La grande bolla

Ti rendi conto di quanto tutto questo enorme ambaradan di internet, social network, e-mail e followers non serva a niente (o quasi), nel momento in cui ti metti a inviare richieste lavorative (o progetti) seri.
E nessuno ti caga.
Ma nessuno eh, almeno finché non ti metti a cercare una persona che conosce dal vivo quello che tu hai contattato telematicamente, questa lo contatta direttamente e gli parla di te. A questo punto ottieni risposta.
Giriamola come vogliamo ma in poche parole ti raccomanda.
E allora ti accorgi che i tuoi milioni di followers su twitter, e gli amici di facebook, le vagonate di like ai tuoi pin e le miriadi di conoscenze su linkedin da te vogliono solo puttanate.
Vogliono gattini, vogliono selfie, vogliono immagini vuote e demenza: quando si passa al concreto la bolla di sapone esplode. Certo, non è sempre così, ma capita spesso.

bolle di sapone

Mi vedo tutto questo come un enorme giardino gremito di bambini che giocano con le bolle di sapone. Ognuno ha il suo contenitore di liquido e soffia. E tutti mostrano agli altri di saperne fare di più, di più grandi, di più colorate. Tutti sono i migliori di tutti. Tutti giocano assieme, tutti dicono bravi a tutti, però alla fin fine tutti guardano alle proprie bolle di sapone e se ne sbattono alla grande di quelle dei vicini. Perché le proprie bolle sono sempre le più belle, altroché l’erba del vicino che è sempre più verde.
Queste bolle si che “spaccano”.

Però sono bolle, e scoppiano presto. E il gioco finisce.
A volte capita che uno dei bambini cada, si sbucci il ginocchio e chieda aiuto: ma la mamma non è li per aiutarlo, ci sono solo gli altri bambini che continuano a giocare con le bolle e gli rispondono “si si, ora vado a chiamarla, aspetta che ne faccio ancora un paio, poi vado te lo prometto“.
Ma restano li, ammaliati dai riflessi del sole su questi glubuli che svolazzano nell’aria prima di esplodere.
E il primo bambino o si arrangia, oppure si arrangia.

Allo stesso modo tutti scrivono un sacco di cose sui social network e tutti sono molto amici di tutti, e ti mettono un sacco di like, ti retwittano, ti laikano, ti pinterestano, ti linkedinnano. Ma è oramai un’azione vuota e priva di interesse, semplicemente atta a far si che tu faccia altrettanto, in modo tale da avere poi più feedback degli altri.
Siamo arrivati ad un punto tale che hanno realizzato le app per mettere like a valanga su instagram. Ma vi rendete conto? E non è una novità.

like inutili

Ma a questo punto quale è il valore del “like“? Se da un reale apprezzamento, quale dovrebbe essere, diventa fine a se stesso. Se scrivere post serve solo ad avere commenti vuoti o far salire il klout e non ad informare.
Se si fanno le foto di un certo tipo esclusivamente per avere più followers su instagram.
Se twittiamo di programmi televisivi di cui non ce ne frega niente solo perché sono trend topic?

Ci sono le guide sul “come fare per avere più followers” su qualsiasi piattaforma.
E ti dicono di postare immagini di gatti, selfie, cibo, ma non domenica sera, meglio martedi. Ma sticazzi?
Ma vivere facendo quello che ci piace?
Per avere tanti followers dobbiamo meritarli, fondamentalmente essendo noi stessi: non dando al mercato quello che vuole. Se non li avremo pazienza, vuol dire che probabilmente non ce li meritavamo, come in tanti giocano a calcio ma solo in 11 giocano durante una partita della nazionale.
Perché essere qualcosa che non si è, puramente per un apprezzamento? Ma un apprezzamento di cosa, se agli altri piace qualcosa che non siamo profondamente noi?
A cosa serve che tutti dicano che la tua bolla di sapone sia la più figa di tutte, se tanto nessuno la sta veramente guardando ma stanno solo aspettando cheesploda e farne a quel punto loro una migliore?

Poi io non sono un social media specialist, non posso entrare troppo nello specifico: però mi sono un poco rotto le palle, ecco.
Bisogna vivere con i social network, non per i social network.

stailuan

Andrea "Style1" Antoni è un grafico freelance ed un graffiti writer, ambassador di GoPro e Roberto Ricci Designs. Scrive post a tempo perso e perde tempo scrivendo post, ma vive di grafica. Nel febbraio del 2015 è uscito il suo primo libro "Trova la tua identità su Instagram e condividi foto uniche", pubblicato da Dario Flaccovio Editore. Nel 2017 è diventato per tutti "il grafico che gira il mondo fotografando le mazzette pantone" grazie all'improvvisa viralizzazione del suo progetto Instagram #STAILtone. More info

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Commenti dal faccialibro


1 Response

  1. Peggy Lyu ha detto:

    In realtà non so bene cosa commentare perchè penso non ce ne sia bisogno (anche perchè penso tu sappia come la penso sull’argomento). Posso dirti però che mi sento quasi soffocare da queste bolle di sapone…

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