Stand Up Paddle

On the sup again

Finalmente, dopo un inverno di patimenti, sono nuovamente uscito con il SUP (Stand Up Paddle): per celebrare questa portentosa giornata ho realizzato anche un piccolo video, che non serve a niente ma mi avanzava tempo.

Non ho stilato un programma delle cose che farò nel 2016, e non ho scritto post in merito, ma è chiaro che mi ero fatto alcune idee su questo nuovo inverno #onthesup quali: dimagrire almeno un poco e continuare a uscire in mare nonostante le intemperie. Entrambe le cose, come sempre, sono andate al diavolo complice anche un mal di schiena e alla scapola devastanti che hanno fatto in modo che i mesi siano passati guardando il mare dallo schermo di uno smartphone e la tavola impolverarsi giorno dopo giorno sotto a un telo di plastica.
Insomma: i drammi di chi non ha grandi problemi nella vita.

Per rendere la situazione ancora più difficile ci si è messa pure la newsletter di Sup Trotters che ogni lunedì, regolarmente mi scriveva :”Andrea, did you sup this week?“. Non ti vediamo da 48, 55, 62 e così via dicendo giorni.
E giù bestemmie.
No! No! Non sono uscito con il sup zio billy! Ho la schiena in game over, maledetti krumiri“.
Certo, incazzarsi con un automatismo di internet è da decerebrati, ma io lo sono e di conseguenza è tutto molto lineare.

Ma che cos’è Sup Trotter?
È una piattaforma social per chi esce con la tavola.
Certo è una cosa di mega nicchia e ha un sacco di limitazioni, però è anche interessante in quanto ti permette di conoscere persone di tutto il mondo accomunate da questa passione. Puoi inserire i tuoi allenamenti inserendo a mano lo spot, il tipo di tavola e di pagaia utilizzati, allegare immagini e video, inserire i tuoi commenti sull’uscita e il track del percorso (se usi l’app lo mette in automatico, altrimenti se lo fai da browser puoi anche disegnarlo tu; senza barare ovviamente eh!).

onthesup-marinajulia

La giornata era perfetta: temperatura di 12 gradi, assenza di vento, mare piattissimo.
Essendo il punto più a nord del Mare Adriatico qui non ci sono mai molte onde, ma diciamo che ci sono giornate in cui proprio non ce ne sono e l’acqua diventa piatta come quella di un lago: questa era una di quelle giornate.

Il problema è che se 12 gradi sono una temperatura fin troppo calda per essere in febbraio, lo sono un poco meno quando si parla di temperatura dell’acqua, che è quella attuale. Di conseguenza la muta intera è una necessità, perché cadere dalla tavola sarebbe disastroso (generalmente non si cade, ma se si cade son dolori) anche se tra il fastidio che porta nei movimenti (soprattutto a livello di spalle) e il caldo che si sviluppa al suo interno dopo pochi minuti la mia soluzione invernale è quella di arrotolare la parte superiore, tenere i pantaloni, e vestire una o due maglie di lycra. Chiaramente con i calzari ai piedi, un berretto in testa e navigando in acque basse in modo tale che l’eventuale caduta sia nel possibile indolore. Attenzione: non ti sto dicendo di farlo anche tu, ti sto dicendo che io faccio così, tenendo a mente il rischio.


La spalla (sembra) aver tenuto e alla fin fine 8,72 km non sono niente male come prima uscita. Tenendo presente tutti i problemi e il fatto che comunque sono tutt’altro che un atleta. Di conseguenza, tempo (e fisico) permettendo, d’ora in avanti potrò riprendere a uscire e a scrivere post in merito.
E se passate per il Friuli Venezia Giulia, chiaramente, fate un fischio e vediamo di uscire in mare assieme.

See you in the water!

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