L’epopea dei CANT tra le due Guerre

Ma li senti?
Motori potenti, sempre più potenti, che rombano e spingono la macchina a prendere velocità in acqua prima di spiccare il volo.

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Ma li vedi?
Sono lassù e passano veloci, sempre più veloci, sopra la baia di Panzano, davanti a Marina Julia e vengono cronometrati in prossimità dei Caregoni, detti anche “il miglio“.

Ma te li immagini?
Passeggi sulle Rive di Trieste e te li trovi li davanti, ormeggiati o che stanno per decollare. Il palazzo che ora ospita la Capitaneria di Porto, un tempo fu il loro maestoso hangar, sede operativa della SISA.

Riesci a pensare a tutto questo?
Sto parlando dei CANT, degli idrovolanti.

Riesci a visualizzare tutto questo?
No, perché io no.
Assolutamente no.
Davanti all’attuale desolazione delle zone in cui vivo, pensare a tutto questo mi è molto difficile, e non so se esserne più affascinato o nostalgico.

Ci fu un tempo in cui nelle estreme province dell’impero, quelle in cui notoriamente non c’è nulla da fare, non c’è lavoro, la mentalità è chiusa ermeticamente, dove non si può fare niente…  furono pervase da un fervore incredibile. Nei Cantieri Navali che hanno fatto, fanno e faranno (nel bene e nel male), la storia di Monfalcone, si costruivano i CANT.
Idrovolanti.

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I-D-R-O-V-O-L-A-N-T-I.
Lo scandisco bene, perché è una pagina fondamentale dell’aviazione mondiale della quale non abbiamo praticamente memoria. Io stesso ne sapevo pochissimo: me ne parla ogni tanto mio papà, poi un giorno sono andato a vedere (abbastanza a caso) una mostra su questo argomento.
Partendo da modelli quasi primitivi, in legno con scafi simili a delle imbarcazioni e ali di tela, si arrivò fino alla costruzione dell’incredibile CANT Z 511 A (dove la A sta per Atlantico): un aereo lungo 30 metri e con apertura alare di 40.
Un’era in cui si svolse quest’epopea, iniziata attorno agli anni 20 e conclusa con la seconda mondiale e un bel (sono ironico) bombardamento che piallò al suolo tutte le strutture per costruirli e ciao. Condisci il tutto con un poco di progresso, che vedeva man mano indirizzare il futuro verso aerei che partono e atterrano da terra, che il sogno finisce e la corsa si ferma.

Però non è un sogno, è stata una realtà forte, solida e sorprendente.
Tempi in cui si era all’avanguardia, tempi in cui l’ingegner Zappata progettò macchine volanti sempre migliori e il suo pluridecorato pilota-collaudatore Mario Stoppani le portò a conquistare record su record mondiali.

Ma te lo immagini un aereo che parte da Monfalcone il 16 luglio del 1935 e atterra (o meglio ammara) 25 ore dopo a 4966 km di distanza in quel di Barbera, nell’allora Somalia Britannica, conquistando il primato di percorrenza?
È una storia avvincente di idee, progresso, eroi, di immagini che vedi solo in bianco e nero. Cioè sai che anche a quell’epoca c’erano i colori, ma per te è tutto lontano e in bianco e nero. Come quando Girardengo vinceva Giri su Giri d’Italia conquistandosi un posto nella storia del ciclismo. Te lo vedi Costante a colori? No, è impossibile.
Ecco, qui uguale.
E forse pensare tutto lontano e in bianco e nero serve anche ad allontanare quei tempi, a renderli mitici, epocali, quasi impalpabili e a non metterli in paragone con i tempi in cui stiamo vivendo. Che non sono poi brutti eh, sia chiaro, ma dove la voglia di fare e la mentalità del costruire – per quanto concerne questi territori – devono essere rimaste sepolte sotto i bombardamenti del 20 aprile 1944. Quelli che misero la parola fine, all’epopea dei CANT.

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Ma senza scadere troppo nel sentimentale, e senza farne una tragedia, volevo solo aprire uno spaccato su questa storia così lontana e vicina al tempo stesso. Una storia raccontata in modo chiaro, scorrevole, puntuale e mai banale nel libro “IDROVOLANTI – l’epopea dei CANT tra le due guerre“, a cura di Susanna Ognibene con Carlo d’Agostino, Lucio Gregoretti, Rino Romano e Edino Valcovich.

Il libro mi è stato regalato dall’autrice in persona, come ringraziamento per aver scritto su questo blog della mostra sugli idrovolanti, con piacere quindi l’ho letto e ne ho fatto questa piccola non-recensione. Un poco perché non ne sono in grado, un poco perché spero di aver acceso in qualcuno una piccola scintilla di interesse, che scateni la fiamma della curiosità e porti a documentarsi su questo argomento.
Queste non sono marchette, sono piccole grandi storie di legami stretti in modo spontaneo e casuale tramite il web, e come spesso scrivo “Le eccellenze vanno premiate e supportate” e a mio avviso questo libro, e questa storia, rientrano assolutamente in questa categoria.

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More info

Il volume “IDROVOLANTI. L’epopea dei CANT tra le due guerre“, ha un costo di 18,00 euro e può essere richiesto direttamente all’indirizzo di posta elettronica: fondazione.fincantieri AT fincantieri.it

I capitoli:

  • 1915 – 1918
    L’italia del primo Novecento (Le stagioni della Guerra, le ragioni della Pace)
  • 1918-1923
    Gli anni della ricostruzione
  • 1923 – 1933
    I primi aerei a Monfalcone
  • 1926
    La nascita dell’aviazione Civile
  • 1926
    La Capitale del volo
  • 1933 – 1942
    Gli anni della maturità aviatoria
  • 1934 – 1938
    La conquista dei primati mondiali
  • 1940 – 1944
    La seconda Guerra Mondiale
  • 1923 – 1943
    L’epopea dei CANT e dei grandi transatlantici

stailuan

Andrea "Style1" Antoni è un grafico freelance ed un graffiti writer, ambassador di GoPro e Roberto Ricci Designs. Scrive post a tempo perso e perde tempo scrivendo post, ma vive di grafica. Nel febbraio del 2015 è uscito il suo primo libro "Trova la tua identità su Instagram e condividi foto uniche", pubblicato da Dario Flaccovio Editore. Nel 2017 è diventato per tutti "il grafico che gira il mondo fotografando le mazzette pantone" grazie all'improvvisa viralizzazione del suo progetto Instagram #STAILtone. More info

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