Old but gold

La storia del menisco che piange.

Ebbene si, ci sono riuscito: dopo secoli ho visto La storia del cammello che piange, film documentaristico girato in Mongolia da due giovani registi tedeschi nel 2005.
Dopo il primo download, il dvd andò disperso (secondo me nascosto dalla mia morosa), al secondo tentativo invece non trovai mai nessuno disposto a vederlo con me: dovetti quindi rompermi un menisco per poter adempire al compito di visionare questo lungometraggio.

La storia narra la nascita di un cammello bianco, la cui madre ne rifiuta l’allattamento. Qualsiasi tentativo degli allevatori di convircerla non funziona, finchè due dei loro figli non vanno a chiamare un musicista in una lontana città per compiere un rituale propiziatorio. Il suono della musica riavvicinerà la madre al figlio, che verrà finalmente allattato. Fine.
Tutto ciò in novanta minuti di film, che comunque a me è piaciuto.
Effettivamente, tirando le somme, se l’avessi visto con la mia morosa o si sarebbe addormentata al minuto quinto, quando il cammello faceva “MUEEEEEEEHHHHH” oppure ci saremmo lasciati quando il cammello urlava “EH EHHHHHH MUEEEEEH”.
Film da grossi dialoghi come potete intuire.

Motivi portanti della proiezione.
Mia madre che arriva con un paio di ciabatte e mi chiede “Te va ben queste?
Io attonito rispondo “Per far cosa?
“Ah, non so”. E mia madre se ne va.
Poco da dire: scena felliniana.

Da segnalare che mia madre è riuscita anche a vedere qualcosa come 6 minuti di proiezione, durante i quali tra domande fatte a me sul film, imprecazioni verso la vita dei pastori mongoli, domande rivolte ai cammelli, ordini impartiti a mio padre su fantomatici quanto improbabili però obbligatori lavori da fare in casa e osservazioni varie sui paesaggi, è riuscita a mettere assieme molte più parole di quelle che ha proposto il film in 90 minuti.

Momento topico narrativo è la scoperta del televisore da parte del bambino più piccolo, quando si reca in città, che dibatte col fratello di chiedere al padre che gliene compri uno. “Ma costerà almeno 30 pecore” ribatte il fratello “Ma noi ne abbiamo tante” “Si ma poi per avere anche la corrente servirebbe tutto il gregge“. Spettacolo.

In definitiva, non posso consigliarvelo a meno che non vi piacciano i film che solitamente vengono definiti come “mattoni”, se però siete tra quelli che riescono a veder eun film da ritmi lenti, grosse scenografie ambientali, e pochi dialoghi… beh questo film fa per voi.

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