Lo sciacallaggio 2.0

Non più di una settimana fa, parlavo con alcuni amici di come -a mio avviso- genericamente l’atteggiamento degli utenti dei social network sia cambiato radicalmente negli ultimi mesi. Mi riferisco soprattutto a twitter, media che uso in modo particolare. Si potrebbe dibattere sul fatto se questo sia un social network o meno: ma non lo faremo. Almeno in quest’occasione.

Noto invece, con infinita tristezza, che siamo passati da un uso di twitter per informare ad un utilizzo puramente autocelebrativo. I followers vengono visti unicamente come numeri e l’importante non è più il messaggio ed il suo contenuto profondo ma il numero di persone che andranno a riceverlo, perché più persone ti seguono più sei un figo, non ha importante nient’altro, e per raggiungere cifre importanti si è oramai disposti a tutto. E’ un poco come andare in mare a pescare con le bombe: non è corretto, ma bisogna predere su tutto il possibile, con ogni mezzo.

Esempio base, banale ed elementare è quello delle ragazze che pubblicano avatar con scatti più o meno pornografici: è un “ti piace vincere facile” molto basic ma sempre in auge. E’ anche vero che se funziona hanno ragione a farlo. Ma il discorso è: qual’è il fine ultimo di tutto questo? Una volta che tu avrai più seguito di un altro utente che cosa avrai capito? Non parlo di marchi di prodotto che devono vendere assolutamente o di laureati che hanno scoperto la formula per combattere il cancro: parlo di persone random. Non è ben chiaro, ma è un palese atteggiamento da “celolunghismo 2.0“, dal quale nemmeno io posso esimermi -sia chiaro- resta il fatto che credo di avere una morale. E non parlo della morale che è sempre quella, fai merenda con girella, parlo del fatto che utilizzare i morti e il dolore dei vivi per far aumentare il numero delle persone che ti seguono è una cosa terribile.

Non si parla di una morale cristiana, si parla di un qualcosa di super partes che dovrebbe essere capito a priori, si parla di buon gusto, si parla di avere un cervello funzionante che ti faccia capire che in certi casi sarebbe molto facile scrivere cose popolari e popolane che ti darebbero un ritorno d’immagine facile e veloce, ma che forse non è il caso di di farlo.

In questo maledetto fine settimana abbiamo potuto assistere ad uno sciacallaggio multimediale con pochi altri precedenti, grazie ai terribili eventi di Brindisi e del terremoto vicino a Ferrara.
Sono state utilizzate da personaggi più o meno noti, armi banali ma di grande presa sugli utenti, come il razzismo tra nord e sud che tanto ci caratterizza andando ad inveire gratuitamente contro i Pugliesi o come la paura suscitata dal terremoto, utilizzando proprio il tag #terremoto per raggiungere fini personali.
Una ricerca massiva e disperata di ispirazione per tweet e retweet ha caratterizzato la giornata di molti, che hanno intasato la timeline scrivendo cose inutili invece di cercare magari di dare aiuto portando avanti messaggi informativi più utili scritti da autorità o organi di stampa. Sia chiaro, la cazzata ogni tanto ci sta’ pure, sdrammatizzare è una necessità per non impazzire in questo mondo bacato, ma sdrammatizzare è una cosa, sciacallare è un’altra.
E passi quando certi comportamenti sono tenuti da ragazzini non ancora totalmente formati nella personalità, diventa invece grave quando sono propri di adulti che su twitter hanno grande influenza per motivi disparati: e non cercate di farci credere che non lo avete fatto apposta.

Non posso non citare Giovanni Scrofani, personaggio conosciuto grazie a twitter, che in un post analogo al mio dice:

Penso che il Male non abbia valore.
Penso che il Male si definisca per assenza di Essere. Assenza di forza che diventa violenza. Assenza di bellezza che diventa volgarità. Assenza di grandezza che diventa prepotenza. Assenza di intelligenza che diventa furbizia.
Lo spam umano è una rappresentazione in miniatura dell’Inferno, di un nulla esistenziale assoluto.
La parte più disgustosa è a fine giornata, quando lo spam umano fa la conta di quanti followers ha guadagnato e di quanti ne ha persi.
Non capendo che al fondo ha solo perso un altro pezzetto della propria umanità.

Concluderò dicendo che non dovete scusarvi con me, se i vostri tweet mi hanno disturbato fino a portarvi alla mia azione di defollow: dovete scusarvi con la memoria delle persone morte e del dolore dei vivi, che avete offeso fino al profondo, e lo avete fatto per che cosa? Per il nulla, categoria a voi molto cara, alla quale appartenete.

stailuan

Andrea "Style1" Antoni è un grafico freelance ed un graffiti writer. Vive nel nord est dell'Italia e si sposta in bicicletta o con il sup. Scrive post a tempo perso e perde tempo scrivendo post, ma vive di grafica. Nel febbraio del 2015 è uscito il suo primo libro "Trova la tua identità su Instagram e condividi foto uniche", pubblicato da Dario Flaccovio Editore. More info

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Commenti dal faccialibro


6 Responses

  1. Peggy Lyu ha detto:

    Niente da dire..solo il mio appoggio per questo post giustissimo.

  1. 29 maggio 2012

    […] 7 giorni fa scrissi un post inerente a quello che chiamai “lo sciacallaggio 2.0” nel quale facevo notare il preoccupante, e crescente, fenomeno di personaggi vari ed […]

  2. 19 giugno 2012

    […] on http://www.pensieriecaffelatte.it Share this:TwitterFacebookLike this:LikeBe the first to like […]

  3. 11 giugno 2014

    […] Se realizziamo contenuti di spessore è probabile che i like arrivino senza dover pensare a salti pindarici per ottenerli. È chiaro che nella rete, e in particolare nei social network, oltre ad un discorso relativo alla meritocrazia entra in gioco anche la propria presenza, intesa come partecipazione attiva alla vita (dare like, lasciare commenti, rispondere ai messaggi positivi o negativi che siano). Ma l’attività svolta deve avere un fine ultimo che sia più alto del mero celolunghismo2.0. […]

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