Meno 42

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Buongiorno a tutti.
Mancano ancora 42 giorni al viaggio senza ritorno di Stailuan dal stakanovistico mondo della sedia.
E oggi spettacolo puro.

Dopo aver pubblicato il post che parlava del giorno in cui rifiutai il rinnovo contrattuale e quello che ne faceva da prologo, oggi vi pubblicherò un altro scritto dell’epoca, in cui parlo degli strascichi in azienda dati dalla la mia decisione: avvenimenti che tutt’ora mi lasciano basito e che mi sembrano finti, ciononostante si parla di #truestory e di #truelife vissute in prima persona.

Alla riunione settimanale finalizzata a far funzionare meglio l’ufficio (utile eh, ma di brutto proprio) il mio nome è stato ripetuto più e più volte: sono diventato una sorta di King, ma senza regno.
Quello che fino a pochi giorni fa era l’unico dipendente chiamato per nome dal direttore Marketing, ora è diventato un peso clamoroso per l’azienda.
Nella giornata odierna stailuan scopre che in azienda tutti devono fare tutto, bisogna “essere dinamici, propositivi, intercambiabili”, insomma bisogna essere dei superuomini factotum, esperti in tutto, pagati chiaramente niente.

Tratto dal discorso pronunciato dall’oramai noto dir. Marketing:

… si perché qui tutti devono saper fare tutto, non esiste che uno ad esempio dica Eh io sono creativo, ad esempio, non voglio fare i listini… NO! Questa è la mentalità sbagliata”.
Risate enormi.
Non so voi, ma questo esempio a me non pareva tirato così in aria, boh, mi ricordava qualcuno.

…perché vedete in questa azienda si sta instaurando una mentalità sbagliata, una mentalità che non c’era, e non va bene, e a chi non va bene se l’azienda è così, beh può prendere e andare via..
Il discorso di per sé diciamo che fila, cioè può non essere condivisibile ma allora, se a me che l’azienda non va bene, perché questa azienda a me non va bene (e diciamocela tutta: mi fa abbastanza schifo), bene io che vado via, io che ti ho detto “no cazzo io i listini non li faccio e piuttosto me ne vado”, proprio io che secondo te ho la mentalità sbagliata ora sto seguendo la strada giusta andandomene.
Ma allora cosa diavolo vuoi? Siamo in linea, ma continui a lamentarti. Continui a parlare di questa ipotetica persona, con me presente, davanti a tutti i colleghi, e tutti sappiamo che parli di me, ciononostante fai finta di parlare di un unicorno.

Ma arrivare il gran finale, lo spettacolo definitivo, i fuochi d’artificio, il big-one, la ciliegina sulla torta e un po’ sulla trota.
Ora entrerò in un argomento che mi fa molto male affrontare, un argomento che però devo toccare perché veramente devo farlo. Vedete io sono stato qui sette anni, poi me ne sono andato, e ora sono di nuovo qui da due anni (NB richiamato dalla pensione). Bene, io tornando ho visto che c’è una cosa che non va, un modo di fare che non va bene. Le macchinette del caffè ad esempio…

Eccoci qua: si cazzo.
Ti stavo attendendo al varco sai? La motivazione ufficiale della chiacchierata, la reale motivazione della convocazione degli stati generali, l’ipocrisia che regna sovrana il reale problema aziendale: la macchinetta del caffè. Perché voi dovete sapere che tre giorni prima entrò in ufficio il Presidente supremo (il paròn, colui il quale in Friuli ha poteri illimitati sia dal punto di vista temporale che spirituale) e trovò in ufficio solamente me e altri due perché alcuni erano malati, due erano in pausa caffè, la segretaria come sempre era dispersa (cosa nota), e due erano a fare foto ai nuovi modelli. Il faraone chiaramente è sclerato subito, perché è uno che passa dalla quiete alle bestemmia in zerodue (cosa piuttosto normale in realtà in Friuli, un poco di meno in un’azienda internazionale) e nonostante io cercassi di spiegargli la situazione lui ha iniziato subito a smadonnare violento, se n’è andato tra un marasma di santi tirati giù dal Paradiso, ed evidentemente ha finito il rosario dal nostro Direttore Marketing (non in quella giornata. perché chiaramente il direttore Marketing quel giorno non c’era, ma era a farsi i cazzi suoi altrove). Per il classico gioco del’incula me che ti inculo anch’io, quest’ultimo doveva violentarci ed ecco qui la finta riunione per poter arrivare a dire la stronzata del mese.
Ma veniamo al botto.

Si le macchinette del caffè no, perché io ad esempio arrivo in ufficio (NB verso le 10, non alle 7:55 come noi) e ad esempio vedo SEMPRE ANDREA ANTONI sempre in 4 a bere il caffè
Questa è una frase LOLlosissima.
Intanto perchè io non bevo quasi mai il caffè, vado alle macchinette più che altro per fare 4 passi prima che le gambe non mi funzionino più, poi perché riesco ad essere neanche uno e trino, bensì uno e terno. Una potenza insomma.

Io che fino a un mese prima ero considerato l’uomo giusto per fare i listini in 12 lingue, con pronto un rinnovo contrattuale, IO ERO DIVENTATO IL DIAVOLO.
Che poi forse non lo sapete, nonostante io lo racconti a tutti, ma li la macchietta del caffè ha il timer per far si che la gente non cazzeggi troppo: si spegne alle 8:00 ora in cui devi iniziare a produrre, e poi riparte attorno alle 9:45 – 10:00 tempo nel quale puoi fare una piccola pausa, massimo in due alla volta per ufficio perché altrimenti è brutto da vedere. Poi si spegne nuovamente e torna attiva per la pausa pranzo, si spegne ancora e riparte per l’ora della merenda. Insomma: si spegne e riaccende un sacco di volte.
Potete ben intuire che bel luogo sia un’azienda che girella i suoi bei milioni di euro l’anno, che ha come ombelico del suo universo i ragionamenti attorno ad una macchinetta del caffè.

Ma non è mica finita qui: in ufficio sono arrivati gli auguri di Natale, quelli che abbiamo preparato noi, ma a me no.
Veramente: io che ho partecipato anche a progettarli non li ho ricevuti; qualcuno nell’ufficio personale ha avuto evidentemente consegna di non farmeli avere.
Ma pensate sia abbastanza? No che non è abbastanza perché i miei colleghi che li hanno ricevuti, 10 minuti dopo hanno dovuto restituirli perché sono stati dati a una delegazione in visita.
Alla fine conta il gesto no? E non si butta via carta, salvate gli alberi.

stailuan

Andrea "Style1" Antoni è un grafico freelance ed un graffiti writer, ambassador di GoPro e Roberto Ricci Designs. Scrive post a tempo perso e perde tempo scrivendo post, ma vive di grafica. Nel febbraio del 2015 è uscito il suo primo libro "Trova la tua identità su Instagram e condividi foto uniche", pubblicato da Dario Flaccovio Editore. Nel 2017 è diventato per tutti "il grafico che gira il mondo fotografando le mazzette pantone" grazie all'improvvisa viralizzazione del suo progetto Instagram #STAILtone. More info

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Commenti dal faccialibro


1 Response

  1. 19 Settembre 2012

    […] nei precedenti post: “Meno Settantuno“, “Tutto iniziò così” e “Meno 42” non si era trovato un accordo sul mio rinnovo contrattuale. Non che ci fossero state grandi […]

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