Perchè fare il Cammino di Santiago

Alcuni mesi fa scrissi una “Guida Semi-Seria al Cammino di Santiago” nella quale, a modo mio, presentavo quello che è uno dei pellegrinaggi più famosi del mondo sottolineando soprattutto alcuni punti che non si è soliti trovare scritti sulle guide, denunciando alcuni fatti in parte oggettivi in altri soggettivi non propriamente “cristiani” e sentenziando che non è in assoluto un’esperienza così mistica.
Questo ha chiaramente scagliato molte persone contro di me, ma ha poca importanza, più che altro mi rendo conto che molte altre sono giunte su questo blog cercando informazioni “serie” e probabilmente sono rimaste deluse del post.
Vedo che in molti sono arrivati qui cercando la stringa “perchè fare il Cammino di Santiago“, domanda di difficile risposta sinceramente, alla quale risponderò spiegando perchè -a mio avviso- sia un’esperienza da vivere.

cammino di santiago

  • La mia scelta.
    Sono passati nove anni da quando partii per Santiago de Compostela. Era il 2004 e decisi di percorrere il Cammino in bicicletta. Purtroppo non lo conclusi a causa della febbre alta e dell’arrivo dell’inverno che, messi assieme, non permisero la conclusione dell’impresa. Arrivai ad Astorga dopodichè dovetti rientrare: tornai l’anno seguente e percorsi a piedi i 250 km rimanenti.
    Adesso fa strano: ma all’epoca la mia fu praticamente una scelta di fede.
    Una notte sognai che a piedi con un bastone arrivai in cima ad una collina, dalla quale scorsi una città con una cattedrale, entrambe luminosissime. Mi svegliai stranito dall’avvenimento, iniziai a cercare se esistesse realmente questa location e le tessere del puzzle si incastrarono in modo abbastanza impressionante. Il Pellegrino compostellano infatti vedeva per la prima volta la città di Santiago arrivando sul monte della Gioia (Monte do Gozo). Tra i simboli del pellegrino c’è anche il bastone.
    Qualcuno potrebbe parlare di chiamata divina, qualcun’altro di cena pesante, resta il fatto che decisi senza dubbio alcuno: sarei arrivato su quella montagna per vedere Santiago.
  • Ultreya y suseya.
    Il saluto che i pellegrini da secoli si scambiano lungo le strade che portano al Santo.
    Più avanti e più in Alto“. Non c’è certezza circa la genesi di questo tipico saluto, ma sono parole che a distanza di anni vi faranno ancora emozionare.

  • “el camino lo hacen los peregrinos”
    Il Cammino lo fanno i pellegrini. Frase che a prima vista è banale: è chiaro che il cammino viene fatto dai pellegrini, ma il suo significato è più profondo. E’ infatti l’animo e lo spirito con cui le persone si avvicinano al pellegrinaggio e con il quale lo vivono che rende questa esperienza unica. Si parla di amicizie e amori nati lungo il cammino, nonostante si possa decidere di andarci soli, non si sarà mai abbandonati a meno che quella non sia la propria volontà. Ci sarà sempre qualcuno disponibile ad aiutarvi, a parlarvi, a raccontarvi qualcosa. Le persone approcciano al cammino con animo felice e lasciano gli scudi imposti della società moderna nelle loro case, oppure li abbandonano durante il tragitto perchè il loro peso non è sopportabile.
    Di conseguenza io credo che l’esperienza di questo pellegrinaggio potrebbe essere vissuta un poco ovunque nel mondo, con tutte le date differenze, se ci fosse un approccio mentale simile a un percorso diverso.
  • La meta non è il fine.
    Uno dei problemi maggiori che riscontrai io il primo anno fu considerare la meta come il fine del viaggio. Di conseguenza andavo freddamente a suddividere gli 800 km per trenta tappe e a ogni tappa calcolavo l’avanzamento e i km residui. E’ un classico approccio della modernità che ci abitua ad affrontare tutto con tempistiche ultra rapide. Dopo 4 giorni avrete affrontato 160 km circa e ne mancheranno ancora 590. Sarete già un poco stanchi e mentalmente la cosa potrebbe essere particolarmente pesante. Questo tipo di viaggio va vissuto attimo per attimo, momento per momento e vedrete che man mano vi avvicinarete a Compostela ne sarete certamente felici, orgogliosi, ma in cuore vostro vi dispiacerà che questa esperienza starà arrivando alla conclusione.
  • Prendetevi i vostri tempi. Possibilmente.
    Da persone inquadrate in tempi di vita frenetici si vuole finire il pellegrinaggio in 30 giorni. Spesso purtroppo è dovuto al fatto che questi rappresentano una già enorme quantità di giorni di ferie che una persona possa richiedere. La cosa migliore sarebbe fare il cammino quando si è in pensione, oppure quando si è appena finita l’università, o ancora se si ha a disposizione un tempo quasi illimitato per completarlo seguendo i propri ritmi. Le tappe non devono diventare la marcia di un soldato, se si ha male ai piedi un giorno bisognerebbe fermarsi. So che sto parlando di cose quasi impossibili per i nostri giorni: ma crearsi questo genere di stress non fa vivere questa esperienza nel modo corretto.

  • Non siate omologati. Ragionate.
    Io riporto sempre l’esperienza dell’aver spedito in due tappe lo zaino da un ostello all’altro grazie a un servizio dato dai gestori di questi ultimi. Sia all’epoca che via internet, molti altri pellegrini mi insultarono per questo dicendo che non è il vero pellegrinaggio. Io vorrei capire quale sia il vero pellegrinaggio. Il vero pellegrinaggio non esiste, se voi siete felici e a posto con la coscienza, quello sarà il vostro vero pellegrinaggio. Io ho spedito per due giorni di fila lo zaino e quindi ho camminato senza peso sulla schiena perchè veramente non ce la facevo più, però ho proseguito. Non si può accusarmi di non essere un vero pellegrino. Che poi se vogliamo fare i fondamentalisti allora il vero pellegrino partiva da casa a piedi e a piedi ci tornava. Prima di partire faceva testamento e lasciava i suoi beni in custodia alla Chiesa. Vestito di un mantello, un cappello un bastone e una borraccia partiva e avrebbe fatto affidamento sulla carità cristiana del prossimo. Avete fatto voi tutto questo? No? Allora forse non siete veri pellegrini? Non credo, penso bisogni ragionare con la testa.

  • Gli ultimi 100 km del cammino.
    Mi sono sempre scagliato contro chi percorre solamente gli ultimi cento km del Cammino. Non lo faccio tanto per un discorso di purismo, quanto per motivi di confusione. Chi ha percorso il cammino per intero arriva all’ultimo tratto piuttosto stanco e spesso si trova nella situazione di non riuscire ad avere il posto per la notte negli ostelli perchè chi sta percorrendo solo quest’ultimo tratto (3 o 4 giorni al massimo) è più fresco, cammina più rapidamente e arriva prima negli ostelli a prendere posto. Chiaramente queste persone non lo fanno apposta, però il danno portato è evidente.
    Oltretutto io rimango basito dal voler fare gli ultimi 100 km solo per ottenere il documento della Compostela. Non si può ridurre sempre tutto a un semplice foglio di carta: fatene 90, fatene 120, ma fatelo per voi.

In definitiva.
Fatelo per fede, fatelo per turismo, fatelo per sport, ma se avete tempo (e voglia) fatelo: è una esperienza che vi arricchirà profondamente a prescindere da discorsi religiosi.
E vedrete che vi prometterete di tornarci.
Per quanto la vita di ogni giorno mi abbia reso meno riflessimo e spirituale, il mio bastone è rimasto conficcato a Finis Terrae e mi sono promesso di andare a riprendermelo, anche se solo idealmente.

stailuan

Andrea "Style1" Antoni è un grafico freelance ed un graffiti writer, ambassador di GoPro e Roberto Ricci Designs. Scrive post a tempo perso e perde tempo scrivendo post, ma vive di grafica. Nel febbraio del 2015 è uscito il suo primo libro "Trova la tua identità su Instagram e condividi foto uniche", pubblicato da Dario Flaccovio Editore. Nel 2017 è diventato per tutti "il grafico che gira il mondo fotografando le mazzette pantone" grazie all'improvvisa viralizzazione del suo progetto Instagram #STAILtone. More info

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Commenti dal faccialibro


12 Responses

  1. Alessandro ha detto:

    Ciao ma quando hai deciso di partire per Santiago in bicicletta da dove sei partito e con che mezzi hai raggiunto il tuo punto di partenza

    • stailuan ha detto:

      Ciao,
      un gruppo di miei amici doveva andare in Normandia in camper, così ho deciso di partire assieme a loro. Scelta comoda per raggiungere il posto, ma poco intelligente per il periodo in quanto loro stabilirono di partire i primi di ottobre. Lo sbalzo termico che ci fu in pochi giorni fu enorme e mi ammalai 🙂
      Con il camper arrivammo a Roncisvalle e da li iniziò il mio Cammino.
      Arrivare in loco con la bici non è semplicissimo altrimenti: al ritorno la spedii con il corriere e io tornai in aereo, ma il costo di spedizione di una bicicletta dalla Spagna all’Italia è esoso a dir poco 🙂

  2. Paola ha detto:

    Non ci sono parole Gesù mio fatto con fede tutto il viaggio a piedi per me e questo il vero pellegrinaggio grazie di questa bella esperienza di vita

  3. Ciao Andrea, ho scoperto per caso questo tuo post, tant’è che quando è apparso il tuo sito associato a Santiago mi son detto e questa che novità è?… Volevo solo farti i miei complimenti, ho scoperto un pezzetto in più di te… non so se ci sarai anche a SMAU Milano, a Padova non c’è stato modo di incrociarsi… magari alla fine ci si troverà a Finis Terrae…
    Ciao
    Francesco

    • stailuan ha detto:

      Ciao,
      in realtà è una novità oramai decennale. 😉
      Felice tu mi abbia trovato anche così, vedi che il web -alla fin fine- è abbastanza piccolo.
      No, non sarò allo Smau a Milano, anzi non ci sono stato che mi pare lo abbiano già fatto: avremo altre occasioni per incrociarci dai.
      A presto!

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