Il colloquio interminabile.

Continua la saga legata alle mie esperienze lavorative, quelle andate male o di cui lamentarsi chiaramente, quelle positive sono meno accattivanti, anche se in questi tempi – lavorativamente parlando – duri, narrare di posti di lavoro dove si veniva assunti e si percepiva un regolare stipendio, può assumere sfumature quasi epico-cavalleresche.

Ad ogni modo ho deciso che oggi vi parlerò di quando feci un colloquio per un’azienda svedese, di cui non farò il nome, leader nel settore dell’arredamento, dove i mobili bisogna montarseli da soli e il cui nome inizia per I e finisce per Kea e tra la “i” e il “kea” non c’è alcun carattere in mezzo, insomma: quando Stailuan fece un colloquio da Ikea.

  • Prologo.

Ci siamo lasciati con il mio gran rifiuto per un rinnovo contrattuale in un’altra azienda leader del settore del mobile, ubicata a Manzano, e ho parlato delle splendide performance del suo direttore Marketing nei miei confronti. Dal primo febbraio 2008 mi ritrovai senza lavoro e festeggiai andando a Milano ad una mostra su Munari, a maggio andai a dipingere a Los Angeles, a ottobre iniziai una work experience in un’agenzia di Comunicazione a Trieste e a maggio del 2009 ero nuovamente senza lavoro. I miei programmi di trovare un altro lavoro abbastanza facilmente, basati sull’idea di un mercato fondato sulla meritocrazia iniziava a vacillare. La cosa positiva è che non mi misi mai a pensare di non essere abbastanza bravo o di essere inadatto, feci forte autocritica su me stesso ma bollai gli altri come “stronzi“: non è assolutamente detto che fossi nel giusto, ma sicuramente mi aiutò a superare un momento in cui l’autostima iniziò a precipitare.

In questo scenario di desolazione lavorativa dell’universo Friuli, capita che cadde un meteorite dal cielo: un meteorite blu chiamato Ikea, che si schiantò sul paesino di Villesse modificandone inesorabilmente il futuro e diventando il nostro cubo blu da venerare. Iniziarono gli annunci di ricerca personale da parte degli scandinavi e e in motlissimi si proposero; tra questi anche io. La mia idea era quella di poter essere assunto in ipotetico ed eventuale ufficio grafica localizzato all’interno del punto vendita di Villesse per creare materiale pubblicitario dedicato alla zona, o l’essere assunto nell’ufficio grafica della sede centrale, sempre che ne esista uno, non ho fatto grandi studi in materia.

  • Le offerte lavorative.

Potranno esserci degli errori dovuti al tempo trascorso da quell’evento, ma in via di massima i fatti che vi sto per raccontare sono corretti.
Esistevano principalmente due possibilità di lavorare presso i discendenti dei vichinghi: la prima era rispondere a uno dei loro vari annunci diretti, la seconda era quella di presentare la propria candidatura tramite il loro sito internet; io scelsi la seconda possibilità, proponendomi in modo più o meno generico. E’ cosa nota che anche quando fui nella melma più vasta, non cercai lavori al di fuori del campo grafico non trovandoli inerenti al mio cammino di studi e al mio curriculum: questa volta non sarebbe stato diverso.

In via di massima quello che feci fu compilare on-line un mio curriculum vitae, caricare un mio curriculum in formato PDF e poi prendere parte a due test: uno di analisi del testo (in italiano) e uno nel quale bisognavano inserire le parole mancanti all’interno di alcune frasi (in inglese).

Dopo una decina di giorni venni contattato: volevano facessi un colloquio, ed era già una grossa cosa visto che a questo step si erano fermati quasi tutti i miei conoscenti.

  • Il Colloquio.

Nonostante sia una persona particolarmente puntuale mi presentai in ritardo, di poco ma comunque in ritardo, ultimo arrivato di quello che scoprii essere un colloquio di gruppo, una delle cose più odiose della storia. E sto parlando del colloquio di gruppo non del mio ritardo. Il gruppo di persone attorno a me era di una miscellanea clamorosa: c’erano delle 20enni fighe e prive di esperienza, delle 50enni rompicoglioni con già 30anni lavorativi come commesse, ingegneri, studenti universitari prossimi alla laurea: insomma la mia prima domanda fu “come cazzo hanno fatto le preselezioni?“.

Appena arrivati dovemmo compilare un modulo nel quale praticamente ci veniva richiesto il nostro CV che quindi, sommandolo a quello compilato su internet e quello compilato sul sito, eravamo a quota tre. Fatto questo iniziò una splendida presentazione di una trentina di minuti sul magico mondo Ikea: di quanto loro fossero belli, bravi, del loro mondo ovattato e favoloro, una sorta di shakeramento tra i Lego Fabuland e la Fabbrica di Willy Wonka. E tra le cose che a me danno veramente fastidio, questa è tra quelle che probabilmente si collocano sul podio assieme ad una pizza bruciata e al pesce in generale. Però son punti di vista chiaramente molto personali.

Finita la carrellata sul mondo delle sedie componibili arrivò il momento delle presentazioni di massa: in pratica dovevamo fare un riassunto del nostro CV davanti a degli emeriti sconosciuti.
La domanda che già da giorni riecheggiava per la mia testa e ora iniziava e diventare opprimente era “io sono qui per fare il grafico, nessuno di questi lo è: cosa vogliono da me? Quali sono le posizioni aperte?“.

Finito il gioco delle presentazioni arrivò un momento spaventoso: quello dei giochi di gruppo. Il primo di questi fu talmente pessimo che sinceramente il mio cervello lo ha celato alla mia memoria e non riesco a riportarlo alla luce, ma in via di massima dovevamo interagire proponendo delle soluzioni a qualcosa, dimostrandoci dinamici e sorridenti sotto gli occhi di una tipa che avrà avuto più o meno la mia età, che faceva la Kapò di turno scegliendo palesemente chi sarebbe stato utile e chi no per i loro lavori forzati. Io rimasi scandalosamente stupito dall’energia delle persone che avevo attorno e ancora oggi mi chiedo se fingessero clamorosamente pur di avere quello stipendio o se fossero veramente persi: giuro che non ho una risposta.

Ricordo perfettamente invece il secondo gioco: “siete un gruppo che ha a disposizione un bunker anti atomico e fra trenta minuti scoppierà la guerra nucleare, oltre a voi potete salvare solo due persone da scegliere tra queste e portare con voi”. Seguiva un elenco di figure tipiche quali: la troia, l’ebreo ricco, il ragazzo di colore, la velina, la suora, il bambino, etc. Confrontatevi per seglierne due e giustificate il motivo.
Tutto questo è terribile: io sono qui per vendere ipoteticamente mensole o fare grafiche di cataloghi e tu mi chiedi di decidere della vita e della morte di alcuni individui; la mia risposta fu questa.
Scusi, ma io di questo gruppo di persone presenti al colloquio non conosco nessuno e quindi che sopravvivano o meno poco mi importa. Delle ipotetiche due persone che posso aggiungere al nostro bunker pure mi importa poco. Invece la mia morosa abita a pochi minuti da qui, ipoteticamente in trenta minuti posso andare a prenderla e riportarla qui al teorico bunker: per me avrebbe più senso”.

Mi fu risposto di no.

Con tutti il rispetto: come posso preferire la vita di gente a caso a quella della mia morosa solo il signor Ikea e la tipina che faceva la tagliatrice di teste lo sanno.
Ad ogni modo suppongo che la mia risposta non fu particolarmente apprezzata da nessuno dei presenti, ma la partecipazione a quella farsa mi stava rendendo praticamente una bomba ad orologeria.

Finiti questi attimi di altissimo intelletto fu finalmente il momento dei colloqui singoli con la già citata tagliatrice di teste.
A colloquio svolto, prima di uscire, ci venne regalato uno splendido Ikea Pack di benvenuto o addio, come meglio preferite.

Quando fu il mio turno come prima cosa mi venne chiesta una copia del mio CV stampata.

A quanti miei Curriculum siamo? Ho perso il conto, mi pare 5. Dopodichè chiaramente dovetti parlarle delle mie esperienze lavorative, e quindi del mio curriculum. Insomma ero li da tre ore, loro sapevano tutto di me, io non sapevo nulla di loro, e così con le palle altamente girate, stoppai la ragazzetta parlante e le dissi “Si, ma scusi, per quale posizione lavorativa mi state interpellando?” mi fu risposto “Non posso dirglielo“.
NON POSSO DIRGLIELO? LOL.
Le ipotetiche mansioni della mia vita futura, che potrebbero occupare gran parte delle mie giornate, dipendono da voi e tu non mi dici neanche per che cosa sono qui? Mi venne aggiunto che da Ikea è tutto come una grande famiglia, che il commesso può fare il cassiere, che la Capo Reparto può mettere la merce sugli scaffali, che tutti si aiutano. Risposi “Si, voglio ben vedere, non ci credo“. Seguì un silenzio brevissimo ma interminabile. Mi ero praticamente tagliato la testa da solo, ma non venendomi offerto niente, non stavo perdendo niente.

Mi fu chiesto se ero disposto a lavorare full-time, part-time orizzontale o verticale, solo i fine settimana. La mia risposta mi sembrò ovvia e fu la seguente :”Ma posso essere disposto a qualsiasi forma contrattuale, il tutto dipende per fare cosa e per quanti soldi: a quanto ammonta lo stipendio?”. “Non glielo posso dire”.

Bene allora se voi non mi proponete niente, io non posso accettare niente.

Me ne andai con il mio Ikea Pack, circa un anno dopo divenni grafico freelance.

stailuan

Andrea "Style1" Antoni è un grafico freelance ed un graffiti writer, ambassador di GoPro e Roberto Ricci Designs. Scrive post a tempo perso e perde tempo scrivendo post, ma vive di grafica. Nel febbraio del 2015 è uscito il suo primo libro "Trova la tua identità su Instagram e condividi foto uniche", pubblicato da Dario Flaccovio Editore. Nel 2017 è diventato per tutti "il grafico che gira il mondo fotografando le mazzette pantone" grazie all'improvvisa viralizzazione del suo progetto Instagram #STAILtone. More info

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Commenti dal faccialibro


49 Responses

  1. Paolo Bruno ha detto:

    beh almeno tu hai l’Ikea Pack 😀

    • stailuan ha detto:

      ah beh, per tre ore e mezza di vita perse e la benzina usata per recarmi sul posto, ne valeva veramente la pena 😀

  2. Eddilo ha detto:

    ma cosa conteneva l’ikea pack…?

  3. mipan78 ha detto:

    Che anzia! ti sei comportato benissimo avrei fatto le stesse cose.
    questo atteggiamento [noi-grande-impresa–voi-piccole-merde] deve finire.

    • stailuan ha detto:

      Beh, non è che io sia andato da loro per far casino, ero interessato ad un eventuale lavoro. Non so quale fosse, ma inizialmente ero interessato 😀

  4. Nicola ha detto:

    Ho letto con molto piacere questo post. Io mi trovo nella situazione in cui non ho un lavoro (spero veramente per poco), l’Ikea entro il 2013 aprirà a Pisa (la mia città) ed io ho già inviato un curriculum vitae attraverso il loro sito.
    Quindi ti chiedo… aspetto loro o gli invio io gli altri 4 CV?!? 😉

    • stailuan ha detto:

      suppongo tu debba seguire la procedura, far di testa tua (e quindi utilizzare il cervello) non credo sia troppo apprezzato 🙂

      • Nicola ha detto:

        Ok, allora se mi chiamano per il famoso colloquio di gruppo, il cervello lo lascio a casa 😉

        • stailuan ha detto:

          Fammi sapere se e quando che ti accompagno 😀

        • Giulia ha detto:

          Ciao Nicola, scusa se mi permetto. Alla fine sei entrato a pisa?? Hai fatto il colloquio? Io qualche giorno fa ho inviato li il curriculum e oggi mi hanno chiamata per il maledetto colloquio di gruppo . Mi hanno detto di prepararmi una sorte di Presentazione paragonandomi ad una pietanza. Per favore aiutatemiiii non sono cose che fanno per me 😱

  5. mauro ha detto:

    Ho fatto pure io il colloquio a Ikea Villesse, per la stessa posizione, sei ore di colloquio, io che venivo da fuori regione il colloquio individuale l’ho fatto subito ma il terzo colloquio no perché il responsabile non poteva in giornata, un presuntuoso che si è presentato in mattinata parlando solo in inglese senza neppure salutare.
    Pausa pranzo, a spese mie, scopro dentro al negozio che il responsabile sta pranzando con la sua ragazza… ecco perché non poteva! Non poteva fare il terzo colloquio evitando alla gente di fare km ancora dopo pochi giorni.
    Al colloquio individuale con le risorse del personale mi è stato chiesto se soffro di vertigini e se conosco lo slavo come lingua, lo slavo era fondamentale…
    Dopo 15 giorni mi chiama la ragazza delle risorse col suo fare da cattolica sfegatata iper positiva e con la voce da hallo kitty: “ciao Mauro il colloquio è andato benissimo ma il responsabile ha visto le tue prove e ha preferito chiamare altri, mi dispiace ciao!”
    Cosa ho saputo poi? che al colloquio erano presente due ragazze che lavoravano in cassa, hanno assunto loro, cioè hanno cambiato mansione a loro senza assumere nessuno! Bene Ikea!

    • stailuan ha detto:

      Che brutte storie 😐
      Quando ho scritto questo post credevo di proporre il mio solito post stupido, con una storia vera ma proposta in modo ironico, però vedo che mi state dando tantissimi feedback su esperienze molto simili, ma spesso peggiori, e questo sicuramente non è divertente 🙁

    • Tanja ha detto:

      ciao mauro. ho fatto anch’io le selezioni a villesse. ti posso chiedere qual’era il lavoro per cui ti eri candidato all’epoca?

  6. valentina ha detto:

    ah ma allora è un vizio! nel 2006 mi hanno sottoposto alla stessa tortura per le selezioni per entrare al corso genertel…sono degli invasati…

  7. Luca ha detto:

    Tu sei troppo geniale! Hai fatto benissimo a fanculizzare quel colloquio… anche se io l’avrei fatto appena mi sarei accorto del ‘colloquio di gruppo’. E poi conoscendoti… ti preferisco come grafico che – pare – commesso all’Ikea. 🙂

  8. sonia ha detto:

    Ciao Andrea.
    La modalità colloquio di gruppo alla “macinato misto di carne” sono tipiche di tutte le grandi multinazionali che mirano alla scrematura sulla base del risaltare di caratteristiche di massima di tipo relazionale e comunicativo. Va da sé che questo tipo di colloquio risulti volto alla copertura di posizioni per le quali non occorre essere “most experienced”, come direbbero loro, essendo le competenze tecniche assolutamente non sondate. La riprova è anche data dalla circostanza dell’avervi richiesto la terza copia di curriculum al momento, a significanza del fatto che le esperienze sarebbero state considerate solo dopo la prima scrematura ( “scremiamo e abbiamo subito il curriculum da leggere per vedere di che morte farli morire poi”).

    • stailuan ha detto:

      Ciao, immagino che questa sia una prassi di molte aziende e non è mia intenzione stabilire se sia no giusti o sbagliati: ho se,plicemente portato testimonianza della mia esperienza. Per me è stata un’esperienza allucinante, c’è poi a chi magari può essere anche piaciuta, non lo so, sicuramente è una metodologia che non fa per me 🙂 grazie per il tuo intervento per puntualizzare alcune parti del mio post! 🙂

  9. pannok_86 ha detto:

    Fatto anch’io un colloquio di gruppo in una “simpatica azienda di call center”. A parte che hanno iniziato 60 minuti dopo perchè non c’era l’addetta per i casting (manco fossimo stati al grande fratello), 2 ore di blablabla terminate alle 12 (che sarebbero dovute finire alle 11).
    Alla fine, colloqui individuali.
    Mi chiamano dopo altri 60 minuti (con la scusa del “ci scusi, ma con la signora di prima di siamo persi in chiacchere”) e mi chiedono “Lei cosa pensa di fare in questa azienda?”
    …la mia risposta, che ha scandalizzato l’addetta casting:
    “Telefonare alle persone a casa, come una colossale televendita. Ma lo vorrei fare con puntualità, non in ritardo come questo colloquio”
    …non mi hanno mai chiamato… in compenso, ora hell’s chicken regna sovrano 😀

  10. Vale ha detto:

    E credo che io ci sarei andata più pesante! Certo, un lavoro serve ma ci sono anche dei limiti di decenza!
    Mi tengo il mio a giornata e precario e mi rallegro di non dovermi prestare a idiozie quali i colloqui collettivi:)

    • stailuan ha detto:

      vabè ma non serve far casino: tanto non è che li cambierai, soprattutto per il fatto che per uno che si incazza altri 10mila stanno zitti e accettano. Quindi amen, che vadano avanti per la loro strada che io proseguo per la mia 😀

  11. Manuel ha detto:

    Come scrittore di testi comici avresti successo, nel mondo del lavoro credo che tu sia un alieno. I test di gruppo sono le tecniche più moderne ed intelligenti di selezione…ma per te questo è troppo difficile…
    Meglio tu faccia il freelance….

    • stailuan ha detto:

      Non vedo il motivo perchè tu mi dica che “questo per me è troppo difficile”, è un attacco personale privo di significato. Ad ogni modo so che sono fatti apposta per far selezione, e so che hanno funzionato perchè hanno fatto emergere che io non fossi adatto a loro. Ad ogni modo è una metodologia che trovo triste e contesto. Poi funziona sicuramente eh, io semplicemente contesto la metodologia.
      C’è chi si a adatta e chi no, io non l’ho fatto. Non per questo sono nel giusto assoluto, sono semplicemente in coerenza con le mie idee 🙂

  12. bobboi ha detto:

    C’ è un po’ di confusione nell’insieme. il colloquio di gruppo in ikea serve esclusivamente per valutare le tua interazione con persone diverse da te ,per età ,sesso studi etc. Perchè nella tua ipotetica carriera in ikea dovrai avere a che fare con tutte le variabili del genere umano possibilmente senza mordere nessuno,non valuta la tua esperienza lavorativa ne le tue competenze.
    Una qualsiasi offerta in fase di colloquio iniziale è impensabile, come definire un minimo salariale senza sapere mansione e inquadramento, tutte queste cose vengono spiegate nei successivi colloqui.
    Il test sul bunker è uno dei tanti utilizzati in fase di selezione ,non ha risposte giuste o sbagliate,la tua risposta ha comunque un valore.
    Nei prossimi colloqui (se ne farai) utilizza la tua ironia ,potrebbe essere la carta vincente.
    p.s. non lavoro per ikea.

    • stailuan ha detto:

      Ciao, grazie per il tuo commento.
      Sono consapevole del valore di questi test, ma ti giuro non riesco proprio a farmeli andare bene.
      Sono d’accordo con te che sia impensabile parlare di soldi, però è normale che uno non lavora per la gloria (di solito), almeno secondo me. Con la mia domanda è chiaro che mi sono già fatto tagliare fuori dalla selezione, ma sinceramente non ho ben capito cosa ci facessi li in mezzo, cercando io lavoro come grafico mentre loro selezionavano tutt’altro.
      Ad ogni modo sono diventato grafico freelance da tre anni, da quel colloquio ne sono passati circa 4, spero che le cose mi continuino ad andare bene e non dover ripetere esperienze di questo tipo 🙂

  13. Piricchitta ha detto:

    Grazie per aver scritto questo post mi e’ stato di grande aiuto per capire cosa vuole questo colosso svedese dai candidati. Ho letto anche di auto presentazioni in cui scegli il prodotto che piu’ ti rappresenta. Hai ragione, questo modo di selezionare e’ allucinante. . . Cosa tocca fare x poter lavorare!

    • stailuan ha detto:

      Figurati.
      Ad ogni modo credo che sia un metodo che funziona veramente molto bene: ad esempio è emerso che io in certi frangenti sarei considerato un rompipalle e di conseguenza mi hanno eliminato subito prima di avermi tra i piedi come dipendente 😀

  14. DIDI ha detto:

    qualcuno sa cosa chiedono nel secondo colloquio ikea? ho superato il colloquio di gruppo e quello individuale, tra poco mi dovrebbero chiamare per l’ultimo (si spera) un colloquio con il responsabile cioè col grande capo!! chi l’ha gia fatto?? cosa chiedono?? Grazie mille in anticipo

  15. Attilio ha detto:

    Non mi stupisce che tu sia diventato freelance… con il tuo atteggiamento dubito che un qualunque selezionatore possa sceglierti come dipendente.

  16. Attilio ha detto:

    Non mi stupisce che tu sia diventato freelance… Non ti assumerei neanche per scaldare una sedia

  17. Giuseppe ha detto:

    Gentilmente mi potresti dire il numero telefonico dal quale ti hanno chiamato per il colloquio ad Ikea

  18. Giuseppe ha detto:

    Mi potresti dire il numero di telefono dalla quale ti hanno chiamato per il colloquio ad Ikea ?

  19. Roby ha detto:

    Madonna. Io con loro ho fatto SEI ore di colloquio. SEI. In un gruppo di giovani neolaureati pieni di progetti, speranze, determinazione (secondo me con i CV gonfiati tipo palloncino) io ho risposto con sarcasmo e ironia a quasi tutto. Supercazzola per supercazzola…
    Morale della favola: ovviamente non mi hanno assunta. Ma tanto sarebbe stato uguale. Almeno son stata l’unica lì a ridere di tutto. Loro compresi.

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