Tutorial Vita da Freelance

Il telefono di sussistenza

Prego?” esclamò la sorridentissima commessa dagli enormi occhioni da cerbiatta. Che se l’hanno assunta anche solo per questo motivo hanno fatto benissimo.
Ciao, è successo che sabato pomeriggio ho fatto fare il bagnetto nelle acque di Grado al mio aifon, che però non pare aver gradito tantissimo e non si accende più, quindi ho bisogno di un telefono di sussistenza, finché non capisco se si riaccende per Grazia Divina, ipotizzo di ripararlo oppure ne compro uno nuovo“.
La gentil commessa si incupisce, si blocca un attimo e poi domanda con un velo di tristezza :”Hai rotto l’aifon?
No, non l’ho propriamente rotto: è entrata un poca di acqua nella cover subacquea mentre andavo con il sup, si è spento e suppongo non si riaccenderà mai più. Quindi ho bisogno che tu mi mostri il telefono più scrauso che hai, quello che costa meno, ma sul quale girino un paio di app in modo tale che non sia troppo tagliato fuori dal mondo in questi giorni“.

“Ho il Samsung Sgnaus, costa 139 euro”.
“No, troppo”.
“C’è questo qui, costa 69 euro”.

Per quella cifra non potevo che amarlo da subito.
“Questo qui” stava ad indicare il WIKO SUNSET: un nome, una garanzia.
Una garanzia intanto perchè “uico” spacca a bestia: sembra un nome onomatopeico, un poco come quello di Ciobin (boing boing) un poco perché cazzo, sunset è sempre #sunset.
Anzi, è IL sunset.
Per chi usa Instagram (e ha trovato la sua identità, anche grazie al mio libro), pubblicare foto di tramonti è un must devastante, quindi un nome composto da un suono onomatopeico e la tipologia di scatto più instagrammata, non poteva che diventare il mio nuovo smartphone. Di sussistenza.

wiko stailuan

Ma facciamo un salto indietro: come ho brasato il mio aifon?
Molto banalmente la custodia subacquea, di cui avevo tessuto le lodi (e per due anni era stata effettivamente ineccepibile) non ha funzionato al meglio, è entrata un poca di acqua (ma pochissimissima eh!) e il telefono è morto. Colpa della cover che si è usurata o mia che l’ho chiusa male? Non saprei: di sicuro ho cercato da subito nell’internet se ci fossero soluzioni e (oltre alla preghiera) ho scoperto l’esistenza di questo epico metodo del sacchetto di riso per togliere l’umidità.
Sul primo momento ci sono rimasto abbastanza basito, poi ricordandomi che il “riso abbonda nella bocca degli stolti” e cacchio, se metti un iPhone in un guscio di silicone e ti metti a fare surf con le onde sei stolto a bestia, sono giunto alla soluzione che era un metodo perfetto.
Però anche questo tipo di salvataggio prevedeva che sussistessero due condizioni importantissime, che chiaramente io non rispettavo.
La prima è che il melafonino fosse caduto in acqua dolce e non salata, e io nuotavo allegramente in mare, la seconda è che una volta accortisi del danno si spenga immediatamente il telefono. E io ho continuato a fare foto in acqua tranquillamente (funzionava ancora) e solo una volta a riva mi sono accorto che fosse spento.
O meglio che fosse morto. Quindi ciao proprio.

Dopo la distruzione dell’iPad, un nuovo grande capitolo è quindi stato scritto: l’annegamento dell’iPhone.
Che poi era cosa scritta che dovesse morire perchè:

  • arrivato a Grado dovevo lasciare lo zaino con tutti i miei averi a un mio amico che, solo all’ultimo, ho scoperto avere mega influenza intestinale (aka cagotto) e quindi non essere presente;
  • non avevo con me la sacca impermeabile dentro la quale solitamente mettevo lo smartphone e tutto il resto e così l’ho messo in tasca del costume;
  • solitamente con il sup non si cade mai, tranne quando non ci sono onde abbestia, situazione che invece si è presentata sabato, con conseguenti cadute plurime into the water. Ed era bellissimo sguazzare tra le onde, chissà in che mari felici ora nuova il mio telefonino.

Il resto è storia nota: col cacchio che metterò nuovamente un iPhone nella custodia subacquea, ho la GoPro e tanto basta. Per il tracking e telefonate d’emergenza modello “dottore ho la febbra” d’ora in avanti avrò il mitico Wiko.
Perchè un Wiko è per sempre, anche se avendo Android non ci capisco una banana, ma i miei limiti sono cosa nota.

wiko design positivo

Perché il Wiko è una figata, c’ha anche il desain positivo, che non so che cacchio voglia dire, ma lo hanno scritto loro e io ci credo.
Perché essendo di mega plastica non pesa una banana, molto meno che il melafono.
Perché mi pento e mi dolgo di averlo preso in nero, quando invece avrei potuto fare l’ignorantata fino alla fine e prenderlo viola o arancione.

Insomma: da lui non ho alcuna aspettativa e quindi, comunque vada, sarà un successo.

You Might Also Like

4 Comments

Leave a Reply