vandalismo! Eh.

Un giorno si scoprì l’uovo di Colombo: se invece che fare solamente la tua firma andavi anche a inspessirne le lettere, in mezzo ad altre milionate di tag, questa risaltava e le altre diventavano una sorta di pattern. “Che cagata ovvia” dirai tu al giorno d’oggi, si ma non lo dissero quella volta.
Anzi, inizialmente pensarono che non avesse senso “sprecare” uno spray per realizzare una sola tag quando con una bomboletta potevi lasciare in giro una cinquantina di firme.
Poi però si accorsero che aveva senso.
Eccome.
Perché una sola firma “grossa” aveva più visibilità che altre 50 “normali”.
Da lì tutti iniziarono a fare letteroni e nuovamente non c’era qualcuno che spiccasse tra gli altri: bisognava inventarsi qualcosa di nuovo per emergere dalla massa. Bisognava iniziare a studiare lettering.
Ecco che nacquero gli outline, gli spessori 3D, gli sfondi, gli overline, i colpi di luce, i loop, e man mano a differenziarsi le scuole di pensiero e di stile.
So che sembrano tutte minchiate clamorose, e in parte lo sono, ma quando una cosa l’ha già fatta un’altra persona è sempre ovvia, se bisogna arrivarci da soli un poco meno.

Accadde che se una scritta grande e figa su parete è ben visibile, lo è solo per chi ci passa davanti.
Che fare?
Si fa passare la scritta davanti a tutti, aka si dipinge sui treni.
Dai primi pezzi sotto ai finestrini anche qui l’evoluzione è velocissima. Se lo fai lungo tutto un vagone lo si vede meglio, se lo fai grande come tutto il vagone (finestrini compresi) lo si vede meglio ancora, se lo fai grande come tutto il treno, e per tutto il treno intento tutti i vagoni del treno compresi dei finestrini, beh ciao. Sei il King.

Perché seguite me? Perché tu sei lo Re

Per essere il King hai due vie: quella dell’essere presente ovunque in modo massiccio o quella dell’essere scandalosamente stiloso. E qui abbiamo la divisione tra i cosiddetti BOMBERS e gli STYLIST, che si differenziano sia per tipologia di intervento che per mentalità e fine stesso della loro opera.
Se però sei presente ovunque presentando uno stile spettacolare, allora sei perfetto. E a questo tendenzialmente punta il writer: avere uno stile personale, unico e inconfondibile da lasciare in più posti possibili.
E questo stile passa per “il gioco” di prendere le lettere del proprio nome, tag o pseudonimo, ed evolverle in un alfabeto distintivo: a volte molto leggibile, altre volte impossibile da comprendere. Sono strade diverse scelte un poco per gusto, un poco per il destino, che portano a risultati totalmente diversi e dei quali nessuno è giusto o sbagliato.
Sono solo diversi: sono graffiti-writing.
E questa è la guerra degli stili.

Tutto questo per spiegare un semplicissimo concetto: alla base di tutto c’è la lettera e lo studio della sua dinamicità. Può piacere o non piacere, non ha importanza, ma passa per fasi diverse e il masterpiece è solo la più evidente delle sue espressioni. Bombing, tag, argentoni, incisioni e tutte le possibilità che ti vengono in mente circa le “fantomatiche” firme, sono parte integrale e fondamentale del writing. Alla base di un’opera intricatissima c’è sempre una lettera semplice ma dalle forme stupende: se la base è carente anche il risultato della sua evoluzione non sarà di alto livello. Si possono nascondere le pecche utilizzando loop, sfumature, colpi di luce ed elementi maestosi, ma l’occhio attento si accorgerà dell’inganno.

Ripeto: non è un problema, ognuno fa quello che vuole, ma le regole in ballo sono poche e quello che ne è nato negli anni è onestamente bellissimo.
Ah, io quasi da subito scelsi di dipingere lettere tridimensionali, ma di questo te ne parlerò un’altra volta.

#20AnniDiStyle1

stailuan

Andrea "Style1" Antoni è un grafico freelance ed un graffiti writer, ambassador di GoPro e Roberto Ricci Designs. Scrive post a tempo perso e perde tempo scrivendo post, ma vive di grafica. Nel febbraio del 2015 è uscito il suo primo libro "Trova la tua identità su Instagram e condividi foto uniche", pubblicato da Dario Flaccovio Editore. Nel 2017 è diventato per tutti "il grafico che gira il mondo fotografando le mazzette pantone" grazie all'improvvisa viralizzazione del suo progetto Instagram #STAILtone. More info

You may also like...

Commenti dal faccialibro


1 Response

  1. 13 febbraio 2017

    […] ho precedentemente spiegato di come, nei graffiti-writing, sia fondamentale scrivere lettere e, possibilmente, farlo con un […]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *