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Lezioni di Yoga — parte 1.

La notizia è questa: da circa due mesetti, ogni martedì io e Andrea andiamo a lezione di yoga.

“L’hai trascinato a forza!”, direte voi.
No, a dire il vero mi ci ha trascinato lui. Usò argomenti di persuasione di varia natura, tra i quali “non fai mai un cavolo ed è ora di finirla” e “tanto tu sei snodata e quindi sarai la prima della classe senza sforzo”.

Insomma, adesso yoghiamo.
Fare yoga consiste nel recarsi al Nuovo Centro Danza (1.5’ a piedi), dove ci si chiude in una stanza con un’altra dozzine di persone (tutte donne) e si seguono le istruzioni di una flemmatica “maestra” (che suppongo abbia un titolo, tipo “guida yogasàna-lalalàna”, ma non lo abbiamo mai saputo).

Nella prima parte della lezione, la maestra guida il gruppo in una serie di posizioni. “Niente di difficile”, direte voi. E invece no. La questione è complicata.
Innanzitutto perché le posizioni non si chiamano “posizioni”, ma āsana. Proprio con quel segno diacritico lì, che manco all’Accademia della Crusca sanno dove mettere e come pronunciare. Si pronuncia “àsana”, quindi direi che scriverlo così è pur sempre meglio della sua scrittura in lingua originale, che è आसन.
Perché tutta ‘sta cosa dello yoga va in sanscrito.

Non che la maestra parli sanscrito quando ti dice cosa fare, eh.
Però tutti i nomi delle posture sono più o meno incomprensibili per me che non sono proprio fluentissima con le lingue indoeuropee. Sono tutti simili, e suonano come “shamalayasana” o “kurkumasana”. Che potrebbero essere rispettivamente “il gatto da in piedi” e “il mezzo cammello” (che poi sia mezzo tagliato longitudinalmente o trasversalmente, non è dato sapere).

Finora le uniche āsana che abbiamo capito bene sono “shavàsana” e “tadàsana”, il cadavere e la montagna. Forse perché sono anche dei no-brainer: la prima è stare distesi, la seconda è stare in piedi.
E fin qua ci siamo.
Durante la posizione della montagna “si ascolta il corpo” (il mio dice sempre vagonate di cazzate), mentre nella posizione del cadavere “si scivola” (mai un altro verbo, sempre “scivolare”). Non chiedetemi perché si si scivoli nel cadavere. E non chiedetemi di immaginare cosa voglia dire “scivolare in un cadavere”, che degli esercizi di visualizzazione vi parlo la prossima volta.

Ah, comunque fare yoga mi piace.

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3 Comments

  • Reply
    Elena
    6 Dicembre 2014 at 08:00

    In attesa della lezione nr 2

  • Reply
    Nensico
    10 Gennaio 2015 at 22:38

    E ditelo!! Abbiamo un’altra cosa in comune….

    • Reply
      stailuan
      19 Gennaio 2015 at 16:32

      fai Yoga anche tu? o_O

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