Instagram

Avere molti like su instagram

Una delle domande che mi vengono poste più spesso, quando tengo qualche piccola lezione o anche incontrando gli amici per strada, è “ma tu che usi instagram, mi spieghi come faccio ad avere più like“?

La domanda può essere anche banale, ma la risposta non lo è affatto.
In primis bisognerebbe chiedersi: perché voglio avere tanti like?
Perché fa figo.
Si, va bene, ma per quale motivo dovrebbe farmi sentire meglio riceverne 100 piuttosto che 60?
Facciamo azioni legate esclusivamente al feedback del pubblico o addirittura solamente per averne?
Ma senza il consenso del pubblico faremmo la stessa cosa, rimanendo quindi coerenti con noi stessi, oppure pur di aumentare il numero di cuoricini pigiati andremmo a perpetrare una sorta di prostituzione intellettuale modificando i nostri usi e le nostre attività in nome del dio like?
E ancora: siamo noi che utilizziamo un social network (in questo caso instagram) come strumento di comunicazione, oppure è il social network che utilizza noi come creatori di contenuti?
Ovviamente la seconda risposta è sempre presente, coscienti o meno di questo, ma l’importante è esserne consapevoli e trovare un compromesso.

Un’altra domanda, molto più difficile da porsi, è: “ma meriterei di ricevere vagonate di like“?
Solitamente no.
E vale anche per me.

like_su_instagram

La maggior parte di noi produce contenuti scadenti, banali e spesso copiati. Ed essendo copiati non sono che lontani parenti dell’egregio soggetto sorgente da cui abbiamo attinto.

Se realizziamo contenuti di spessore è probabile che i like arrivino senza dover pensare a salti pindarici per ottenerli. È chiaro che nella rete, e in particolare nei social network, oltre ad un discorso relativo alla meritocrazia entra in gioco anche la propria presenza, intesa come partecipazione attiva alla vita (dare like, lasciare commenti, rispondere ai messaggi positivi o negativi che siano). Ma l’attività svolta deve avere un fine ultimo che sia più alto del mero celolunghismo2.0.

Ad ogni modo su instagram, come in ogni altro social network, ci sono dei soggetti di maggior tendenza, o che fanno acquisire più like rispetto ad altri.
Vi segnalo alcune tematiche, dalle quali potreste trarre ispirazione, presenti negli album dei migliori instagramer:

  • Pontile in prospettiva
    pontili
    Non so dirvi perché, ma il pontile in prospettiva va a bestia, è veramente una fabbrica di consensi. Ne ho pubblicati alcuni anche io, molto spesso unicamente per prendere like, altre volte perché onestamente meritava.
    Spesso non ci sono pontili nelle vicinanze, quindi potreste costruirvene uno in giardino e aspettate che piova copiosamente, oppure allagate tutto in barba all’Africa. Qualche centinaio di litri d’acqua gettati valgono bene qualche like, no?
  • Persone che fanno bolle di sapone
    bolle

    Tematica relativamente nuova. Boh.
    Circa cinque anni fa scattai anche io delle foto così, davanti a un mio graffito: mai avrei pensato che la cosa sarebbe potuta diventare mainstream.
  • Riflessi
    riflessi

    Cose di qualsiasi tipo riflesse nell’acqua; meglio se monumenti, ancor meglio se questi sono riflessi in una pozzanghera. Qui proprio andate a vincere tutto. L’acqua e i riflessi su instagram vincono a man bassa proprio. E se volete essere particolarmente pessimi, esistono anche app che in assenza di pozze creano riflessi dal nulla.
  • Gatti
    gatti

    Ormai è inutile parlarne: i gatti – già da anni – hanno vinto l’internet.
  • Selfie
    selfie

    Una volta si chiamavano autoscatti, e li facevano in molti. Io ne scattavo moltissimi già prima di avere una digitale, e non lo trovo argomento di grande vanto. Da poco hanno deciso che sia una novità, che sia una tendenza e che debbano avere un nome straniero perché è più esotico.
    Se volete essere delle vere queen dell’ignoranza le dovete scattare con la faccia a becco di gallina, seno in vista e didascalia riportante status d’animo come “bored“, “tired“… che non vuol dire nulla, ma cerca di giustificare la posa da zoccola.
    Esistono chiaramente anche le selfie al maschile ma, permettetemelo, non me ne sono fatto una grande cultura.
  • Paesaggi
    paesaggi

    I panorami, di qualsiasi tipo, vincono sempre (se il paesaggio merita chiaramente, altrimenti potreste ipotizzare di non fotografarlo, ad esempio). Se però volete essere dei veri fighi, in primo piano dovete tenere in mano un fiore, un calice, un porco dindio. Funziona al 100% perché l’ho provato anche io, e me ne sento l’animo sporco proprio, ma porta carrettate di like.
  • Colazioni, pranzi, cene
    colazioni

    Fotografati dall’alto, of course.
    Tutti mega ordinati che neanche all’Hilton ve li servirebbero così.
    Io ammiro chi fa queste foto perché ha pazienza e sa scattarle: ci ho provato alcune volte per curiosità, ho creato degli abomini fotografici e li ho eliminati dalla mia esistenza.
    Amen
  • Gente che salta
    jump

    Fare una foto di una persona che salta, con uno smartphone, è tutto meno che semplice. Anche perché il tempo in cui i vostri amici resteranno sospesi nell’aere sarà quantomeno trascurabile.
    Resta il fatto che ormai lo fanno in molti, ed è una figata: ma se vi metterete a farlo voi adesso sarete quelli che fanno le foto come X (dove X probabilmente sta per @giuliotolli), e di conseguenza è preferibile che cerchiate una vostra strada più personale.
  • Tramonti saturati a bestia
    tramonti

    Su instagram sono oramai consolidate le foto modificate da far schifo. E più le modificate, più like prenderete. Se lo fate con una certa consapevolezza chiaramente.
    Queste foto hanno talmente rotto le scatole che sono nate campagne e hashtag per segnalare il #nofilter un poco come bollino di qualità e bontà.
    Ah si, se ve lo state chiedendo, io saturo tutto a bomba.
  • Spiaggia
    patatacam

    Foto delle vostre gambe, mentre siete distesi sulla spiaggia, nella quale inquadrate costume, piedi e mare all’orizzonte (l’orizzonte solitamente è storto).
    Intanto ricordatevi di raddrizzare l’orizzonte (ve l’ho già spiegato qui) poi ricordatevi che queste foto scateneranno like su instagram ma odio su facebook (dove l’utente medio vi insulterà perché voi siete in vacanza mentre lui è al lavoro, non considerando che tra una settimana le parti saranno invertite, quindi boh).

Tutti questi sono soggetti molto belli, c’è chi realizza foto meravigliose seguendo queste tematiche ed è diventato più o meno relativamente famoso, ma adesso la domanda da porsi è questa: se non ho mai fatto in vita mia una foto come queste, perché dovrei adeguarmi a terzi ed iniziare a farla adesso?
Potrei non averci mai pensato e la visione di una di queste mi ha aperto la mente a un mondo nuovo della fotografia. Bene, benissimo. Questo caso rientrerà tipo nel 0,01% degli utenti.
Più probabilmente avere la pappa pronta, ed un sentiero già tracciato, sono molto più comodi che dover aprire una nuova via per arrivare ad un luogo dove prendere le materie prime e prepararci il pranzo.
Possibilità più difficile da ammettere, ma molto realistica.

like_instagram

Nel caso decidiate di aderire a una o più tematiche che mai avete seguito prima, ottenendo anche molti consensi e pacche sulle spalle, il quesito da porsi a questo punto sarà “e ora?“, “e quindi?“.
Adesso che siete degli influencer con foto non pensate da voi, che rappresentano mood, soggetti e azioni che non rientrano nella vostra vita e nella vostra persona, che cosa avrete capito?
Qual’è il ritorno che otterrete?
Avrete 300 like? Bene, ci sono moltissime persone che ne ottengono 350, 1000, 10 mila.
Siete arrivati ad avere 12K di followers?
Ottimo, ci sono persone (al di fuori dei vip televisivi che non fanno testo) con oltre 500k.

Come in tutti i campi dello scibile, ci sarà sempre qualcuno migliore di voi, e per questo credo che cercare il like fine a se stesso non abbia senso, perché diverrete dei meri esecutori di contenuti, utili a chi deve snocciolare statistiche per vendere pubblicità sul proprio social, inutili per la vostra esistenza.
Se lo fate solo per il like entrerete in un turbine senza fine e senza senso, perché non saranno mai abbastanza.

A mio modesto parere, credo sia fondamentale rimanere se stessi, se poi i like arriveranno meglio, se non arriveranno, pazienza. Anche perché, secondo voi le persone che vi mettono like hanno il cosiddetto “buon gusto”? A occhio e croce solitamente no, e molto spesso il like viene dato unicamente per essere poi ricevuto, svuotandone il senso e l’essenza.

Questa è una doverosa riflessione che volevo fare con voi prima di trattare tematiche relative ad un uso consapevole di instagram, che di riflesso perterà anche i like.

follower instagram libro

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11 Comments

  • Reply
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  • Reply
    PaoloFM
    12 Giugno 2014 at 12:14

    Credo tu abbia centrato il punto, ma la domanda che spesso mi faccio, parafrasando un passaggio del tuo articolo, è:

    Dato che non sono disposto a fare salti pindarici per ottenere like, e questi non arrivano, vuol dire che non realizzo contenuti di spessore?

    Mi capita sempre più spesso di leggere, condividendole appieno, le opinioni di chi ritiene, solo per fare un esempio, che l’eccesso di #instalike #instame #instacool #instaquesto non giovi al successo di un’immagine, eppure continuo a vedere immagini accompagnate da quel genere di tag venire sommerse di cuoricini.

    Penso anche che ci sia ormai una correlazione fisiologica tra numero di like e numero di follower. Mi azzarderei persino a ipotizzare un range percentuale abbastanza stabile tra i due valori. E se è vero che avere più follower aumenta i like, non è vero il contrario, perchè mi sembra che molte persone, apprezzando un’immagine, non traducono necessariamente questo in un follow.

    Infine, come ultimo spunto, credo che sia inevitabile pensare al peso che i gruppi stanno assumendo all’interno del network. E la conseguente creazione di “sotto comunità” più o meno chiuse, in cui chi “siede” ai vertici esercita una qualche forma di potere, limitato e proporzionale al carattere effimero di tutto il meccanismo, ma pur sempre potere. Un esempio su tutti è il fatto che ci sono dozzine di gruppi che affrontano la stessa tematica (bianco e nero e dettagli minimalisti, per citarne un paio) ma sono impermeabili uno nei confronti dell’altro.

    Dove voglio arrivare con tutti questi ramblings? Oggi come oggi, la mia riflessione è che il valore “social” di un’attività (un post, un like, un commento) è enormemente superiore a quello dell’immagine che lo veicola. E non mi piace pensare che, per avere un “riscontro” positivo (odio l’idea di usare il termine “successo”), creare una bella immagine sia un aspetto quasi marginale.

    • Reply
      stailuan
      13 Giugno 2014 at 08:43

      Ciao, sono molto d’accordo con te.
      L’articolo presenta alcune carenze un poco per non renderlo ancora più lungo, un poco perché effettivamente manca di alcune parti di analisi. Avere più followers aumenta sicuramente i like, ma non è in proporzione, perchè dipende che tipologia di followers prendi (soprattutto da quanto siano attivi). Avere più like non aumenta i followers perché c’è una mentalità infame (che esiste anche in twitter) dove per motivi che io ritengo astrusi “fa figo” avere un numero di followers estremamente maggiore rispetto a quello dei follow. Quindi le persone ti danno il like come “contentino” sperando che tu glielo torni, sperando che tu passi sul loro profilo e magari addirittura li segui, ma non fanno altrettanto. Ancora peggiore è la categoria di coloro i quali ti seguono e poi ti defollowano non appena ottengono il follow back. Ma qui, a mio avviso, parliamo veramente di demenza web (anche se molto ramificata ormai).
      Ci sono determinati tag che portano moltissimi like e sono i tag appartenenty a community si, io ad esempio facendo parte di #igersitalia so che taggando le mie foto con questo hashtag molto probabilmente riceverò i like dagli altri associati. Per un discorso magari anche più legato al social che alla qualità.
      Poi le community hanno un poco il problema che spesso si chiudono in microcosmi nei quali entri ma non esci, evidentemente abbiamo bisogno di un poche di sicurezze e di farci dei nemici, non lo so 🙂

      Comunque attualmente il valore social è enorme, spesso troppo grande, lo si nota quando si iscrive su instagram un influencer di un altra piattaforma, che non sa fare foto, acquisisce in automatico un botto di followers che lo conoscevano sugli altri social che gli daranno subito molti like solo per un discorso di sudditanza.
      Fa tristezza ma è spesso così.

  • Reply
    giulio
    22 Aprile 2015 at 14:13

    Secondo me, nella sua ingenuità/ignoranza la gente pone una domanda abbastanza naturale. Io mi immagino il paragone con chi ha tanto successo con le donne, arriva il verginello e gli chiede “come fai ad avere tanta gnagna?”. Dire “sii te stesso” va ben fino ad un certo punto. Cioè ci sono effettivamente delle tecniche o dei modi di fare che alle donne piacciono e non è che ti snaturi a farli, oppure altre cose che “il verginello” fa e sarebbe anche ora che cresca.
    Ha senso il paragone?

    Ciao,
    Giulio

  • Reply
    l'illustratore di Instagram | Pensieri & Caffelatte
    10 Settembre 2015 at 10:52

    […] disegnare. Ma non è un problema perché tanto non lo sanno fare nemmeno quelli che gli mettono i like, che in più non sanno nemmeno scattare le foto. Questi ultimi, però, non avendo assolutamente […]

  • Reply
    L'arrivista di Instagram | Pensieri & Caffelatte
    17 Settembre 2015 at 12:30

    […] social network. Però si accorge che tramite l’internet potrebbe avere successo, fama, like (tantissimi like zio billy! I like sono la vita, i like sono tutto!), e ricevere addirittura ciabatte in omaggio da sfoggiare a […]

  • Reply
    sara
    20 Maggio 2016 at 18:55

    mi ritrovo a gestire un profilo professionale e non so come comportarmi con la questione del followback, semplicemente il mio account viene invaso da persone che mi defollowano non appena ricambio il follow o se non lo ricambio entro poco (nemmeno il tempo di accorgermi che mi seguono, valli a capire..) come posso fare? lo trovo altamente scorretto e infantile, ma non so se aggiungere sul profilo una postilla tipo “no followback-no promo” tanto per far capire che il follow lo metto a chi mi interessa e ritengo in linea con il mio profilo e non a chi è a caccia di numeri, non vorrei risultare antipatica, ma il mio è un account di lavoro e non mi interessano i numeri

    • Reply
      stailuan
      31 Maggio 2016 at 17:39

      Personalmente non starei li a perderci del tempo: sono giochetti da ragazzini (perpetrati anche da adulti) che lasciano il tempo che trovano. Non devi giustificare chi segui e chi non segui, e non devi sentirti in obbligo dal seguire chi non sei interessata a seguire. È chiaro che iniziando a seguire una persona ci sono delle possibilità che poi questa ti segua, ma anche che questa di defollowi. Di conseguenza andrei avanti per la mia strada senza dare troppo peso a queste azioni e concentrandomi su un progetto ben definito e una certa attenzione nella comunicazione e risposta dei commenti. Per quanto riguarda i follower, se saranno veramente interessati a te ti seguiranno, altrimenti sarebbero inutili in quanto numeri vuoti che non andrebbero a darti un reale ritorno dal punto di vista dell’engagement.

  • Reply
    L’annoiata di Instagram – Pensieri & Caffelatte
    12 Maggio 2019 at 18:55

    […] in cui si vede il fisico di questo, ma non centra: è un’apertura. Senza saperlo ha appena vinto l’instagram, fidelizzando il maschio per i prossimi tre mesi nei quali questo diverrà praticamente uno stalker tra like retroattivi, commenti e DM. Dopodichè […]

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