Non sono più GoPro Ambassador

È notizia di ieri, 8 ottobre 2018, che non sono più un GoPro Family Member.

E niente, io che ero cresciuto con il motto “Ohana significa famiglia, e famiglia significa che nessuno viene abbandonato o dimenticato.” di Lilo e Stitch, devo un attimo rivedere un paio di cose.
In realtà è evidente che i tempi fossero maturi per la fine del nostro rapporto di collaborazione, dato che da mesi non avevo più notizie dall’azienda e stavo per mandare l’email che leggerete qui riportata, e sarebbe stata probabilmente da preludio alle mie dimissioni da Ambassador. Ma GoPro, tramite DM su Instagram via @GoProDE, mi ha anticipato con un succinto messaggio che non rientro più nel programma, e si che avevo chiesto solamente un indirizzo email con cui comunicare, dato che ultimamente non avevo più feedback.

Data 8 ottobre 2018, a tre anni esatti dalla mia prima apparizione al GoPro Surf Camp di Biarritzperché quando un cerchio si chiude, o lo fa in modo perfetto o non è un cerchio. In questo c’è da dire che la perfezione è assoluta.
Nel modo di comunicare la fine del rapporto, invece, ipotizzavo qualcosa di più stiloso perlomeno nella forma.

Quella che pubblico è l’e-mail che stavo per inviargli, scritta una decina di giorni fa. Non la avevo ancora spedita perché alcuni passaggi mi sembravano “forti” e stavo aspettando l’ispirazione per renderla politicamente più corretta. Dato che ora non serve più epurarla da nulla, ve la propongo senza filtri, inoltre così siamo sicuri che potranno leggerla visto che, non rispondendo alle mie email, non posso avere la certezza che le ricevano.

Eccovi dunque le mie ultime parole in vece di GoPro Family Member in forma integrale.

Ciao GoPro,
come stai?
Mi chiamo Andrea Antoni, scrivo dall’Italia e non so se ti ricordi ancora di me perché ultimamente non ci sentiamo più.
La nostra è una lunga storia d’amore, nata qualche anno fa quando – dopo aver iniziato a praticare come sport lo stand up paddle – decisi di comprarmi una action-cam per scattare foto e realizzare video da pubblicare su Instagram. All’epoca non ne sapevo nulla di questo settore, però sapevo una cosa: esisteva un brand che tutti ritenevano essere una spanna sopra a tutti gli altri, si chiamava GoPro.
Quando bisogna fare le cose credo siano da fare bene e così, nonostante per me il prezzo del prodotto fosse un poco alto, decisi di comprarmi la Hero3 Black (surf pack), per iniziare a scattare le prime fotografie.
All’epoca non esistevano ancora su Instagram gli account nazionali di GoPro, non esisteva la GoProFamily, esistevano Instagram, il sup, e la voglia di condividere i luoghi e le emozioni fissandole in digitale tramite la Hero3.

Non vivo in un posto spettacolare: il nord est dell’Italia è una zona carina, molti austriaci e tedeschi la conoscono bene perché ci vengono al mare ogni estate, ma il nord dell’Adriatico non è sicuramente un mare neanche lontano parente di quello della Sardegna o della Puglia, senza andare alle Maldive o ai Caraibi solo per fare alcuni esempi.

Ciononostante un giorno avvenne un fatto curioso, direi incredibile: ricevetti una e-mail da GoPro. Da Natalia esattamente, che io considero un poco la mia mamma-GoPro. La sua e-mail andò diretta come un missile nello spam e la trovai solo per puro caso perché ogni tanto vado a controllare che qualcosa di buono non sia rimasto impigliato nella rete, e qualcosa di buono in effetti c’era. Era un vostro invito a Hossegor-Biarritz per un surf camp. Non potevo credere a quello che leggevo. Controllai in tutti i modi per essere sicuro che non si trattasse di spam, fishing o una truffa di qualche tipo. Non sembrava esserlo. Risposi e circa un mese dopo ero con voi, pesce assolutamente fuor d’acqua, a questa meravigliosa tre giorni in Francia sull’Oceano. Non ho mai capito esattamente perché mi abbiate scelto: sarà stato perché per l’epoca avevo molti followers, perche in Italia ancora in pochi usavano GoPro su Instagram e ancora meno praticavano il sup, ma pur vivendo e scattando foto di un posto non eccelso, sceglieste me.
E filosoficamente parlando, era anche un bel messaggio per la gente della mia zona, che se ne va da qui “perché non c’è un cazzo“, era un poco come dire “guarda, puoi raggiungere obbiettivi di un certo livello anche senza dover andar via“.

Mi regalaste una GoPro Session: avevo già collaborato come “influencer” con altre aziende, ma era la prima volta che un brand di un livello internazionale quale voi siete, mi regalava qualcosa. Dopo un’ora un’onda me la strappò via dal polso e non la ritrovammo più. Fu un momento abbastanza drammatico, non lo nascondo. Mi sentivo anche particolarmente scemo a dire il vero: restai un’ora a fissare l’Oceano pensando a quanto fortunato e sfigato allo stesso tempo potessi essere. Ma un mese dopo me ne spediste a casa una seconda, e questa non la persi mai.

Nel frattempo avete iniziato a strutturarvi in modo più complesso e preciso, sono nate le community nazionali e si è iniziato a parlare di GoPro Family. Le persone iniziarono a tempestarmi di domande chiedendomi come si facesse ad entrare in questo incredibile e aspiratissimo gruppo, ma una vera risposta ovviamente non esisteva.
E chiaramente iniziarono a comparire dei personaggi che miravano puramente ad entrare in questa sorta di “casta” o percepita come tale, non tanto perché la cosa interessasse realmente, ma perché li avrebbe elevati dagli altri utenti. Quello che succede un poco sempre con tutte le attività sui social insomma, solo declinato a GoPro.

Tra di noi tutto è andato piuttosto bene fino all’inizio di quest’anno, quando per motivi che voi conoscete sicuramente meglio di me, avete chiuso la collaborazione con la Community Manager italiana. Prima di andarsene scrisse una e-mail indirizzata a me e tre di voi, salutandomi e presentandomi al team, io risposi a questa più volte: inizialmente è sempre tornata indietro senza essere recapitata, poi semplicemente non ho ottenuto risposta.
Non è una bella sensazione, dico la verità.


E da qui iniziarono quelli che io vedo un poco come problemi.
Ma magari li vedo solo io.

Il profilo Twitter di GoProIT di colpo non ha più retweettato nulla, il profilo Instagram GoProIT ha smesso di rispondere a qualsiasi mia menzione, qualsiasi mia storia, e di commentare o mettere like a qualsiasi mio contenuto. La cosa sembra non aver toccato solamente me, molti altri utenti mi hanno scritto chiedendo informazioni in merito, dicendo che si sentivano “abbandonati” per il fatto che non c’era più vicinanza nei loro confronti.
Non ho saputo rispondere nulla se non confermargli la sensazione senza capirne il motivo.

Non ho più avuto informazioni o contatti, tranne una volta tramite una newsletter destinata ai Family Member in cui mi avete chiesto di farvi sapere quando e dove sarei andato in vacanza per la programmazione del piano editoriale. Sarò onesto: mi sembra una domanda inaccettabile. Il primo motivo è che non programmo le ferie a così lunga scadenza, il secondo perchè per quanto vi ami non verrò a dirvelo. Alla fine si tratta di una collaborazione dove voi mi spedite materiali e io realizzo scatti e video, non è lavoro pagato.

La sensazione, a patto che io sia ancora un Ambassabor (cosa che non mi sembra ovvia), è che stiate creando una sorta Family A, Family B e Family C. Dove alcuni vengono spediti in giro per il mondo, hanno in anteprima tutti i prodotti e gli optional e gli altri siano li per corollario. È uscita la Hero7 e oltre a non avermi chiamato in Spagna (scelta comprensibile), e a non avermela spedita (scelta strana) non mi avete nemmeno avvisato che sarebbe stata immessa nel mercato. E questo mi lascia ben poche speranze sull’essere in effetti ancora un componente del vostro gruppo.

So di essere poco malleabile: non faccio give-away per conto vostro, ma credo sappiate meglio di me che fare give-away in Italia è da considerarsi illegale. Se altre persone li fanno è perché o non lo sanno o fanno finta di nulla, lo sapete benissimo. Oltre a questo mi sembra un modo onestamente triste per un marchio potente come siete voi di fare comunicazione. Detto questo è però vero che, in modo meno eclatante invoglio le persone a comprare i vostri prodotti (e lo fanno), regalando tutti i buoni sconto del 30% per acquisti da sito che ottengo con la selezione delle mie foto per i GoPro Awards. In realtà ne ho vinto solo uno, ma la prima selezione (quella che da diritto al buono sconto), la passo spesso.

È anche vero che qualcosa stesse cambiando lo avevo notato già lo scorso anno: più volte vi chiesi (anche solo in prestito) la GoPro Fusion per realizzare materiale da condividere, dovendo andare a pagaiare con il SUP nel Canal Grande di Venezia. Occasione più unica che rara visto che era possibile farlo una sola volta l’anno ma non mi rispondeste.

Ma torniamo a Instagram e GoProIT.
Avete problemi nella gestione del profilo? Parliamone, posso aiutarvi.
Ho scritto uno dei primi libri usciti in Italia sull’argomento, il titole è “Trova la tua identità su instagram e condividi foto uniche“, uscito nel 2015 per Dario Flaccovio editore. Perché non viene data praticamente mai risposta agli utenti che scrivono? Che senso ha essere presenti su una piattaforma social se poi non si dialoga con i follower? Che senso ha avere un profilo internazionale, molti nazionali, e poi girare le stesse foto su tutti invece che dare nei singoli stati risalto ai contenuti della nazione di appartenenza? Così facendo una persona segue solo un account ed è a posto senza seguire gli altri perché tanto sono tutti uguali, differenziandoli invece potrebbe essere invogliata a vedere gli scorci delle altre nazioni.
Ma immagino sappiate giostrarvi nell’instagram molto meglio di me.
Attualmente l’unico profilo Instagram che mi risponde alle mentions e alle stories è @GoProDe: per quale motivo? Non ha assolutamente senso questa cosa 😀
Dove sono tutti gli altri e, soprattutto, dove è GoProIT? 😀

Credo abbiate un poco smarrito la via.
GoPro è un’azienda che deve tracciare il sentiero mentre il mio percepito è che vi stiate accodando all’enorme marasma del tutto uguale dei social network. Siamo passati dall’essere degli eroi con “Be a Hero” a catturare scatti in modo differente con il claim “capture different“, ma le foto che condividete sono tutte uguali.
Per essere una persona cool e GoPro bisogna avere un cane, meglio se husky, e fare le foto dalla tenda con la porta aperta durante un tramonto o un’alba. Oppure con le mani protese in avanti come se fossimo dei Gesù Cristo 2.0 che moltiplicano like e followers anzichè pani ed i pesci.
Dalle mie parti direbbero “Ou, ma come xe?“.

So che quello che sto scrivendo è forte, ma credo che il ruolo di un ambassador sia anche quello di darvi dei feedback di questo tipo, non può essere solo una persona che vi dice sempre “cool“, “amazing“, “love you”, quando gli regalate un prodotto: quello è essere semplicemente dei lecchini accondiscendenti, e a far questo credo siano buoni tutti, soprattutto nei confronti di un brand famoso come il vostro.
Ma tornando al discorso degli scatti, sono consapevole che ormai abbiamo realizzato foto da qualsiasi punto di vista e che quindi proporre un’inquadratura veramente incredibile non sia semplice. Resta il fatto che il criterio di selezione degli scatti che andate a condividere lascia molte volte veramente perplessi.

Dal progetto (poi abbandonato) del drone in poi a me sembra che le cose stiano lentamente, ma inesorabilmente, peggiorando, e questo mi rende molto triste.
Usavo GoPro prima di diventare FamilyMember perché credevo in voi, ma mi sembra che questo marchio si stia svuotando di valori per riempirsi di futili like.
Spero che questa lunga email vi porti però a ragionare su alcuni punti che, ribadisco, sono si un mio punto di vista personale ma al contempo anche un sunto del percepito da parte del pubblico.

Tralascio l’aspetto tecnico sui prodotti, altrimenti non finisco più, ma è un dato di fatto che la GoPRo Hero6 si blocca spesso e volentieri e troppe volte siamo costretti ad estrarre la batteria per resettarla. Per chi, come me, praticando lo stand up paddle, deve farlo in mezzo al mare può essere un problema. Quello che leggo sui social, a livello di percepito, è che la Hero6 fosse una GoPro Hero5+1 e la Hero7 sia una Hero5+1/bis. La Hero non perdo neppure tempo a prenderla in considerazione.
Attenzione: non vi sto dicendo che lo siano veramente, ma che le persone le vedono così. Poi possiamo discutere sul fatto che la gente non capisca nulla e che le implementazioni siano veramente rock and roll, cool & amazing, ma il pubblico è colui che compra e se il percepito è questo, non comprerà tantissimo.

Credo di avervi detto un poco tutto, spero siate arrivati a leggere fino a qui perché per me è una comunicazione importante.
E spero soprattutto questa volta di avere una risposta, qualunque essa sia.

Grazie amici, pace e rispetto sempre.

Andrea Antoni
@stailuan
@onthesup


Questo il mio pensiero, questa un poco la mia storia con GoPro, questa l’email che stavo per inviare.
D’altro canto le cose sono belle finchè non diventano brutte.
E poi finiscono.

Poco importa: ci sono altre strade da esplorare, altre acque da pagaiare e altre emozioni da condividere.
GoPro d’altro canto non è – e non deve essere – il fine, bensì il mezzo.
E di mezzi ce ne sono molti.
Lunga vita a GoPro quindi, e grazie per l’occasione concessami, è stato un onore.
Veramente.

stailuan

Andrea "Style1" Antoni è un grafico freelance ed un graffiti writer, ambassador di GoPro e Roberto Ricci Designs. Scrive post a tempo perso e perde tempo scrivendo post, ma vive di grafica. Nel febbraio del 2015 è uscito il suo primo libro "Trova la tua identità su Instagram e condividi foto uniche", pubblicato da Dario Flaccovio Editore. Nel 2017 è diventato per tutti "il grafico che gira il mondo fotografando le mazzette pantone" grazie all'improvvisa viralizzazione del suo progetto Instagram #STAILtone. More info

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