Old but gold

Storie di stufe e di legni.

Un post a lunghi tratti scritto in idioma locale.

Da circa una decina di giorni ho installato assieme a mio padre una stufa bruciatutto in ufficio.
Non so se sia un #win o un #fail. E’ sicuramente un #win per il fatto che scalda a manetta e sembra aver risolto il problema gelo, imperante in questo ambiente (ricorderete il record dello scorso anno, quando si riuscii a toccare temperatura negativa in ambiente chiuso) ma secondo me è anche un #fail. Lo è perché siamo talmente evoluti, abbiamo internet, i tablet, mandiamo gente in orbita con la mongolfiera e questa si butta giù con il paracadute, ma per scaldarci stiamo tornando tutti ad usare la stufa.
Tutti è una parola un poco grossa, però è innegabile che moltissime delle stufe a legna o pellet che erano finite nei magazzini – o comunque nel dimenticatoio – siano ritornate di gran voga, un poco perchè fa figo, molto per la crisi, e quando c’è da far fuoco qualcosa si trova sempre.

Sicuramente è innegabile che bruciare cose con la stufa possa provocare deliri di onnipotenza e porta a dipendenza. Io ci brucerei dentro qualsiasi cosa. Ho appena avuto rifiuto assoluto da parte della mia morosa, di buttarci dentro le scatole delle sue scarpe.

Durante l’installazione di questa splendida produttrice di inferno ci son stati momenti epici, come questo che ho immortalato con questa foto, titolo dell’opera “Something wrong“. In realtà mio padre sapeva benissimo che avremmo dovuto aggiungere un pezzo di tubo per arrivare al punto in cui avevamo fatto il buco, però la foto in se fa molta ignoranza e quindi non potevo non proporvela.

Insomma, possedendo questa stufa da pochi giorni, non è che abbia già la legna accatastata come tutti gli stufaioli seri, in compenso ho mio papà. Mio papà sono giorni che continua a creare mini cataste di legni tagliati tutti grandi più o meno uguali, facendoli comparire da quel caotico e meraviglioso mondo che in molti di voi conoscono, che è la cantina. In molti di voi c’è ha cantina nella vostra vita, con una sua storia personalissima, ma tutte sono accomunate dal fatto che sono paragonabili alla borsa di Mary Poppins o alle mutande di Eta Beta.

Ma torniamo a noi.
Avevo per le mani un paio di questi parallelepipedi che potevano somigliare ai regoli, solo grandi 50 volte tanto e non colorati, tutti tarlati. Al che viene anche un poco spontaneo chiedere “papà, ma da dove cacchio salta fora sti legni“.
La risposta è la meno scontata che chiunque di voi possa immaginare.
eh, dai inglesi

Adesso, so benissimo che è una risposta spiazzante, però conoscendo mio papà e le zone in cui abitiamo il campo di ricerca per capire cosa intendesse non era poi così vasto, però comunque ho pensato che fosse assurdo quello che mi stesse passando per la mente.

Gli inglesi? I soldati inglesi?
Si si, inglesi pò
Si ma gli inglesi della seconda guerra mondiale?
Si ah, xe tochi de la baracca dei inglesi
Papà, che baracca dei inglesi?
Eh, co xe finida la guerra miga iera facile trovar i materiali. Così l’ufficio dove te lavori ti, xe stado costruido coi madoni delle case bombardade. El nonno e el sio xe andadi a ciorli con le carriole. E quella che dopo xe stada fatta l’officina, all’inizio i xe andai a cior una baracca dei inglesi e come tetto i ga taiado a metà i barili della benzina, li ga indrisadi e i ga fat el tetto. Poi coi anni i ga fato l’oficina in muratuda el tetto xe stado sostituido.
E la baracca de legno?
Eh quella i la ga spostada per usarla come struttura per far la casa dell’altro sio e questi xe alcuni tochi che xe vanzadi”.
“Te me sta disendo che stago brusando la storia insomma“.

Oggi, contentissimo, arriva con un altro pacco di legni, assolutamente diversi dai precedenti sottolineando “Questi farà caldòn: sta qua sa cossa iera?
No…
“Questi iera el passaman de la scala interna de casa nostra”.

Ottimo.
Ad ogni modo sappiate che sto per prendere legna seria da bruciare, quindi non è che ogni giorno avrò storie mitologiche come queste da tramandarvi su quello che butto a bruciare 🙂

In foto: mio padre nella metro di Barcellona con adesivo Be Happy Project alle sue spalle.

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