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Ho visto After Earth

Ho vista After Earth, film #demmerda che entra di diritto nella mia top ten dei film #demmerda.

A mio avviso è il classico film che odora di inguardabilità a chilometri di distanza e infatti anche mentre stavamo cenando al fast food (che notoriamente non sono i posti più profumati del mondo) la sua fragranza di mega-pacco era comunque ben percepibile nell’aria.

Posso dire con orgoglio che nella mia vita ho visto un sacco di film brutti, quasi sempre per colpa dei miei splendidi amici che me li hanno proposti, e sempre sapevo del fallimento cui andavo incontro: questa era una di quelle occasioni. Però un poco peggio.

No, il trailer non mi ha fatto avere delle false attese nei confronti del film: non lo avevo visto.
Mi sono recato al cinema colmo di splendida ignoranza: una tabula rasa su cui costruire un castello #demmerda.

C’è da dire una cosa: quando in un mondo che mi dicono essere popolato 6,974 miliardi di abitanti, nella stessa pellicola trovi padre e figlio che recitano assieme a me sorgono un sacco di dubbi sulla modalità delle scelte degli attori, ma probabilmente sarò malizioso.
O stron*o, che dir si voglia.
Però se poi leggo che è stato prodotto da Jada Pinkett Smith, moglie di Will e madre di Jaden, allora mi pongo il dubbio di aver visto un filmino familiare.

La trama è questa:
un ragazzetto fastidioso e piagnucolone corre nella giungla, ammazza bestie, salva se stesso e il padre dopo che la loro navicella era precipitata.
Praticamente un Apocalypto ambientato in un teorico futuro, ma con meno scene splatter.

Extended trama:
in un futuro senza Facebook il mondo sbarella nei casini e l’uomo fugge su un pianeta lontano dove costruisce delle colonie e si trova a lottare con gli alieni. Questi hanno delle bestie ammazza-umani che non hanno occhi ma percepisco la paura: ma nulla possono contro Will Smith che paura non ne ha, e quindi non vedono. Fresh Prince li ammazza alla grande con una katana manco fosse in Kill Bill e diventa il king del ghetto: il generale più idolatrato della storia, che però non è mai a casa a curarsi della famiglia.
Suo figlio quindi cresce mega-bimbominkia, carico di sensi di colpa per la morte della sorella che ha cercato di salvarlo da uno di questi alieni e per la voglia di dimostrare al padre di essere un vero uomo.

Dopo anni di uccel di bosco il generale decide di portare con se, per una missione inutile, anche il figlio. Però guarda caso la nave si schianta e muoiono tutti tranne loro due.
Strano.

E dove si schianta? Sulla Terra.
Non avevamo dubbio alcuno.

Da qui è un crescendo di pesantezza e scene assurde.
Il padre si è rotto le gambe e la nave spaziale si è rotta in due e il congegno di richiesta del carro attrezzi spaziale è chiaramente nell’altro troncone di astronave che si trova a 100 km circa di distanza. Quindi la missione deve essere tentata dal figlio rompi balle che comunica con il padre  a distanza tramite un citofono spaziale posizionato sul braccio.
Il padre mediante questo e una serie di telecamere sparate in giro a cazzo, ma sempre ovunque, lo segue continuamente e sembra uno di quei video dementi di Jennifer Lopez in cui lei si muove in mezzo a computer trasparenti con grafichine imbarazzanti.

La genialata è che è un film di fantascenza ma si vede solo giungla: in pratica hanno vestito sto ragazzino con una tuta assurda e gli hanno fatto fare una lunga corsa campestre per i monti, dicendo che il tutto era ambientato nel 3000 dopo Cristo.
Il giovane Kitai è minacciato da scimmie, aquile giganti, leoni e infine questo famoso mostro alieno detto Ursa. E ne esce vincitore sempre in modi tristissimi e molto poco credibili.

La trama cerca di far esplorare il rapporto conflittuale tra padre e figlio, non riuscendoci praticamente mai e alla fin fine il tutto non è che poco più di una versione cinematografica dell’app Temple Run.
La caratterizzazione dei personaggi è nulla, le loro figure sono esasperate e i dialoghi sono a dir poco imbarazzanti.



Andando a citare Giordania Farley – SFX Magazine: Il problema critico del film è che il personaggio lamentoso di Smith Jr. ha tutta la simpatia di una ragade anale.

La cosa buona sono i paesaggi: dobbiamo riconoscere che essendo girato in Costa Rica, California, Utah e Philadelphia, le ambientazioni non sono poi male. Ma per vedere dei paesaggi potevamo guardare una puntata di SuperQuark, dove avremmo trovato Alberto Angela, figlio di Piero Angela.
Omioddio un inestricabile loop di nepotismo #demmerda.


Joe Morgenstern – Wall Street Journal: È “After Earth” il peggior film mai realizzato?
Rispondo io: se non lo è, ci va molto vicino.

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