Ho visto Lie To Me

Lie-to-Me

Ho visto le prime due puntate di Lie To Me su Netflix.
In realtà – come sempre – prima ho analizzato qualcosa come 400 titoli (tra film e serie) di disinteresse assoluto e poi ho ceduto all’imposizione della mia morosa che era “ispirata” da questo telefilm.

Bastano due puntate per poter giudicare una serie di tre stagioni?
Secondo me assolutamente no, ma in questo caso sì.

Lie To Me è tipo il Mentalista, ma ancora più spocchioso.
Pensavi fosse impossibile? #Einvece.
Non finiamo mai di imparare.

Mentre il Mentalista te la mena per una puntata intera e solo alla fine ti dice che il colpevole era PincoPallo perché il cadavere aveva sotto le unghie quella tipica polvere che si trova sui banconi del supermercato di Via Staceppa numero 3 che lui frequentava 10 anni prima quando seguiva un master in stocazzologia, il bulletto di Lie To Me ci mette molto meno. Tipo che tu gli dici “Yo bro’, come stai?” e lui invece che risponderti ti ferma ed esclama :”Eh, fermo un attimo. Dal tono della tua voce, e dal fatto che hai alzato di 3 millimetri il sopracciglio destro per un quinto di secondo – e in contemporanea i pori della tua pelle si sono dilatati – posso dedurre che quando frequentavi il secondo quadrimestre della terza media hai bigiato scuola andando al mare. Perché quella tua espressione impercettibile è tipica di chi ha fatto questo“.
OK.

Il mentalista è uno che ti mentalizza a nastro, questo più che altro analizza di brutto la tua mimica facciale e la postura. Sbattimento duro proprio.
Oltretutto Cal Lightman (che sarebbe il protagonista) è nientemento che il Pianista sull’Oceano. Lo avevamo lasciato con occhi sbrilluccicanti che effettuava l’epica sfida epica, asfaltando Jelly Roll Morton, e ora da miglior pianista della storia ce lo ritrovo che analizza le espressioni facciali.
La vita è imprevedibile.

Il telefilm inoltre segue il miglior canovaccio di altre serie “strepitose” quali CSI.
Di cosa sto parlando? Di quei momenti eroici in cui trovandosi ad analizzare i filmati delle videocamere di sorveglianza chiede a qualcuno di zoomare. Ora: in Italia nonostante 8 milioni di videocamere negli stadi non si riesce mai a identificare nessuno e i filmati consistono in dei megapixel che si muovono per lo schermo, che la grafica di Pacman in confronto era altissima definizione, qui invece NO PROBLEMA ti fanno l’ingrandimento sulla pupilla e l’immagine non subisce alcun tipo di perdita di definizione. Anzi, quasi per magia, più zoommi e meglio si vede. Tanto da sgamare che uno, a una data domanda dell’interrogatorio, ha avuto un dilatamento della pupilla dimostrando eccitazione.
APPLAUSI A SCENA APERTA.

La trama (di qualsiasi episodio) comunque è la seguente.
Muore persona X (maschio o femmina indifferente, ma se donna gnocca meglio), la polizia indaga e accusa Y che va in galera. Arriva LIE TO ME MAN che smiccia due espressioni facciali di persona Z (maschio o femmina indifferente, se uomo di colore meglio) e lo fa andare in galera facendo venire a galla la verità.
E facendoci chiedere a cosa serva la polizia se tanto sbaglia sempre tutto e perché non chiamino direttamente lui. Un poco come in Sailor Moon nessuno si spiega perché lei non usi subito quel cazzo di Cristallo di Luna che sfascia tutti i mostri invece di far sfondare di legnate per 15 minuti prima le sue amiche e poi anch’essa stessa.

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In definitiva non è poi malaccio eh, se l’alternativa è mettere le mani su un tagliere di legno e farsele prendere a martellate per passare la serata direi che scegliere LIE TO ME è un’ottima idea.
Come voto direi un altissimo 6, con l’opzione di abbassarlo nel caso guardando altre puntate modifichi il giudizio. Se invece vedrete miei selfie con le dita delle mani nere, saprete che avrò scelto l’altra opzione per passare la serata.

Enjoy!

stailuan

Andrea "Style1" Antoni è un grafico freelance ed un graffiti writer, ambassador di GoPro e Roberto Ricci Designs. Scrive post a tempo perso e perde tempo scrivendo post, ma vive di grafica. Nel febbraio del 2015 è uscito il suo primo libro "Trova la tua identità su Instagram e condividi foto uniche", pubblicato da Dario Flaccovio Editore. Nel 2017 è diventato per tutti "il grafico che gira il mondo fotografando le mazzette pantone" grazie all'improvvisa viralizzazione del suo progetto Instagram #STAILtone. More info

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