Old but gold

MISSIONE UOVA

Oramai siamo invasi dai centri commerciali: da un giorno all’altro ovunque precipitano megaliti prefabbricati da adorare manco fossero nuovi dei.
Dolmen cementiferi che ci propongono offerte incredibili per cose inutili, ma assolutamente indispensabili, e che ci invitano a spendere le paghe che non percepiamo grazie ai lavori che non abbiamo. Che figata.
In Friuli Venezia Giulia siamo tagliati fuori da tutto, ma da questo fenomeno no e, anzi, grazie alle copiose piogge che ci contraddistiguono, spuntano come funghi. Bella lì.

Ringraziando questo fenomeno idilliaco anche noi possiamo andare in questi ipemegacentri ad acquistare zucchine iperboliche e mega spaghetti.
Il tripudio è veramente incontenibile.

Ma rendetevi conto di quanto fossimo agricoli fino a poco tempo fa. Metti caso che ti finiscano le uova. Solo quelle.
A parte che se sei veramente agricolo hai le galline nel tuo aia personale e quindi in via di massima non ti finiscono. Ma metti la sfiga che quel giorno la gallina aveva mal di pancia, o che tua zia te ne ha chieste 40 per fare la frittata del secolo, che ne so. Insomma tu apri il frigo e di uova non ce ne sono più.
Vai nel tuo splendido aia e la gallina ti guarda come colei che dice “Hey man, see you tomorrow brò“.
Alcuni anni fa avresti fatto 50 metri per andare al negozio a comprarle. Che cosa triste e banale.
Poi in seguito ci evolvemmo e bisognava percorrere 1 km per andare all’ipercoop.
Adesso, finalmente – nel pieno della cultura delle selfie e della fuffa – dobbiamo fare 10 km per andare sempre nella solita ipercoop che intanto si è trasferita nel centro commerciale. Ed è un sacco più grande, tanto che ora si chiama IperCoooooop, con una serie di O ad oltranza.
E le uova costano pure di più perché per pagare trasloco e ingrandimento hanno avuto dei costi. Vabè potevate restare di la per quanto ci riguardava insomma.

uova

Ma tornando a noi, voi e pure ad essi.
Inizia la vostra missione: inizia la missione uova.

In questo splendido gioco di ruolo diciamo che il percorso del viaggio sia il tempo di caricamento.

Parte il livello 1

parcheggio

Arrivate al nuovo iper-mega-disctructor-devastator-center e dovrete cercare il parcheggio. I parcheggi dei centri commerciali sono delle enormi spianate di asfalto, grandi come la steppa russa, caldi e desolanti in estate come la peggior savana, abitati da predatori abilissimi e pesantissimi quali i venditori ambulanti di turno. Vuoi un accendino? No. Ti porto il carrello? No. Vuoi ombrello? No.
Voglio solo vivere. E senza di te possibilmente.

Se li avete schivati ok, passate al livello due, altrimenti avete perso una vita e dovete rifare tutto.

Livello 2

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Questo è un livello bicomponente: dovrete superare due prove massacranti, tipiche di ogni centro commerciale. Il primo mostro sono i ragazzetti della raccolta firme antidroga. Che cazzo è la raccolta firme antidroga lo sanno solo loro, anzi no. Vi si avvicineranno e vi faranno il solito approccio “Scusa posso farti una domanda?” narra la leggenda che un giorno ad uno di loro venne risposto “L’hai appena fatta, e la risposta è che non potrai farmi la seconda“. Lo ritrovarono giorni dopo vagare ancora nel parcheggio con un carrello di punti di domanda.

Mentre dovrete zigzagare tra questi dovrete stare attenti a non morire nella nube tossica dei fumatori che si trovano sempre fuori dalle porte automatiche di ogni centro commerciale. Piantati li per farsi l’ultima boccata prima di entrare, o usciti a fumare mentre le loro mogli stanno comprando un indispensabile step in offerta, voi dovrete stare attenti o a non morire per asfissia o a non diventare dipendenti.

Bene diciamo che c’è l’avete fatta, parte il livello tre.

Livello 3

fumatori

La prima asperità sono le porte a vetri, lentissime nell’apertura. Voi per superare ambulanti, ragazzi delle firme e fumatori state arrivando veloci come un centometrista nella finale olimpica e incazzati come uno zombie di 28 giorni dopo. Il rischio è che vi spalmiate sulle porte prima che si aprano. Se vi spalmate su queste è il delirio: vi fracasserete i denti, sparerete la porta fuori dai sui binari, dovrete firmare contro la droga,comprare un ombrello e morirete di asfissia.

Pace all’anima vostra.

Ma diciamo che siete ancora epicamente in gioco e passate al livello 4.

Livello 4

Stima a palate fratelli, io vi supporto.

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Il livello 4 è popolato da piccoli goblin di età compresa tra 2 e 5 anni che corrono ovunque scappando dai genitori per andare su un cavallo, un dinosauro o un super-mega-indecifrabile coso a gettoni. La corsa singola di 30 secondo va a 18 monetine da 2 euro. Se non avete figli dovete schivare quelli degli altri, cosa non troppo semplice. Se avete figli dovete riuscire a neutralizzare in tempo la loro vista oppure fargli bypassare le macchinette-fagocita-cash sull’onda di false promessi di giochi migliori più avanti.

Siete ancora in gioco?
Coriacei fratelli, siete dei grandi.

Livello 5

cestino spesa

La ricerca del cestino.
Il cestino sta subito dopo il sorvegliante, sulla sinistra. Ma spesso sono tutti presi da altri clienti e dovete andarlo a cercare vicino alle casse dove la gente in fila vi pianterà un coltello tra le scapole pensando che vogliate sorpassare il loro turno.
Prima di morire dissanguati direte “volevo solo il cestino“. Su di voi Studio Aperto farà uno splendido servizio con una musica di fondo strappalacrime e intervista alla macellaia che dirà “non lo conoscevo, ma era un bravo ragazzo: non avrei mai pensato potesse morire così“.
Seguirà servizio sui culi più trendy di Ibiza e le veline che si è bombato Matri dopo una partita di beneficenza.

Se schiverete la coltellata, prenderete il cestino. Olè.
Il cestino è come un ovetto Kinder perchè ha sempre la sorpresa.
Gli italiani, che sono un popolo sporco a bestia (inutile offendersi, è palese) invece che gettare i guanti di plastica utilizzati per palpare (ed ammaccare) tutte le mele dell’ortofrutta, li lasciano nel cestino della spesa. Sta a voi scegliere se lasciarlo li dentro, cercare un altro cestino (rischiando un nuovo omicidio) oppure gettarlo al posto di chi non lo ha fatto. Potrebbe sussistere anche un problema più grave: preso il cestino vi renderete conto che dovete prendere un botto di spesa e vi serve il carrello.

Cazzo il carrello. Il carrello è sempre fuori. Come le margherite, le nuvole e i calabroni.
Solo che le margherite ogni tanto le vendono anche dentro il supermercato, in offerta a fianco al salame, i carrelli no.
Dovrete tornare fuori rischiando nuovamente porte scorrevoli, fumatori, firmatari, chieditori di spicci e venditori di cose random.
By-passati tutti alla grande vi renderete conto di non avere spicci per liberarlo dalla catenella. Al che andrete in auto, troverete 2 euro, andrete ai carrelli ma una vecchina vi dirà “giovine, vuole fare cambio con il mio?“, va bene cara nonnina eccole i miei due euri, mi dia il carrello. Solo che a spesa finita scoprirete che lei ci aveva messo 50 centesimi, guadagnando in questo baratto un euro e 50.

Livello 6

tunnel

Sorvoliamo sull’ingorgo nell’area delle offerte iniziali (ci sono anche le offerte a tema: la fiera del bianco, la scuola, poi ovviamente il natale e pasqua etc) che crea tamponamenti e risse a catena: noi stiamo cercando le uova che solitamente sono nei pressi del banco frigo, anche se non si trovano al suo interno.
Il banco frigo è in fondo, splende di luce propria e dista una manciata di km.
La sua luce si staglia verso di voi allo stesso modo della fine di un tunnel autostradale.
Emette luce manco fossero le porte del paradiso, ed è li che dovete dirigervi, perchè in fondo al tunnel c’è la gloria.
Ma prima c’è il tunnel.

Livello 7

promoter

Se il centro commerciale è serio, ha un botto di promoter che vi massacreranno i maroni.
A fianco alle lavatrici ci sono le ragazze che vi venderanno la macchinetta del caffè con le cialde.
Vicino ai televisori ci sarà sicuramente una ragazzetta che vuole vendervi un’aspirapolvere.

Le promoter sono sempre donne e hanno 18 anni per accalappiare un maschio di qualsiasi età, o 45 per fare presa da donna-che-ne-sa su un’altra donna. Di maschi non ne ho mai visti, tranne che i commessi del reparto informatica, perchè per qualche motivo sembra che le ragazze non debbano capire una cippa di computer, anche se ho forti dubbi che i maschi siano loro superiori in materia.

Essendo presenti sempre e ovunque fin dalla preistoria (antiche iscrizioni su papiri ritraggono promoter egizie che vendono piramidi a mercanti Persiani in cambio di spezie) evidentemente assoldarle deve dare un qualche ritorno finanziario. Personalmente ottengono solo il fatto che io cerchi il prodotto della marca che non ha attorno la promoter di turno che mi sminchia, oppure farmi tornare in un altra giornata, ma è palese che se le mettono li saranno funzionali.
Specifichiamo che non ho nulla contro le promoter: ho un sacco di amiche che fanno questo lavoro o lo hanno fatto. Però sono mie amiche nella vita reale, quando diventano promoter diventano automaticamente mie nemiche. Potremmo aprire un lungo di battito sulle promoter di TupperWare o di Herbalife, ma il post è già estremamente lungo quindi sarà per la prossima volta.
Ad ogni modo, donne ribellatevi: parità in tutti gli ambiti della vita, pretendete che ci siano anche i promoter maschi! 

Livello 8

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Finalmente dopo aver percorso chilometri, esservi fermato a parlare con 18 amici incontrati lungo il cammino, e aver comprato almeno 4 cose che non vi servivano avete trovato le uova. Per prendere 6 uova avete prima ottenuto una laurea in biologia agricola applicata al marketing che vi è servita per distinguere tra quelle prodotte da galline allevate a terra, quelle allevate in mare, quelle degli snorky, quelle dei puffi, quelle tibetane che fanno bene alla meditazione e quelle bio che più bio non si può.
Iniziate così il vostro lungo percorso che, dopo lunghe peripezie vi porterà alle casse.

Livello 9

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Le casse dei centri commerciali sono un poco come le moderne Scilla e Cariddi.
Come ben sapete la vostra fila è sempre sbagliata ed è più lenta delle altre perché in teoria avevate solo una signora davanti, che però ha comprato un container di alimenti e li sta pagando in monetine da un centesimo “perchè tanto son sempre soldi“. Al che andate alla cassa di fianco che effettivamente va più veloce ma la cassiera vi smira e vi dice “dopo il signore davanti a lei, la cassa è chiusa, mi spiace“. Intanto la signora del container se n’è andata ma il vostro posto è stato preso da una famiglia carica di vettovaglie più degli sherpa in missione sull’Himalaya.
Optate per la soluzione “cassa rapida” che di rapido ha solo il nome.
Il vostro turno è subitaneo ma come passate il primo articolo il computer si pianta, si accende una luce, richiesta assistenza e scazzatissima arriva la delegata di turno che con una carta magica sblloca tutto. L’operazione si ripete per ogni articolo che passate. Si ripete nel senso che ad ogni articolo si blocca perché se lo scanner non si incazza per il barcode non letto, la bilancia vi ammonisce che il peso dell’articolo selezionato non è corretto.
Ciononostante riuscite a mettere tutto nei sacchetti, pagare ed andare.

Livello 10

gloria

È il momento della gloria: dopo alcune ore state per arrivare alla macchina con le vostre fantomatiche uova più un tot di altre cose inutili che hanno portato il prezzo da pochi euro a 35. È scientificamente testato che non potete uscire da uno di questi girno infernali senza aver speso una cifra che va dai 20 ai 40 euro.
A questo punto però le cose sono due: o avete dimenticato le uova alla cassa, oppure il sacchetto di finta plastica che avete utilizzat,o perchè non avevate con voi la sportina di cotone e non volevate pagare 20 centesimi per una borsa di plastica pro, si rompe clamorosamente. Questi sacchetti infatti sono progettati per portare 20 grammi, meglio non sapere di cosa.
Se siete sgamati ne avete messo uno dentro l’altro evitando il disastro e ce l’avete fatta: avete le uova e, nel vostro piccolo, siete degli eroi.

 

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2 Comments

  • Reply
    cooksappe
    2 Giugno 2014 at 13:35

    che idea 😉

  • Reply
    rino olivotti
    9 Giugno 2014 at 11:20

    Caro amico furlan
    non ho la minima del malfunzionamento della mia tastiera – che evidentemente mi ciurla spesso – ma stamattina ho scoperto il Suo blog, e mi son divertito.
    Se non Le dispiace potrei aggregarmi alla ciurma.
    Un paio di difetti da tener subito presenti:
    sono Cadorino di Auronzo ma attualmente residente in Val Belluna
    (Limana), conosco i furlans per aver avuto molti amici/clienti fra loro, e sopratutto ho appena compiuto 79 anni.
    Se non ci sono problemi o remore per la senectute sarei ben lieto di favelar furlan.
    A riviodisi frut.
    rino olivotti

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