Stand Up Paddle: vestirsi in inverno

In molti mi hanno chiesto “Come ti vesti in inverno quando esci con il SUP?” così ho deciso di dare una risposta definitiva, mettendolo nero su bianco qui nel mio blog. In realtà chiariamo subito una cosa: quando leggete sui social che qualcuno dichiara che “in molti mi hanno chiesto” significa che nessuno glielo ha domandato, o forse una persona al massimo (credo che nei giorni scorsi abbiano trattato l’argomento anche i magici Francesco Lanza e Davide Licordari).
Ma torniamo a noi, torniamo al vestiario da Stand Up Paddle per l’inverno.

Pagaiare in inverno

Partiamo dal dato oggettivo che non sono una persona che subisce molto il freddo, però al netto di questo credo che possiamo affermare che il SUP non sia uno sport invernale, anche se a mio avviso è comunque un preconcetto che altro. Negli anni ho praticato anche il ciclismo, la mountain bike, il calcio a 11 e il calcio a 5 e di questi sport l’unico buono per l’inverno era il calcetto in quanto lo si praticava in palestra al caldo. Freddo è freddo, sempre.

Nel sup c’è la forte componente dell’acqua e del mare, che in inverno sono visti un poco come la morte, e in effetti se ci cadi dentro tanto bene non fa, ma teoricamente pagaiando sulla tavola stai sopra la superficie dell’acqua, lo sport in cui ci vai sotto ha un suono simile ma è il SUB.
A livello di freddo lo vedo simile allo “sci di fondo”, però sul mare, con l’aggravante che nel fondo muovi molto di più le gambe e quindi ipotizzo che ti scaldi maggiormente. MA è solo una mia idea, perché non ho mai praticato questa disciplina.

Detto questo, esco in mare in modo continuativo durante tutto l’anno e – se c’è il sole – posso garantire che più di tanto il freddo non si senta. Se il tempo è nuvoloso o c’è nebbia, state a casa a mangiare patatine, che è meglio.

La Muta

Indossi la muta?“. No.
O meglio, non quella convenzionale.
Inizialmente la comprai per pagaiare in inverno, ne provai due: una più spessa e una quasi inesistente, ma nessuna delle due andava bene. Il motivo è molto semplice: la muta è pensata per fare surf, dove i movimenti sono diversi e soprattutto si sta molto tempo a mollo a differenza del sup in cui si sta sempre (a meno di imprevisti) in piedi sulla tavola. La sua conformazione rende molto poco fluida la pagaiata, andando a trattenere i movimenti di scapola e braccia. Tempo 5 minuti, e 5000 bestemmie, e sei sudato come una bestia, vai a metà della velocità ed inizi a pensare di buttarti in acqua per raffreddarti.

Ho trovato la soluzione nella muta Long John, che vendono da Decathlon a pochi spicci, che è una sorta di salopette. Questo fa si che il movimento delle braccia sia praticamente libero, ma è chiaramente meno “sicura” in caso di caduta in acqua perché non è “ermetica” come una muta standard.
Ad ogni modo sono stati 30 euro spesi benissimo.

Piedi: dove il freddo devasta.
i Calzari

Dove pagaio io, cioè a Marina Julia il punto più a nord del Mare Adriatico, in inverno la temperatura dell’acqua arriva attorno agli 11 gradi. Che significa non caldissima.
Pagaiare senza i calzari è abbastanza utopico se non si vuole perdere l’arto.

La scelta del calzare non è semplicissima ed è molto personale: ci sono differenti spessori e differenti modelli, soprattutto per quanto riguarda la suola. Alcuni non hanno suola in gomma, altri ne hanno di così spesse che sembra di avere delle scarpe. Personalmente ho bisogno di avere comunque un certo grado di sensibilità dei piedi nei confronti della tavola, ho trovato una buona soluzione comprando degli scarponcini da 5mm della O’Neill.
Costano 37 euro, ma sui scarponcini il range di prezzi spazia dal pochissimo a tutto lo stipendio.

Consiglio: lavarli sempre dopo ogni uscita, pena la morte per arma batteriologica.
Voi non avete idea di quanto, e come, possano puzzare dei calzari intrisi di sudore e acqua di mare lasciati a se stessi. Vi dico solo che una volta li ho dimenticati in bagagliaio dell’automobile e ho iniziato ad ipotizzare di avere un gatto morto sotto a qualche sedile.

Date le difficoltà di asciugatura, tra il tipo di materiale e il fatto che siamo in inverno, consiglio di averne due paia da alternare (nel caso usciate 2-3 volte la settimana come me).

Resta comunque il fatto che il piede è il punto più vulnerabile per il freddo e quindi gli scarponcini potrebbero non essere sufficienti. Molte volte sono uscito dall’acqua senza sapere sopra a cosa stessi camminando perché non li sentivo più: ho da poco ovviato il problema comprando dei calzini impermeabili.

Esistono? Si.
Come hai fatto a saperlo? Ho cercato su Amazon “calzini impermeabili” e ho scoperto che esistono.
Un poco come cercare “pizza in asfalto“.
Esiste? Credo di no, ma magari digitandolo su Google scopriamo di si.
Sono solito risolvere i problemi in questo modo, visto che di base non so nulla.

Tornando al prodotto in questione, invece, sono delle calze in nylon, lycra ed elastane che costano un botto (30 euro un paio) ma che isolano il piede dall’acqua dato che sono impermeabili ma comunque traspiranti. Li metto sotto ai calzari e ho risolto definitivamente il problema freddo ai piedi.

Il busto: essere caldi senza diventare l’omino Michelin.

Questa è, a mio avviso, la parte più easy: mi vesto a cipolla (in base alla quantità di freddo) utilizzando magliette aderenti in lycra.
Anche qui non sono andato molto lontano con la fantasia: maglia intima termica KeepDry 100 nera. 8,99 euro da Decathlon e passa la paura. Credo che Decathlon basi la sua economia al 50% su questo articolo, venduto trasversalmente in tutti gli sport in modo massiccio per dire poco. In pratica metto questa, sopra metto la muta e sopra metto genericamente una seconda maglietta in lycra, a maniche corte. Se opto per la seconda maglia a maniche lunghe, significa che iniziano a essere un poco cazzi.

Accessori

Concludono il mio vestiario un cappellino di lana di quelli semplicissimi, niente di tecnico, niente di studiato ad hoc e uno scaldacollo. I guanti non li indosso, un poco perchè non sento freddo alle mani, un poco perché voglio avere ottima sensibilità con la pagaia e i guanti che fino ad ora ho provato non sono mai stati buoni da questo punto di vista. Può essere che salendo di gamma e di prezzo ne esistano ma, come forse avrete intuito, sono uno che non ama particolarmente investire oltre una certa cifra.

Nota bene

Sia chiaro: queste non sono regole assolute di vestiario invernale per lo stand up paddle, bensì le soluzioni esperienziali che ho imparato ad adottare io per affrontare il freddo. Sono studiate da me, su di me, con il freddo di queste zone. Non sono un atleta professionista, ma un amatore che comunque fa le sue 100 uscite l’anno.

Concludo sottolineando che non è un post sponsorizzato: tutti gli indumenti elencati li ho comprati di tasca mia e ve li ho consigliati a scopo indicativo e per condivisione di conoscenza. Essendo passato per l’acquisto di molti capi “sbagliati” cerco di aiutarvi limitando gli acquisti errati.

Buone pagaiate a tutti, se avete consigli, critiche, appunti da farmi sono più che a disposizione.
See you on the water!

Seguimi anche su instagram, il mio profilo dedicato è @onthesup

 

stailuan

Andrea "Style1" Antoni è un grafico freelance ed un graffiti writer, ambassador di GoPro e Roberto Ricci Designs. Scrive post a tempo perso e perde tempo scrivendo post, ma vive di grafica. Nel febbraio del 2015 è uscito il suo primo libro "Trova la tua identità su Instagram e condividi foto uniche", pubblicato da Dario Flaccovio Editore. Nel 2017 è diventato per tutti "il grafico che gira il mondo fotografando le mazzette pantone" grazie all'improvvisa viralizzazione del suo progetto Instagram #STAILtone. More info

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Commenti dal faccialibro


2 Responses

  1. Roberto ha detto:

    Ottimo articolo Andrea, ben strutturato, sia per neofiti che per gente navigata, sopratutto per i calzini 🧦 impermeabili, chi pensava mai esistessero !?!?
    Grande come sempre
    See you soon 🤙🏻
    P.s. Ho ordinato la pizza 🍕 all’asfalto su Amazon 😂😂😂

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