Vivere con l’internet

pensieriecaffelatte

Anno nuovo, immagine della testata e motto nuovi: abbandono lo storico “inutilità in rete” per passare a “vivere con l’internet, non per l’internet“. Che, lo ammetto, è molto meno impattante, però un poco più profondo.

Questo quindi il primo post dell’anno: non vi scriverò i miei propositi per il 2016, un poco perché non mi sono posto la questione, un poco perché alla fin fine ne avete già parlato tutti e quindi tra il post di uno e dell’altro sicuramente ci sarà anche qualche cosa che potrei fare pure io.
Si, sono oppresso dalla svogliatezza cosmica.

Ma anche da questa ennesima corsa al post di tendenza degli ultimi giorni (dal 25 al 31 dicembre era necessario dire quanto fosse stato figo il nostro anno, mentre dal 1 al 6 gennaio bisogna tediare il mondo con i propositi per il 2016) nasce la riflessione che porta a vivere con l’internet e non per l’internet.
Che non è poi banale perché ci stiamo un poco smarrendo, tutti quanti.

troll

Ma parli sempre di te?“, disse l’oramai famoso troll.
Sì, stavolta tiro fortemente in causa me stesso, anche se ammetto che parlare in generale senza dati in mano resta sempre un’attività fantastica.

Perché internet è uno strumento straordinario che permette di informarci e di comunicare con gli altri, ma bisogna vedere quale uso se ne faccia e oramai è abbastanza sdoganato il fatto che lo si usi piuttosto male.
Io lo uso malissimo, sia chiaro.

Siamo diventati delle periferiche dei nostri smartphone e computer, non è più il contrario.
Li portiamo a spasso e facciamo loro vivere esperienze in prima persona: le vivono loro, le macchine, non noi.
Abbiamo le sinapsi devastate dal bisogno di like, follower e apprezzamenti di qualsiasi tipo, e non ci importa che questi siano reali o meno, l’importante è che ci siano. Per sentirci realizzati abbiamo bisogno che i nostri telefoni smarmellino notifiche a nastro manco fossero slot machines e reagiamo in modo così compulsivo che i cani di Pavlov si scansano e tornano a cuccia perché i nostri volti famelici li spaventano.

Abbiamo occupato condomini di server per urlare agli altri che il nostro anno è stato fantastico, ma agli altri non frega assolutamente una fava perché a loro volta stanno scrivendo lo stesso. Stiamo intasando container di server per stilare propositi per l’anno che sta nascendo, che sono gli stessi di quello passato e i medesimi del prossimo, che sono già stati scritti da altre migliaia di persone e che nessuno leggerà. Al massimo verranno condivisi per simpatia da quelli che avete taggato nel post.
Taggare le persone in questo modo è come fare la parte del bambino che ti si piazza davanti e inizia “Hey! Hey! Hey! Guardami! Hey! Guardami! Guardami! Hey!” finché l’adulto di turno o gli tirerà un calcio (soluzione drastica ma utile) oppure gli dirà “bravo” (equivalente di un like, il repost sarebbe invece l’adulto che per sbolognare la rogna dice a un altro adulto “guarda com’è bravo“).
Perché poi, siamo sinceri: dei propositi del nuovo anno non frega una banana neanche a noi che li scriviamo. Lo si fa perché lo fanno gli altri e, presi dalla smania dell’essere sempre sul pezzo, del condividere qualcosa perché “ou, ho una tastiera sotto alle dita, non posso mica non pigiare i tasti“, è necessario farlo.
E si scrivono banalità.
E non può essere diversamente.

reef

Perché la differenza tra comunicare qualcosa e parlare a vanvera tanto per passare il tempo è un abisso, ma spesso il confine è labile come il reef che separa le chiare dolci e basse acque interne dall’oscura e profonda fossa oceanica. Uguale è il confine che spesso separa l’utile dalla totale ignoranza, dal rumore di fondo che sta distruggendo l’informazione. Scrivere perché molti guru ci hanno suggerito che “bisogna pubblicare con frequenza” è follia, soprattutto se non si ha effettivamente nulla da dire e quindi sarebbe meglio tacere: nessuno ce lo ha prescritto e comunque anche quando il dottore ci dà una ricetta alla fin fine erroneamente viene spesso gestita a “sentimento”. Quindi non vedo perché non farlo anche qui.

Alcune persone dai blog, da Twitter, Instagram etc hanno ricavato effettivamente un lavoro (ed è un discorso), ma la maggior parte ne ha ottenuto fuffa e disagio. Perché se la sera di capodanno condividi infografiche relative al marketing on-line è chiaro che il disagio impera.

Ma il grave è che spingersi a pubblicare qualcosa solo per il bisogno di essere presenti fa sì che spesso manchi il contenuto, che manchi il messaggio e quindi venga condiviso con gli altri il nulla, la famosa fuffa, la fuffa della fuffa. Magari ben impacchettata, travestita sotto le spoglie di un post ben scritto o da una foto con inquadratura perfetta, ma non è altro che una scatola con una splendida carta da regalo e un fiocco enorme, che contiene il vuoto pneumatico.

dipendenza-internet

Ecco quindi che si vive per internet e per i social network, diventando schiavi del nulla, tra l’altro per nostra volontà.
Durante il 2015 sono riuscito ad andare a fare determinate attività, sono anche uscito in mare con il mio amato sup, esclusivamente per “avere contenuti da pubblicare su Instagram”. Non perché volessi farlo realmente, non perché ne avessi voglia, non perché volessi scattare fotografie ma perché avevo bisogno di creare contenuti da condividere, che mi avrebbero portato like e quindi appagamento.
Questa è la morte intellettuale, almeno la mia.
Credo bisogni cercare di fare sempre quello che si ama, poi in caso condividerlo sui social. Ma farlo esclusivamente per condividerlo è il game over assoluto: è successo a me e so che sta succedendo a molti. E se dite che non è vero, sappiate che il vostro naso mi ha appena accecato un occhio.

Bisogna un attimo svegliarsi da questo torpore, disintossicarsi da questa droga 2.0 e tornare a vivere, utilizzando anche il web ma non esclusivamente per alimentarlo.
Cazzo, alla fin fine questo è il mio proposito del 2016.
E niente, ci sono ancora dentro fino al collo, pian pianino migliorerò, abbiate pazienza.

Buon anno a tanti, ma non a tutti 🙂

 

stailuan

Andrea "Style1" Antoni è un grafico freelance ed un graffiti writer, ambassador di GoPro e Roberto Ricci Designs. Scrive post a tempo perso e perde tempo scrivendo post, ma vive di grafica. Nel febbraio del 2015 è uscito il suo primo libro "Trova la tua identità su Instagram e condividi foto uniche", pubblicato da Dario Flaccovio Editore. Nel 2017 è diventato per tutti "il grafico che gira il mondo fotografando le mazzette pantone" grazie all'improvvisa viralizzazione del suo progetto Instagram #STAILtone. More info

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Commenti dal faccialibro


3 Responses

  1. Daniela ha detto:

    Cinico, ma necessario. Grazie per l’esame di coscienza che mi hai fatto fare 😉

  1. 15 febbraio 2016

    […] ho stilato un programma delle cose che farò nel 2016, e non ho scritto post in merito, ma è chiaro che mi ero fatto alcune idee su questo nuovo inverno #onthesup quali: dimagrire […]

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