Sul vecchio book di Style1

L’altro giorno ho pubblicato sul mio sito le foto del mio ultimo lavoro su muro e un mio amico ha commentato parlando dei vecchi tempi in cui si andava alle jam e si mostrava il book dei lavori agli altri writers.

La cosa mi era sinceramente passata di mente, cioè se ora ci penso il ricordo è forte e ben presente nella mia memoria come fosse ieri, ma questa cosa mi ha portato alla mente situazioni, sensazioni, emozioni, che erano andate in qualche modo nel dimenticatoio.

Non posso sicuramente definirmi old school, ci mancherebbe, però quando ho iniziato, nell’ormai realmente lontano 1997 le cose nel writing erano veramente molto differenti. Sono partito veramente a tentoni, senza sapere chi, come, dove e perchè: ho avuto l’intelligenza, ma anche molto la fortuna, di aver lavorato inizialmente per conto mio senza uscire allo scoperto, perchè altrimenti mi sarei sicuramente segato le gambe nel confronto con gli altri writers.

Non andrò a tenervi una lezione su come fosse il graffitismo all’epoca, non oggi almeno, però volevo parlarvi del mio book. Dopo aver parlato con questo mio amico in effetti sono andato a cercarlo, e trovarlo non è stato difficile, lui mi aspettava nel quarto cassetto della mia scrivania, sopra a tutto, perfetto ed ordinato. Il book è una testimonianza tangibile di quanto le cose, ed io, siano cambiate.

em>Cominciamo dagli aspetti prettamente visivi.
Il mio book dei lavori è un quaderno ad anelli con copertina con trama militare in scala di marroni, non è un semplice quaderno ad anelli, bensì era il raccoglitore di una arcaica raccolta di schede di aerei, che io collezionavo quando ero piccolo. Questo suo aspetto un poco militar-urban assieme al fatto che avesse degli anelli particolarmente grandi, all’epoca mi spinsero a sceglierlo come “book“. All’interno la copertina è tutta adornata di pseudo bozze, perlopiù tag, flop e improbabili lettering; lavori che se non fossero miei, definirei di un toy devastante: d’altra parte all’epoca non ero ne più ne meno che quello.
Tutte le bozze sono disegnate su carta e colorate a matita, ripassate a penna e dimostrano una grandissima cura, cosa che poi negli anni è venuta meno. D’altro canto bisogna anche pensare che uno che compie i primi passi, in qualsiasi campo, ha bisogno di dimostrare che sa fare e cosa fa, di conseguenza il book doveva essere perfetto. Le bozze non erano quindi un lavoro con la finalità solo di progetto per l’opera muraria del conseguente graffito, erano bensì delle opere che avevano vita e funzione propria.

Sfogliando le pagine si nota come lo stile si evolva costantemente presentando innovazioni e poi riprendendo e migliorando cose del passato. Ricordo vivamente gli interi pomeriggi passati a disegnare lettere e spessori. E fogli di carta accartocciati sul tavolo, e non andava mai bene, e provare le colorazioni fisicamente con le matite. E rinunciare a certi loop per la consapevolezza che non si sarebbe stati in grado di riprodurli su muro. A pensarci ora, che faccio la bozza direttamente su muro e che io e i miei amici ci scarichiamo le foto da internet per prendere spunto per fare gli sfondi, fa sorridere: ma erano problemi reali.

Si andava alle jam con il book nello zaino sperando di mostrarlo agli altri writers e volendo vedere i lavori su carta degli altri. All’epoca internet esisteva già chiaramente, ma non era diffuso come ora, le foto si facevano prevalentemente con macchine fotografiche analogiche e gli scanner non erano cosa di tutti: insomma, il writing non correva ancora in rete.
Se volevi essere partecipe alle innovazioni della scena dovevi essere sua parte viva e integrante, dovevi sfogliare i book, dovevi comprare le fanzine.

Le fanzine: nel 1998 ne conoscevo due, la prima era AL (Alleanza Latina) con tiratura nazionale, l’altra era Arcano Revue (prodotta nel mestrino, assolutamente contro AL). Una fanzine era una reliquia, e come tale io le conservo ancora, anche quelle di quegli anni. Vedere una fanza voleva dire aggiornarsi sui lavori, sulla concorrenza. Voleva dire vedere i lavori di quelli bravi, e io sbavavo quando vedevo i pezzi di Daim (lo faccio tutt’ora) e si facevano le buste con dentro le foto, da spedire alle redazioni sperando che pubblicassero i lavori (non succedeva quasi mai). Al momento attuale invece, la mia saturazione è tale che sto rifiutando di dare le mie foto alle riviste. Il bello è che dal momento in cui una fanza cominciava a raccogliere il materiale a quando usciva, passavano circa sei mesi e non è detto che quello che raccoglieva fosse stato prodotto necessariamente da poco. Dal momento in cui usciva a quello in cui se ne aveva notizie e la si reperiva passava ancora qualche mese, di conseguenza quelle che per me, e molti altri, erano considerate novità, in realtà erano opere vecchie quasi di un anno e quindi si faceva una rincorsa a diventare bravi come quegli artisti, su cose che questi avevano già abbondantemente superato.

L’avvento di internet è stato come una enorme centrifuga, tutti i tempi si sono ridotti, e oramai le persone postano su facebook foto scattate con il loro i-phone, mentre ancora stanno dipingendo, prima che l’opera sia conclusa. Si può sapere tutto di tutti, in tutto il mondo, con un solo click, ma quando si va alle jam, è ormai difficile anche un solo “ciao”.

Il mio book comunque è li, testimone di un Style1 che fu, basamento di un Style1 che sarà.

Le pagine che vedete sono scansionate dal mio book, anno 1998.<

stailuan

Andrea "Style1" Antoni è un grafico freelance ed un graffiti writer, ambassador di GoPro e Roberto Ricci Designs. Scrive post a tempo perso e perde tempo scrivendo post, ma vive di grafica. Nel febbraio del 2015 è uscito il suo primo libro "Trova la tua identità su Instagram e condividi foto uniche", pubblicato da Dario Flaccovio Editore. Nel 2017 è diventato per tutti "il grafico che gira il mondo fotografando le mazzette pantone" grazie all'improvvisa viralizzazione del suo progetto Instagram #STAILtone. More info

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Commenti dal faccialibro


3 Responses

  1. Il Creativo Mondo di LadySka ha detto:
  2. Anonymous ha detto:
  3. Airali's Couture ha detto:

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