Ho visto il Redivivo (vi saluta)

E insomma ci sono cascato: sono andato al cinema e ho visto “il Redivivo” (che tutto sommato sta benissimo e mi ha detto di salutare voi e i vostri cari), film candidato a vagonate di Premi Oscar del regista Alejandro González Iñárritu.
Chi? Quello di 21 grammi.
Ma dai? Il regista è lo stesso?
Incredibile: nulla si distrugge e tutto si trasforma.
Accipicchia.

Dopo aver visto il trailer ho deciso di andare a vedere il film: chissà che cragna sarà.
La spoilerata dello spot è, come quasi sempre accade, praticamente totale: c’è però da dire che le cose andranno ancora peggio. E tanto per ambientarsi subito alla grande il tipo in fila dietro di me esclama :”ciò, ma chissà cossa vol dir REDIVIVO, ti te ga miga capido? Mi no“.
Ok.

Il film su MyMovies ha preso stellette a nastro, a mio avviso è una rottura di balle clamorosa lunga tra l’altro 156 minuti.
Il messaggio sarebbe “Finchè hai un filo di respiro, combatti!“, si ma stocazzo: se anche io lavorassi con il regista della mia vita, probabilmente potrei avere fili di respiro anche dopo che un orso mi ha trasformato in un hamburger, ma dato che le cose non stanno così se di notte vado vado in cucina per bere un bicchiere d’acqua e prendo il mignolo del piede (o quinto dito) in uno spigolo ci resto secco e piango ore.
Fine del film.

dragonball

Invece no, quando il regista è tuo amico rinasci sempre e sei ogni volta più forte, come Goku in Dragon Ball, non so se avete presente: un cartone animato dove il messaggio è che più volte muori e rinasci e più diventi forte, però è necessario che ti crescano i capelli biondi e assumano la forma di cespi di banana coesi. Io però non essendo nemmeno Goku sono 3 mesi che non esco in mare con il SUP perché sedendo per ore storto davanti al computer mi sono coglionato la schiena e ora non recupero una fava: stando alle leggi universali dei film, invece, a breve dovrei essere olimpionico di questa disciplina (che al momento, tra l’altro non è disciplina Olimpica).
Non mi farebbe schifo, vi faccio sapere.

revenant-redivivo-nuovo-trailer-internazionale-del-film-con-leonardo-dicaprio

Ma che dici: mi sto dilungando e non sto dicendo nulla di questo capolavoro del cinema?
Ma perché non c’è un cazzo da dire, mi sembra chiaro, ad ogni modo te lo riassumo a grandi linee.
C’è un fracasso di gente sporca, con i vestiti lerci e i capelli schifosamente oleosi che vaga per foreste americane sconosciute con un freddo allucinante e squarta bestie per ricavarne pellicce. Tra di questi c’è Di Caprio che cammina per i boschi ma, anziché bestie da ammazzare, cerca Premi Oscar. E fa benissimo.
Ad un certo punto arrivano un disastro Indiani d’America e all’urlo “facciamo casino!” iniziano a squartare questa gente sporca a manetta, che poi io sono d’accordo che fossero sporchi, ma prima di arrabbiarsi tanto ed ucciderli potevano anche stilare un trattato del sapone e farli lavare nel fiume. Niente: volano frecce, scalpi, colpi di arma da fuoco, fiamme ovunque e gli (ancor più) sporchi sopravvissuti riescono a trovare scampo grazie alla loro barchetta lungo il fiume.
In tutto questo Di Caprio ha un figlio indiano, perché il protagonista di ampie vedute umane ci sta sempre.

In una situazione di freddo clamoroso costante, che perdurerà per tutto il film, ecco che il nostro cercatore di statuette viene trollato da un orso che se lo gira e rigira manco fosse un calesse e lo riduce a una Tartare di Hollywood. Però alla fine l’orso muore, Di Caprio no. Viene curato che tanti auguri, messo su una barella di legno che pesa come un autobus e portato in stato vegetativo a spasso per i boschi. Lui intanto emette versi, vede cose, ma chiaramente guarisce: perché avere cinquemila punti fatti a cazzo, senza alcun igiene, con 50 sottozero non è poi mica tanto un problema. Però gli altri di andare in giro con sto Walking Dead (che a dirla tutta nemmeno cammina), e che pesa un disastro, si sono rotti le balle e quindi dicono “Oh, capo: minchiazza molliamo il colpo e lasciamolo“. Il capo-minchiazza cincischia un poco, da bravo capo, poi dice “assembofa’ “, lo si smolla ma con un paio di volontari a fargli la guardia, che poi dovranno pure tumularlo. Che tra l’altro scavare una buca con la terra gelata a 30 sottozero te lo auguro. Insomma dopo un poco il cattivo di turno, che è palesemente cattivo e fastidiosamente stronzo, uno di quei personaggi che vengono talmente marcati che non ne puoi più dopo la prima battuta, è (giustamente) stufo di questo sbattimento, ammazza il figlio di Di Caprio, tumula Di Caprio e se ne va.

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Siccome il titolo del film è il Redivivo ecco che il buon semi-morto non può morire e manco fosse un Lazzaro2.0 resuscita, senza nemmeno l’ausilio di alcun intervento divino. Da qui dimostra che la cancrena non esiste, se qualcosa ti va in putrefazione non è vero e guarisce perché tu hai un fine da portare avanti (ammazzare chi ti ha ammazzato il figlio, ottimi propositi), se hai tutte le ossa rotte sti gran cazzi, se nuoti in un fiume in inverno chi se ne frega. E ancora: un fuoco lo si accende sempre, anche praticamente sott’acqua, e tutti ammazzano tutti e chiunque girella per i boschi americani con il fine di ammazzare qualcosa: in ogni caso, per nasconderti e proteggerti dal freddo, tu puoi sempre squartare una bestia a caso, toglierle le interiora e andarci dentro come fosse la capannina che si fa da piccoli con cuscini e lenzuola. Poi niente: esci più lercio di prima, indossi i vestiti che son sempre più sporchi e ormai non c’è nemmeno più tessuto ma solo disagio e via, verso nuove frontiere ad ammazzare.

In tutto questo degenero di morte c’è la storia parallela di un capo indiano che cerca la figlia rapita e, modello CSI Miami (però qua è più CSI pellirosse) girella con i suoi amici, ammazza gente qua e là dicendo “mia figlia potrebbe essere qui, essere li, questo sangue potrebbe essere il suo (perché mai? e l’esame del DNA?)”.
Ed è tutto un “faccio cose, ammazzo gente”.
Si beh, poi la trova ovviamente: figuriamoci se la facevano crepare.

redivivo

Il messaggio comunque è che se hai la fortuna di nascere attore protagonista del film non muori mai, quindi chi se ne frega di tutto quello che ti accade: alla fine (chiaramente) vince abbastanza. Anche se genericamente in tutto il film non c’è un attimo di gioia o di elevazione di un qualche personaggio.
Insomma: sono due ore e mezza di bei paesaggi da Instagrammare, gente che ammazza gente che ammazza bestie che ammazzano gente, cose sporche, morte diffusa, freddo boia, cure mediche clamorose, accensione di fuochi mirabolanti.
Io fossi in voi lo andrei a vedere, anche perché da questa recensione non ci avete capito un razzo.
E, ad ogni modo, il panino che ho mangiato prima di vedere il film era molto buono.

Enjoy!

stailuan

Andrea "Style1" Antoni è un grafico freelance ed un graffiti writer, ambassador di GoPro e Roberto Ricci Designs. Scrive post a tempo perso e perde tempo scrivendo post, ma vive di grafica. Nel febbraio del 2015 è uscito il suo primo libro "Trova la tua identità su Instagram e condividi foto uniche", pubblicato da Dario Flaccovio Editore. Nel 2017 è diventato per tutti "il grafico che gira il mondo fotografando le mazzette pantone" grazie all'improvvisa viralizzazione del suo progetto Instagram #STAILtone. More info

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Commenti dal faccialibro


1 Response

  1. devilste ha detto:

    Finirà che la gente oltre a credere che i vaccini non servano a un caxxo (ricordarsi però di chiedere ai bambini morti di morbillo) crederà che pure l’asepsi e gli antibiotici non servano a un caxxo.

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