Viaggi

La Sella del Diavolo

Prendi l’aereo e vai in Sardegna, che non è una destinazione tanto male.
Un’ora e venti di volo separano la tua terra dall’isola delle meraviglie: praticamente un attimo. E lo sarebbe, se dal momento del decollo a quando sei arrivato in parcheggio dell’aeroporto, la compagnia aerea non avesse cercato di venderti qualsiasi cosa. Panini, patatine, bibite, improbabili gadget, profumi, gratta e vinci, caricabatterie portatili e chi-più-ne-ha-più-ne-metta. E loro sicuramente ne hanno di più e li hanno messi tutti.
Nonostante tutto però il viaggio passa in un attimo e arrivi in Sardinia.
Giungi ordunque all’isola dell’acqua cristallina e vai al mare: no, ti portano a scarpinare sulla Sella del Diavolo.
In realtà era accordato, ma scriverlo così faceva più scena.

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Insomma, la prima domanda da porsi è dove è la Sella del Diavolo?
In Sardegna.
Si ma dove?
Vicino a Cagliari.
Cagliari è a nord o sud dell’isola?
Sud.
Ok: ora che siamo pronti possiamo proseguire.

Balena però subito un’altra domanda, nella mente dell’escursionista più attento, e che nasce mega spontanea: abbiamo la sella, dove cacchio è il cavallo?
Non si sa.
A questa domanda intelligentissima non otterremo mai risposta.
Fortunatamente.

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Ma non perdiamoci troppo ed entriamo nello specificissimo: trattasi di un promontorio che sorge a sud di Cagliari e separa la spiaggia del Poetto da quella di Calamosca. Alla spiaggia del Poetto ci sono stato ed è abbastanza carina, se rapportata a quelle del nord dell’Adriatico, particolarmente ics se confrontata con le altre della Sardegna che abbiamo visto successivamente.

Stavamo comunque parlando di questo luogo da visitare. Dalle mie parti, a Cividale del Friuli, c’è il Ponte del Diavolo, qui invece c’è la sella. Insomma “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi“, però fa un sacco di altre cose tra cui selle e ponti. Bravo alla fin fine dai, io mica so costruirli.
E oltretutto di ponti ne ha fatti un casino ovunque: non ci fosse stato lui eravamo ancora li a guadare le acque o a utilizzare i traghettatori. Non a caso Caronte, forse il più noto precursore del Stand Up Paddling, rimasto senza lavoro a causa dell’edificazione di queste strutture, si è trasferito all’inferno piuttosto che chiudere partita iva. Poi dicono che negli inferi la tassazione sia più bassa che in Italia, ma qui parlo per sentito dire.

Oh, mi viene il latte alle ginocchia: sono mega dispersivo.
All’origine del nome c’è una leggenda secondo la quale i diavoli rimasero impressionati dalla bellezza del golfo e cercarono di impadronirsene per fondare il Millionaire, ma vennero contrastati da Dio che mandò le sue milizie a combatterli. E chiaramente vinse. Come sempre. Sai la novità. Quindi il Millionaire lo costruirono più tardi, altrove.
Durante la lotta, combattuta nei cieli sopra al golfo manco fossero delle squadriglie dell’aeronautica oppure i mini pony contro gli orsetti del cuore, Lucifero fu disarcionato dal cavallo e perse la sella che si posò sulle acque del golfo e, pietrificandosi, diede origine al promontorio. Perchè si è pietrificata? Quanto grande era questo cavallo? Non lo so, ma d’altro canto io non so mai niente.
Però posso dirvi che c’è un’altra versione secondo la quale il diaul cadde sul promontorio dandogli l’attuale forma.
Insomma tenetevi quella che vi piace di più e andiamo avanti.

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Veniamo al sentiero.
L’impatto che ha su un demente come me, mai stato prima in Sardegna è che il territorio sia simile al Carso che c’è a 500 metri da casa mia, solo contornato da un mare della Madonna. E guarda caso il Golfo è degli Angeli. Tutto torna tantissimo.
Per capirci il Carso è un territorio arso dal sole, con piante secchissime e rocce, che d’estate diventa tipo la death valley: nonostante questo sia risaputo, ogni anno salta fuori il demente che lancia dalla macchina un mozzicone di sigaretta e fa prendere fuoco in dieci minuti ad un territorio grande come il Brasile. Ecco li in Sardegna è simile, ma senza il fuoco. Mi auguro.

La salita è piuttosto semplice: un sentiero costeggia tutto il promontorio e noi lo abbiamo ribatezzato “la via delle spezie“, perchè durante il cammino il vento vi farà arrivare delle incredibili folate di timo e origano (che fanno parte della vegetazione spontanea di questo promontorio). Soprattutto il secondo vi farà pensare alla pizza e quindi a farvi venire immediatamente una fame devastante. Per il resto è storia nota, nel senso che potete informarvi benissimo su una qualsiasi guida scritta con molto più criterio di quanto potrei mai fare io. Dopo circa quaranta minuti di camminata, si costeggia una rete che segnala la zona militare e la salita termina su uno strapiombo direttamente sopra il rimessaggio barche del porticciolo di Marina Piccola, da dove si può vedere il panorama di Viale Poetto, Capo Carbonara e chiaramente anche mare aperto. E chiaramente la Sella.
Ci sono anche delle rovine e da poco hanno messo a posto un punto di ristoro coperto con panche e tavolini. Un luogo veramente spettacolare dove fare il pic-nic (portandosi la merenda però, non c’è il bar).

Se avete paura di perdervi (difficile), o l’avventura non fa per voi, o semplicemente vi farebbe piacere essere accompagnati da un local, fate come noi: prenotate l’escursione tramite Guide Me Right e via, felici e contenti tra origano, diavoli e vista mozzafiato.

Anche questa è Sardegna, o meglio ne è stato il mio primo assaggio.
E non è stato per niente male, anche perché odorava di pizza.

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