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Ho nuotato all’Asinara

Durante questo 2015 particolarmente girovago mi è capitato di trovarmi imbarcato su un veliero in direzione isola dell’Asinara. Cose che capitano. Poi insomma, c’è di peggio: tipo adesso che sono a casa invece di essere ancora li. Però ho l’aria condizionata a manetta, quindi non posso proprio lamentarmi.

L’imbarcazione in questione si chiama Alfredo, che è un nome abbastanza bello, soprattutto se confrontato con i soliti nomi orripilanti con cui vengono battezzate le imbarcazioni. Tra l’altro è un nome maschile, non che i nomi femminili mi diano fastidio, ma credo che nove barche e mezzo su dieci abbiano un nome da donna, quindi mi pare una nota curiosa. Bene, chiudiamo la parentesi sui battesimi navali e proseguiamo.

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La giornata è iniziata alla stragrande con una colazione epica in cui, al Bed & Breakfast di Stintino, ci è stato servito pure il tiramisù. Non credo che servire il tiramisù alle nove di mattina sia un’usanza sarda , ma onestamente trovo che restare aderenti alle tipicità della zona sia quantomeno restrittivo, soprattutto quando si parla di tiramisù. Insomma, volete sapere se l’ho mangiato? Ma chiaro che si, e ho pure fatto il bis. Cioè, il tiramisù si mangia sempre: non ci sono orari o stagioni, non esistono fame o diete, esiste solo il concetto di tiramisù, che è un qualcosa di unico ed onirico plasmato dal mascarpone.

Il gruppo degli allegri Instagramers è salpato attorno alle 11 con un solo obiettivo: non morire di insolazione.
Io ero allo stesso tempo affascinatissimo dall’idea di andare a nuotare nelle acque cristalline dell’Asinara, ma terrorizzato dall’idea di ritornare bollito manco fossi un’aragosta, animale che tra l’altro mi fa piuttosto schifo. Detesto l’aragosta proprio dal punto di vista estetico: ritengo infatti che sia carina solo disegnata nei fumetti, altrimenti il suo parente più vicino è l’alien dei film di Ridley Scott. Tutto questo per dire che l’idea non mi esaltava. Ma grazie una pre abbronzatura da allenamento con il sup, una portentosa crema level 50+ tuareg mood e un telone-crea-ombra che il capitano fissava ogni volta che ci si fermava a nuotare, siamo tornati tutti illesi. Praticamente impossibile, ma vero.

Se devo ricordare una cosa che mi ha colpito in particolare di questa gita, posso pensare solo a questo: il capitano aveva le mutande di braccio di ferro. Seriamente. Cioè le mutande non lo erano, ma io sono serio. Non che fossi lì per guardare il suo pacco, ma l’elastico con scritto POPEYE non potevi non notarlo. Big Up. Per me il miglior capitano di sempre.

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Detto questo, nuotare attorno all’Asinara è un’esperienza trascendentale: è come tuffarsi in una piscina megalitica, grande tipo come il mare. Perchè lo è. Tu sei li che nuoti a pelo d’acqua manco fossi piccola bianca Sibert e puoi distinguere tranquillamente anche le conchiglie sul fondo, 5 metri sotto di te. Che poi magari sono conchiglie con un diametro di un metro, questo non lo so, ma la trasparenza dell’acqua è qualcosa di eroico. Cioè merita, merita di brutto, merita veramente tantissimo. Perchè una cosa è andare al mare, un’altra cosa è andare al mare in Sardegna.
È un poco come dire “vado a cena” e poi si va in un fast-food, oppure dire “stasera si mangia manzo di Kobe”. O se siete veganissimi qualcosa di altrettanto succulento che io non conosco, ma comunque ho reso l’idea dai, non trollatemi.

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Quello a cui pensavo continuamente (anche perché avevo campo e quindi più tempo per le mie elucubrazioni) era “si vabè ma ciao, costerà tantissimo questa mini crociera“, perché Alfredo porta al massimo 12 persone. Quindi hai un’imbarcazione che ti porta in un posto meraviglioso, con due persone al tuo servizio, ti offrono il pranzo e tutto quello che ti serve durante la giornata, il costo quanto sarà? Secondo me #CIAONE level, e invece no: 65 euro a testa, e potete trovarne conferma qui.
Non potrei andarci ogni giorno chiaramente, però se si pensa che affittare un pedalò in un qualsiasi stabilimento del cacchio costi 10-15 euro l’ora, direi che la spesa sia più che ragionevole.

Due cose mi porto a casa da questa esperienza: la prima è il colore di questo mare che non capisco come possa a essere tale (dopo lo googlo a bestia), la seconda è la sua trasparenza. Certo, sono due cose connesse, ma una cosa è guardarlo da sopra, un’altra da sotto. Ed è sempre uno spettacolo incredibile.

Enjoy the blu.

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Per vedere le foto della giornata, pubblicate su instagram, cercate l’hashtag #asinaraexperience
Account: @asinaralineadelparco @marinadistintino

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