Instagram: novità nell’algoritmo nel 2018?

Come su Facebook, anche per Instagram c’è un algoritmo che decide vita, morte e miracoli dei post che andiamo a pubblicare. Una cosa che ho tristemente constatato con il passare degli anni è che gli instagrammer sono sempre più interessati a capire le modalità di funzionamento di quest’ultimo, per ottenere visibilità e popolarità, piuttosto che applicarsi ad avere uno stile distintivo che (magari con tempistiche più lunghe) porterà comunque ad avere notorietà. Mentre il primo caso è un poco come studiare le regole del gioco, per diventare bravi in questo e basta, nel secondo caso invece si tratta di portare la propria persona a fare un percorso che magari sia finalizzato a IG ma che, essendo più ampio, potrà essere declinato ad altro.

Ritengo di essere molto poco tecnico e molto più creativo, ciononostante devo cercare di capire un minimo il funzionamento della piattaforma e tenermi aggiornato. Pochi giorni fa è uscito un interessante post su ThePigeonLetters, blog di una instagrammer con base a Portland (Oregon) e 145 mila follower sulle spalle, che parla delle novità di Instagram per questo 2018: il post originale lo puoi leggere qui, il profilo instagram di Peggy Dean è visitabile da qui, mentre d’ora in avanti quello che leggerai sarà un breve sunto di quanto scritto da lei, in inglese, con l’aggiunta del mio punto di vista.

Novità dell’Algoritmo

Quando condividi qualcosa su Instagram, il tuo contenuto ha una visibilità di circa il 10% del tuo audience totale. In base ai comportamenti di questo 10% sulla tua condivisione (like e commenti), nei minuti successivi la messa online, l’algoritmo deciderà se sbloccare la visualizzazione anche a (parte) del restante 90%. Questo è uno dei motivi per cui alcuni post, a volte, funzionano nettamente meglio di altri similari.
Ribadisco: è uno dei motivi, non l’unico.

Guerra ai POD

Come viene spiegato molto bene qui, i POD sono dei gruppi di utenti Instagram che si organizzano per aiutarsi a vicenda per ottenere buoni risultati in termini di engagement. Non entrerò nel merito di questioni etiche nel loro utilizzo, diciamo solamente che sembra che gli sviluppatori di Instagram abbiano lavorato per punire gli utenti che se ne servono, o sono sospettati di, tramite lo SHADOW – BAN.

Lo Shadow-Ban è uno dei grandi spauracchi del 2017, nonchè una punizione subdola ed infima in quanto nessuno ti avvisa di quanto ti stia accadendo. Semplicemente ad un certo punto il tuo engagement cala e non capisci il motivo. Potresti essere stato colpito da questa penalizzazione che, in pratica, va a celare i tuoi contenuti agli utenti che non ti seguono. In pratica per un periodo di tempo più o meno lungo, la portata delle tue condivisioni sarà limitata a chi ti segue: non comparirai più nei popular o nelle ricerche per hashtag e quindi, a meno che un utente non cerchi appositamente il tuo profilo, le tue immagini non saranno viste da chi non ti segue.
Come evitare questo? Comportandoti bene 🙂
Occhio che se tu cerchi te stesso negli stream degli hashtag ti ci vedrai sempre: devi provare a cercare le tue condivisioni o tramite un altro tuo account, o chiedendo a qualche tuo amico di farlo.
Se vuoi sapere meglio come funziona lo shadow-ban ti consiglio questo post su InstaWorld.

Se invece vuoi scoprire se sei vittima di questo fenomeno, prova a testare questo servizio gratuito.

Ho voluto fare un testo con il mio profilo “secondario” @onthesup, che ultimamente non tira su like nemmeno usando una gru, e ho scoperto che ad esempio l’ultimo post che ho caricato è soggetto a ban per quasi tutti gli hashtag utilizzati. Quindi questa mia condivisione è stata vista dai miei followers e da chi, magari, ha cercato tra i risultati degli hashtag #Hero6 e #Plotagraph: per tutti gli altri hashtag che ho utilizzato… non sono esistito.
Questo perché è successo?
Perché ci sono delle etichette che utilizzo spesso, quasi sempre, ed essendo questo un comportamento ripetitivo e ripetuto, viene interpretato da Instagram come una attività “automatica”, da bot per capirci. Ed essendo l’uso di automatismi vietato, IG reagisce nascondendoti il post.
È una grande rottura chiaramente: l’unico consiglio che mi sento di darti è di utilizzare hashtag di volta in volta differenti per non cadere in questa problematica.

Profili Business

Sembra che Instagram abbia un occhio di riguardo per gli utilizzatori dei Profili Business, soprattutto perché investono denaro in ADV. Uno dei consigli attuali quindi è, per chi ha anche una Fan Page su Facebook, quello di switchare dal profilo personale a quello aziendale che, tra l’altro, offre interessanti strumenti a livello di analytics.

Il mio unico dubbio, e non è un dubbio da poco, è che essendo Instagram proprietà di Facebook, non faccia lo stesso percorso fatto negli anni da faccialibro e cioè: “orsù, passate da profilo personale a business è bellissimo e ha un sacco di potenzialità in più“, “oh ci dispiace ma non vogliamo che gli utenti vedano troppa pubblicità e si stanchino di usare la piattaforma quindi togliamo visibilità alle pagine ma potete sempre pagare per farvi vedere“, “oh nel 2018 abbiamo deciso di togliervi ancora visibilità quindi se avete una fan page o ci donate direttamente lo stipendio oppure ciao”.
Ecco.
Io di facebook e instagram non mi fido neanche un poco.
Dato che ho già su facebook una fan page con 24K di followers che è praticamente morta grazie all’algoritmo (e al mio rifiuto di investirci cash), non vorrei che ora anche il mio profilo da 65,9K su Instagram facesse lo stesso percorso per gli scherzoni di Mark.
Poi ognuno è libero di fare le sue prove e arrivare a determinate conclusioni.

Engagement

Voci di corridoio dicono che il nuovo algoritmo terrà conto non solo della rapidità di apprezzamento da parte dei tuoi followers, ma anche la tua velocità di risposta.
In pratica dovrai rispondere ai commenti entro 60 minuti per non far perdere visibilità al tuo post. Questo è un punto che spaventa poco qualsiasi instagrammer accanito, che vive costantemente nella piattaforma, può essere invece fastidioso per un utente meno attivo.
Il fine è sempre quello: tenerti attaccato con gli occhi allo smartphone e il cervello alla piattaforma social. Da un punto di vista loro fanno benissimo, dall’altro stanno distruggendo l’umanità.
Regolati tu sul da farsi.

Tipologia di commenti

Questa non è tanto una novità, ma è giusto ricordarla: i commenti per essere considerati da instagram validi per il tuo engagement devono essere composti da almeno 4 parole. Hanno fatto questo perché la maggior parte dei bot “lavorava” lasciando commenti del tipo “WOW“, “Great Pic“, “Amazing“, o utilizzando esclusivamente emoticons.
Un piccolo sbarramento a questi atteggiamenti è dato da questa decisione: lascia commenti composti da almeno quattro parole.
E se setti il bot con frasi da almeno 4 o 5 parole? Non saprei, magari funziona.
C’è da dire che più parole usi, meno facile è restare vaghi. Più diventi specifico, più è facile che un commento lasciato a caso diventi decontestualizzato, che gli utenti si accorgano che lasci commenti finti e che – giustamente – si incazzino con te.

Instagram Stories

Questo lo avevo notato anche io: utilizzando le stories di Instagram incrementerai anche l’esposizione dei contenuti del tuo profilo. Non otterrai quindi solo visualizzazioni della tua pagina a rimorchio da chi ha visto le tue stories, bensì instagram ti premierà dandoti una percentuale di visibilità in più nello stream dei risultato.
Che casino: ma se piuttosto andassimo tutti a un corso di panificazione? 🙂

Hashtag

Come hai visto prima, se usi tanti hashtag sempre uguali, Instagram gli appiopperà lo shadow ban e tanti saluti alla tua esposizione extra. Molti instragrammer dicono che stanno ottenendo migliori risultati utilizzandone solamente 5, in tutto, e possibilmente non come primo commento ma proprio nella didascalia.
Eh ma a lezione* tu ci avevi detto di mettere i più importanti nella caption e gli altri nei commenti successivi!“, eh lo so: ma era tempo fa, qua cambia tutto di giorno in giorno.

* Se vuoi, il 26 e 27 gennaio, c’è in programma un mio corso di Instagram base a Udine, tutte le informazioni le trovi qui.

Caption

Non editare la tua didascalia per le 24 ore successive alla pubblicazione del post.
Avevamo salutato la possibilità di editare i testi (inizialmente non fattibile) come una implementazione meravigliosa, ora devi tornare a fare più attenzione prima di condividere il tuo video o la tua foto: una eventuale modifica del testo di accompagnamento, pochi attimi dopo la sua pubblicazione, potrebbe togliere notevole visibilità al tuo post.
Oh ragazzi: è una agonia, io torno a MySpace.

Dare la cera/ Togliere la cera

Non pubblicare un post e poi, per motivi vari, cancellarlo e ricaricarlo subito dopo uguale o con modifiche di poco conto: come per il discorso della modifica della didascalia non sarà funzionale alla visibilità del tuo post.
Lascia o cancella e ci vediamo domani.

Seguire gli hashtag

Questa è devastante ma pare che Instagram favorisca i profili che seguono gli hashtag.
Essendo questa una delle ultime implementazioni della piattaforma, potrebbe essere una sorta di riconoscimento dato ai pionieri di questa funzionalità, che quindi verrebbero ripagati in visibilità per non aver indugiato ed essersi tuffati a capofitto a seguire le etichette di maggior gradimento.

Concludendo

Per me il discorso è sempre quello: impara l’arte, e mettila da parte.
Ora che sei a conoscenza di tutte queste sfaccettature, tinile a mente, ma concentrati veramente lavorando sui contenuti del tuo profilo, smettila di condividere le stesse foto che fanno tutti e che non danno motivo a una persona di seguirti (sono bellissime, ma seguo già 20 account di foto simili, perché seguirne un altro) e lavora a livello stilistico e concettuale. Sarà un lavoro lungo e tempestoso, ma porterà i suoi frutti (e anche maggiori) in una ottica progettuale in lunga data.

 

stailuan

Andrea "Style1" Antoni è un grafico freelance ed un graffiti writer, ambassador di GoPro e Roberto Ricci Designs. Scrive post a tempo perso e perde tempo scrivendo post, ma vive di grafica. Nel febbraio del 2015 è uscito il suo primo libro "Trova la tua identità su Instagram e condividi foto uniche", pubblicato da Dario Flaccovio Editore. Nel 2017 è diventato per tutti "il grafico che gira il mondo fotografando le mazzette pantone" grazie all'improvvisa viralizzazione del suo progetto Instagram #STAILtone. More info

You may also like...

Commenti dal faccialibro


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *