#STAILtone: storia di un delirio virale

È il primo post che scrivo dopo l’incredibile esposizione mediatica che ho subito nell’ultimo mese e mezzo, salendo alla ribalta dei siti di mezzo mondo con il mio progetto instagram #STAILtone. L’ho combinata grossa stavolta eh? Non male dai, ma si può sempre fare di meglio (anche se stavolta sarà difficile).

Un passo indietro

Non do per scontato che tutti sappiano cosa sia successo, figuriamoci, farò quindi un piccolo riassunto dei fatti. Il progetto #STAILtone è composto da una serie di fotografie che pubblico su Instagram, nel mio profilo personale @stailuan, da alcuni anni. La componente fondamentale di queste immagini è che con la mano tengo sempre in bella vista una mazzetta Pantone che va a dichiarare il colore dominante dello scatto. Parlo di “immagine” e non di “fotografia” non a caso: spesso infatti si tratta di una composizione fortemente editata sia a livello dei colori che di sovrapposizione di livelli di immagini differenti. In pratica realizzo una foto, la modifico da poco a tantissimo, poi fotografo la mia mano che tiene una mazzetta Pantone, la scontorno e la sovrappongo. Ma non sempre. In certi casi la foto è fatta in modo naturale inquadrando contemporaneamente sfondo e mazzetta: la differenza onestamente si nota poco. Si ok, tu che sei un grafico o un fotografo bravissimo la noti, ma genericamente non si nota più di tanto.

Nascita

Autumn colours palette. #igersfvg #igersitalia #inmyhand

Un post condiviso da Andrea “Style1” Antoni (@stailuan) in data:

Ho iniziato a realizzare queste immagini totalmente a caso: durante i miei esperimenti su Instagram mi sono trovato nel realizzare uno scatto tipico per l’hashtag creativo #FromWhereIstand che, forse saprai, consiste nello scattare una foto perfettamente perpendicolare ai tuoi piedi per mostrare il punto esatto in cui ti trovi. Genericamente la si fa se sotto c’è un pavimento clamorosamente figo composto da pattern epici. Nel mio caso avevo semplicemente messo le bombolette spray in scala colore e vicino a queste una foglia con un colore simile (non so perché). Davanti a questa composizione mi sono detto “assomiglia alla scala colore delle mazzette Pantone!” così sono andato in ufficio, ne ho presa una e ho scattato la fotografia. Lo scatto in se faceva abbastanza schifo, ma l’idea era interessante: metteva assieme un hashtag creativo di Instagram, la mia passione per i graffiti e la mia professione di grafico. Bomba insomma: mancavano solo un gatto e un tramonto per vincere tutto.

Storia

Looking for the yellow, finding it in Grado. #stailtone

Un post condiviso da Andrea “Style1” Antoni (@stailuan) in data:


Ho deciso di continuare a fare questa tipologia di scatti di tanto in tanto, notando che postponendo le mazzette Pantone la composizione era migliore per vari motivi: era più facile tenerle perfettamente diritte, era più facile che fosse tutto a fuoco, non dovevo andare sempre in giro con loro, era più facile perché sono un grafico e non un fotografo.
L’interesse attorno a queste foto era tiepido: chi le vedeva su Instagram sembrava interessato ma di base non portarono incrementi significativi in termini di like o di followers. L’unica persona che iniziò a tesserne le lodi in modo veramente significativo fu il buon @celestalis da Venezia che, ad ogni instameet, spiegava agli altri igers che io ero quello che faceva queste foto bellissime. Gli altri annuivano ma, secondo me, un poco se ne sbattevano le balle. Giustamente tra l’altro.
La cadenza iniziale di pubblicazione fu totalmente casuale: una oggi, una domani, una dopo tre mesi. Solo nell’ultimo anno mi sono dato una regolarità per provare a vedere se fosse possibile dare un buon colpo d’occhio alla mia gallery: una ogni tre, andando a formare così una colonna di immagini di questo tipo. A dire il vero per un periodo ho provato a far si che le altre due immagini avessero le stesse tinte di quella con la mazzetta, in modo tale da realizzare una gallery suddivisa da righe di colori e con una colonna di foto con le mazzette: troppo sbattimento, ho abbandonato dopo poco.

Esplosione

Qui vado un poco a spanne, ma nel tempo è accaduto che sono diventato componente della #GoProFamily e che Pantone abbia repostato sul suo profilo instagram alcuni dei miei scatti: le due cose mi devono aver portato una certa visibilità e farmi arrivare ad un giornalista di CREATORS (Vice USA) che mi ha chiesto se fossi interessato ad una breve intervista circa il progetto. L’idea mi è parsa carina, ma non le ho dato particolarmente peso: ho risposto “si” come avrei fatto più o meno con chiunque. Dopodichè mi sono messo ad aspettare l’uscita dell’articolo. Intanto, in rotta di collisione con il nuovo algoritmo di Instagram, decido di tornare dal profilo aziendale a quello personale ipotizzando che questo mi stia togliendo visibilità. Inizio immediatamente a ottenere nuovi followers: +10, +20, +100. Scrivo al mio amico @oraziospoto che tornare al profilo personale è una figata, lui quasi ci crede, poi intercetto un tweet di una ragazza americana: mi sta menzionando per un post che porta il titolo “This Artist Finds Pantone Colors in the Wild“. Era uscito l’articolo da poche ore e quindi il mio cambio di tipologia del profilo non centrava nulla con l’incremento dei followers.

Delirio


Da qui accade quello che è il più classico delirio da viralizzazione totale: iniziano a parlare di me My Modern Met, TAXI, CreaPills, Design You Trust, qualcuno ha addirittura l’idea di inserirmi in Bored Panda (che per me è una delle cose più belle in assoluto) facendomi finire tra i trending topic e ricevendo un sacco di insulti ma anche molti apprezzamenti. Ciao, scatta il devasto assoluto: The Post Internazionale, Vice, Elle Decor, GreenMe, Le HuffPost, Wired, Traveler, Mashable… l’ultima volta che ne ho chiesto informazioni, la mia amica @morenamenegatti aveva censito oltre 250 testate che parlavano di questo progetto (escludendo gli aggregatori).
Il quotidiano locale Il Piccolo mi ha addirittura dedicato una intera pagina con richiamo in prima.

Butterfly Effect

Un post scritto negli Stati Uniti d’America ha fatto si che guadagnassi circa 22mila followers (ma, calcolando il casino che ne è nato potevano essere anche di più a questo punto) e che le mie condivisioni ora ricevano dai 1900 ai 4mila like (contro il precedente range di 400-800). Direi che non è male.
Me lo aspettavo? Direi di no, ma perché di base cerco di non aspettarmi mai niente.
Lo cercavo? Ovviamente si: nella mia vita non faccio molte cose, ma quelle che faccio cerco di portarle a livelli alti. A volte mi riesce, altre no.
Me lo meritavo? Ma anche si dai, calcolando che il mio profilo presenta lavori interessanti e di un livello mediamente alto. Non è scarsa umiltà ma è oggettivo, come è evidente che ci sono molti profili migliori del mio che ingiustamente non stanno ottenendo successo, o che ci sono molti profili pessimi che ne hanno fin troppo. Capita nella vita, figuriamoci se non capita su Instagram. L’importante è però ricordarsi sempre che questo è Instagram, non la vita.

Conclusioni

Detto questo è innegabile che, ancora una volta, portare avanti nel tempo un progetto concreto sembra essere l’unico modo (a meno che non tu non sia gnocca o un gran figo) di ottenere buoni risultati su questa piattaforma. L’idea deve essere semplice ma di impatto e, ovviamente, distintiva. Una volta pensato al soggetto e al progetto, bisogna portarlo avanti per veramente molto tempo in modo da renderlo forte e visibile, nel mio caso si parla di 3 anni su per giù prima di raccogliere qualcosa di serio. Come ho scritto prima, questa idea non è stata realizzata a tavolino per puntare alla gloria, ma è nata a caso, pensa che l’hashtag #STAILtone è nato poco più di un mese prima di rilasciare la “famosa” intervista ed è composta dalle parole STAILUAN (il mio nickname) e PANTONE (il soggetto delle immagini). La contrazione delle due porta al termine STAILtone che altro non significa se non le tonalità della vita di Stailuan, ovvero la mia.
Gira e rigira torniamo sempre li, all’importanza di Trovare la propria identità su Instagram per condividere foto uniche che, tra l’altro, è anche il titolo del libro che scrissi (per Dario Flaccovio Editore) due anni fa sull’argomento.

Tutto qui.

 

stailuan

Andrea "Style1" Antoni è un grafico freelance ed un graffiti writer. Vive nel nord est dell'Italia e si sposta in bicicletta o con il sup. Scrive post a tempo perso e perde tempo scrivendo post, ma vive di grafica. Nel febbraio del 2015 è uscito il suo primo libro "Trova la tua identità su Instagram e condividi foto uniche", pubblicato da Dario Flaccovio Editore. More info

You may also like...

Commenti dal faccialibro


2 Responses

  1. Giulia Bezzi ha detto:

    Senti, sarà che è un periodo che sono più piagnona del solito…io mi sono commossa…te lo sei meritato? senza il DIREI…SIIIIIIII
    Instagram non è la vita è un messaggio meraviglioso e tu, che per me non sei certo un amico di vecchia data, ma una persona che mi è piaciuta al primo istante, mi hai sempre dato l’idea di essere davvero concreto con la vita e con te stesso.
    Sei super!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *