Missione Posta #06

Ricalcando spartanamente l’arcano “ogni riccio un capriccio” potremmo dire “ogni posta una supposta“, per spiegare questo sentimento nazional-popolare che sta accompagnando le esistenze di milioni di italiani dal dopoguerra ad ora.

Esiste impresa, ente o società o quel che si voglia che funziona peggio di Poste Italiane? Non lo so, suppongo di si, ma se esiste probabilmente non dobbiamo andarci enne volte al mese a perderci le mattinate in fila.

NB. sto ascoltando i Venga Boys, quindi è probabile che questo post venga scritto particolarmente male. Peggio del solito.

Insomma anche stamattina ho avuto il piacere di recarmi in posta per spedire un pacco. Memore dell’esperienza di missione posta numero 5 (che se volete potete rileggere qui http://stailuan.blogspot.com/2011/07/missione-posta-05.html altrimenti per dirvela breve è quella in cui ho perso il pacco per strada e che un furgone me l’ha piallato prima che lo ritrovassi) ho scelto come sempre di andare in bici, ma con quella di mia madre che ha il cestino, non fidandomi in primis di me, in secondis del portapacchi.

Non so se avete presente le bici da donna, e in particolare le biciclette delle mamme.
Le mamme hanno sempre una bicicletta che non funziona: che sia vecchia o che sia nuova non cambia niente, il risultato è sempre un casino. Mia madre si lamentava sempre della vecchia bicicletta e ora che ne ha una nuova con ventimila rapporti e il telaio in alluminio si lamenta uguale. Ma vediamo perché.

Intanto il telaio.

Io vorrei sapere chi cacchio si è pensato di progettare questi telai sghembi con questi due inutili tubi obliqui a forma di curva. Si ok, sarà per salire sulla bicicletta anche portando la gonna,ma la motivazione è futile. Nel grande nord, Svezia, Danimarca etc dove c’è parità dei sessi effettiva, e dove le donne in bici pedalano come dei ciclisti professionisti infatti hanno tutte o la bici da corsa o la city bike.
Continuando noteremo un’altra cosa interessante: il 90% delle signore pedala con le ginocchia, ovvero non accetta la regola internazionale che vuole che la gambia sia distesa o quasi nell’atto della pedalata portando a loro scusante il fatto che se aumentano l’altezza della sella non toccano terra. Interessante quindi accettare che si pedalerà malissimo, facendo una fatica boia per un riscontro in velocità praticamente nullo, a salvaguardia dei 30 secondi in cui si fermeranno al semaforo. Resta il fatto che si lamenteranno che la bici non va, ma di alzare la sella non se ne parla.

La bici di una donna ha sempre le ruote sgonfie.

La pompa infatti viene vista come una brutta parola, il compressore è oggetto troppo tecnico, quasi da meccanico, di conseguenza l’andatura sarà ostacolata da un copertone assolutamente sgonfio buono solo per ricopre il cerchione.
A tutto questo si aggiunge che la bici da donna è un cancello perché ha sempre almeno un cestino, un portapacchi e spesso anche lo specchietto retrovisore, optional che su una bicicletta trovo clamorosamente harcore.

Insomma con questo splendido esemplare della tecnica e della tecnologia ciclistica mi sono recato in posta, smadonnando allegramente e piangendo intensamente. Arrivato in posta mi sono trovato dinanzi al solito cataclisma dell’ecatombe dell’attesa. L’ufficio postale era gremitissimo, nonostante ciò avevo solamente dieci numeri prima del mio e ciononostante sono riuscito ad aspettare 40 minuti per il mio turno.

Ci sono stati momenti clamorosi in cui dietro alle scrivanie non c’era nessuno, altri altrettanto clamorosi nei quali dietro alle scrivanie c’erano tutte le impiegate ma comunque non veniva servito nessuno oltre agli interminabili turni di coloro che dovevano attivare Poste Mobile. Uno dei più grandi #fail della storia della telefonia.

Arrivato al mio turno la PostaTipa mi chiede :”E lei cossa la ga de far?” (“e lei cosa deve fare” trad.) al che io ho risposto con un sorrisone smaglianterrimo “Mah, gavessi de andar a casa entro ora de pranso” (trad. “Ma, dovrei tornare a casa entro ora di pranzo) e le ho consegnato il pacco.

Che con poco sorriso ha poi provveduto a inviare, credo.

Sono dunque tornato a casa pedalando sulle ginocchia smadonnando ancora una volta verso le poste, verso i pedali di quella bici ma felice di aver arricchito la saga delle missioni posta di un nuovo inutilissimo episodio.

Vi segnalo che a causa dell’ascolto di pessima musica disco anni 90 per scrivere questo blog ci ho messo un’ora e quaranta. E solo questo fatto sarebbe meritevole di un post a se stante.

Enjoy

Andrea "Style1" Antoni è un grafico freelance ed un graffiti writer. Vive nel nord est dell'Italia e si sposta in bicicletta o con il sup. E' tra gli organizzatori dei Tweet Awards nonchè uno degli admin della comunità degli Instagramers del Friuli Venezia Giulia. Scrive post a tempo perso e perde tempo scrivendo post, ma vive di grafica. More info

stailuan

Andrea "Style1" Antoni è un grafico freelance ed un graffiti writer. Vive nel nord est dell'Italia e si sposta in bicicletta o con il sup. E' tra gli organizzatori dei Tweet Awards nonchè uno degli admin della comunità degli Instagramers del Friuli Venezia Giulia. Scrive post a tempo perso e perde tempo scrivendo post, ma vive di grafica. More info

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