Il piaGnista di Instagram

Il piaGnista di Instagram non è un refuso, non è un pianista, bensì una persona che piange sempre, che si lamenta.
Il piaGnista di Instagram trova la sua massima espressione, e perdita di tempo, su Social Blade prima e su Facebook dopo.
Ma come? Il piaGnista di Instagram è una categoria di utenti che usa maggiormente altre piattaforme?
Si, esattamente. È l’evoluzione della specie.

Il piaGnista di Instagram si è iscritto a questo social perché fa figo e perché vorrebbe diventare famoso.
Non sa bene perché voglia diventare famoso, in che campo potrebbe esserlo e se in effetti abbia qualcosa da dire-fare-baciare-lettera-testamento, però ha visto che ad alcuni regalano dei calzini e quindi vorrebbe avere anche lui i followers. E i calzini. Tanto tanto.
Il piaGnista inizialmente non è un piagnista, lo diventa poi, all’inizio è niente, è un inserisci-nome-utente.
Come tutti insomma, ma un poco meno.
Si iscrive a Instagram e, dopo aver letto molti post in materia e essere andato ad un sacco di eventi social in cui persone fique parlavano dell’argomento, si sente pronto: per osmosi sa tutto ed è diventato un fiquo anche lui. Mancano solo le K.
Il piaGnista inizia così a pubblicare a caso alcune immagini che fanno schifo, oppure carine ma viste e riviste, trite e ritrite che la gente le vede e gli rotolano i maroni away, ma ancora più away e non gli smolla i laiks.
Minchia ma zero proprio.
E li si imbruttisce.
Di brutto.
Vede gente che ha le K nel profilo, ha un paio di amici che in poco tempo hanno tirato su i laiks, ma lui no.
Cazzo lui, o lei, no.

Allora qui che dovrebbe fare?
Dovrebbe fare auto-analisi e, al netto di una certa percentuale di utenti che in realtà bara, rendersi conto che le persone seguono altri e no lui semplicemente perché fa schifo. Ma mi rendo conto che fare auto-analisi e, soprattutto, imputarsi colpe sono attività che al finire del 2017 risultano veramente poco trendy, sono un sacco obsolete nonchè poco smart.

E allora cosa fa?
Si lamenta.
[ Che poi ve lo dico con certezza: lamentarsi a spot porta i big like. Io, ad esempio, su facebook lo faccio quando non mi pagano le fatture e sono tutti contenti. Io un poco meno, ma in termini di like funziona un botto. ]

Apre facebook e scrive :”SU INSTAGRAM TUTTI SONO PIENI DI K E LIKE PERCKÈ COMPRANO FOLLOWERS E IO CHE PUBBLICO CONTENUTI DI QUALITA’ NO, PERCHÈ INSTAGRAM È UNA MERDA”.
Ma tutti chi?
Nessuno ha mai fatto un nome, perché alla fin fine quei tutti sono una proiezione mentale del nostro archetipo di Influencer-falso e soprattutto perché quei tutti potrebbero tornarci utili, un giorno, per avere il fantomatico paio di calzini gratis.
Allora si, sono tutti ma non tu eh.
Tutti gli altri, non dicevo anche di te.

Lo ammetto: è anche colpa mia.
Circa due anni fa, che per il calendario non sono molti ma per internet sono ere geologiche, iniziai a tenere speech e corsi in cui parlavo anche dell’utilizzo dei bot e di quello che definii il lato oscuro di Instagram. Ma vi ho dato la mano e vi siete presi il braccio.

Da qualche mese lo sport nazionale sembra essere “la Sagra dei Piagnina” e che Instagram si divida ormai tra chi ha molte K esclusivamente perché compra follower pubblicando contenuti osceni, e chi non ha follower ma pubblica contenuti di qualità rispettando etiche che Madre Teresa di Calcuttagram scansate.
Che poi ve la dico in serenità: io scartabello immagini da anni per veramente tante ore al giorno e tutta questa qualità mica la vedo. Di 800 milioni di utenti, in data odierna, ne seguo 456 (unità, non milioni) e non perché sia snob ma perché non mi piace niente. E anche tra questi alcuni li seguo solo in quanto miei amici, non per le loro doti di storytelling.
Quindi boh, sarà che quelli bravi non li so trovare.

Ma torniamo al piaGnista.
Il piaGnista di Instagram si sveglia la mattina che vuole essere food-blogger perché ha finito i biscotti e avrebbe bisogno di una scatola di carboidrati zuccherati nuovi, ma non vuole pagarla. La settimana scorsa doveva cambiare le gomme dell’auto e ha provato a fare il Car-Tester-YouTuber ma è andata di cazzo. Allora va in cucina e fa un improbabile #onTheTable mezzo sfocato, con tutti i colori accostati in modo “creativo” (casuale), con le ombre che fanno schifo e con il tavolo sporco.
Ne esce una foto meravigliosa, direi impareggiabile. Insomma: una merda.
La pubblica su instagram e prende 13 like.
Al che capisce che non otterrà i biscotti a gratis e si incazza.
Passa i successivi due mesi a riversare la propria rabbia analizzando su Social Blade tutte le curve di andamento di follower degli altri utenti (che intanto sono su Instagram a lasciare like e rispondere a commenti), e si incazza ancora di più.
Perché gli altri salgono di K. Ci sono persone che passano così tanto tempo a guardare grafici di Instagram, che se invece studiassero fisica avremmo già inventato il teletrasporto da almeno un paio di anni. Invece siamo qui a buttare nel cesso diottrie per avere biscotti gratis.

Questo è l’incredibile: l’odio del piaGnista è fondamentalmente dovuto dal fatto che alcuni prendono biscotti gratis e lui no.
Non si pone il problema che la curva cresca perché magari un dato utente è stato repostato da una community con milioni di seguaci, sia entrato nei popular di Instagram, abbia realizzato un progetto vincente e lo abbia perpetrato nel tempo per più di due scatti.
No: se non è diventato famoso lui, non è plausibile che lo diventi nessun altro.
E quindi è tutto un magna magna.
Ecco quindi che apre FaceBook e, come ti raccontavo prima, scrive un post per lamentarsi.

Ma anche su faccia-libro se passi il tempo esclusivamente a lamentarti finisce che la gente si sminchia, perché ognuno ha i suoi problemi e sfortunatamente ben più gravi, e se ne va. E non lascia più i big like di compatimento.
Al che il piagnista, nella solitudine assoluta, ci riprova con l’Instagram.
E il loop riparte.

stailuan

Andrea “Style1” Antoni è un grafico freelance ed un graffiti writer, ambassador di GoPro e Roberto Ricci Designs.
Scrive post a tempo perso e perde tempo scrivendo post, ma vive di grafica. Nel febbraio del 2015 è uscito il suo primo libro “Trova la tua identità su Instagram e condividi foto uniche“, pubblicato da Dario Flaccovio Editore.
Nel 2017 è diventato per tutti “il grafico che gira il mondo fotografando le mazzette pantone” grazie all’improvvisa viralizzazione del suo progetto Instagram #STAILtone.
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